Ultimamente basta inciampare in un computer loggato in Second Life per finire sui giornali. Il concetto è chiaro a tutte le società che stanno investendo migliaia di dollari per costruirsi una seconda vita. Se aggiungete il luogo comune dei costi bassi (non è più vero da un pezzo) a fronte di un ritorno di immagine e di comunicazione alle stelle, la corsa all’oro dei mondi virtuali si manifesta in tutto il suo febbricitante splendore.
Il numero di utenti di Second Life cresce con punte di un milione al mese, le dimensioni del mondo aumentano del 23% ogni mese e 4 regioni vengono aggiunte ogni giorno; ma la richiesta di nuove isole è talmente alta che il prezzo per metro quadro rispetto a novembre scorso è più che raddoppiato. Per questo la Linden ha deciso di investire in nuovi simulatori e ha recentemente fatto emergere un nuovo continente a est dell’attuale mainland.
Ma il mondo virtuale della Linden non è il solo a crescere a ritmi vertiginosi. Nell’ultimo anno sono cresciute in modo esponenziale anche le società specializzate nella creazione di contenuti virtuali. Le quattro più famose, Electric Sheep Co. di Washington, Millions of Us di Sausalito (California), Rivers Run Red di Londra e Aimee Weber Studios di New York hanno tutte più che raddoppiato il loro organico e stanno velocemente stabilendo gli standard del business inworld. Un segnale molto chiaro delle grandi potenzialità che in questo momento hanno le società che si specializzano in design 3D e programmazione di oggetti virtuali interattivi.
Un segnale che Aimee Weber, nella vita reale newyorkese 27 enne, coglie al volo quando nell’Aprile 2006 molla il suo lavoro di consulente per una società di servizi IT e decide di dedicarsi full time alla sua professione in Second Life fondando gli Aimee Weber Studios. A un anno di distanza ha cinque dipendenti e decine di clienti americani ed europei (recentemente molte società italiane), tra cui NBC, IBM, American Apparel e le Nazioni Unite, con contratti che vanno dai 5000 $ e i 15 0.000$ (US, non Linden).
Aimee è una ballerina punk-goth-rave con ali blu da farfalla e anfibi alti fino al ginocchio. Vive e lavora in un luogo sospeso a 600 metri di altezza sopra le nuvole di Midnight City, irraggiungibile e invisibile a meno di non essere teletrasportati da lei o a meno di non possedere uno script di volo speciale. Se a Midnight City c’è il sole, da lei piove sempre. Aimee adora la pioggia, ma non perchè sia triste, preferisce dare un tocco di realtà al metaverso. E siccome ci troviamo in un mondo fabbricato, che pioggia sia: scripted particle rain programmabile e orientabile su qualsiasi porzione di terra, chiamatela pure micrometereologia virtuale.
Ms Weber è una delle migliori designer di architettura virtuale e moda per avatar e una delle professioniste più esperte nel marketing virtuale. Ma non sarebbe corretto descriverla solo come builder, stilista o content creator di successo. Aimee Weber è una vera e propria diva del metaverso che ha reinventato il concetto di brand nei mondi virtuali e ha trasformato sè stessa in un brand vivente. Quando nel Gennaio 2004 in una chat goth di New York le parlano per la prima volta di Second Life, si trova bloccata a casa con un ginocchio fuori uso. Non ha mai giocato prima a un videogioco e accoppare mostri e completare quest non rientra tra le sue attività preferite. Preferisce guardare Nip/Tuck, ascoltare i Nine Inch Nails, leggere libri di fisica e bere vino. Le descrivono SL come una chat 3D ma grazie al suo background in computer science realizza subito che c’è molto di più. Comincia a sperimentare creando vestiti per avatar e nel giro di un mese lancia PREEN, uno dei primi e più famosi marchi fashion del nuovo mondo. Da allora ha ricostruito New York sull’isola di Midnight City, ha creato alcune delle più affascinanti esperienze educative immersive, ed è stata tra i primi designer a traghettare brand reali nel mondo virtuale.
Nell’Agosto 2006 costruisce il negozio di American Apparel, il primo negozio di un brand reale in un mondo virtuale: all’interno è possibile comprare abiti per avatar ma anche provare sull’avatar vestiti che si possono effettivamente acquistare nel negozio reale. L’intreccio tra dimensione virtuale e reale apre letteralmente un nuovo universo al marketing. Rivoluzionario è anche l’edificio del negozio che di giorno riflette la luce del sole e di notte si illumina con fari esterni e si lascia attraversare dall’illuminazione interna. La notizia rimbalza da una testata all’altra e lo store di American Apparel segna in un certo senso l’inizio dell’assalto dei brand ai mondi virtuali. Secondo Aimee l’effetto dell’ingresso dei brand “sarà un’espansione incredibile del mondo; da un lato farà sentire più piccoli quelli che hanno già una certa posizione all’interno di SL ma allo stesso tempo sarà positivo per tutti i content creator piccoli e indipendenti che avranno sempre più opportunità di lavoro ben remunerate”. Per la designer newyorkese l’apertura dello store AA ha significato un boom di richieste e il salto definitivo dall’hobby al business.
Oggi Aimee lavora circa 15 ore al giorno all’interno di Second Life: “è normale, come ogni altro business nella fase di start-up”. Non posso certo darle torto, stare 15 ore davanti a un browser 2D o a un editor di testo non è poi molto diverso, è solo più tradizionale.
Links Aimee Weber Studios http://www.aimeeweber.com
Articolo di Francesco D’Orazio pubblicato sul numero 6 di 7th Floor.





25. settembre 2007 at 12:15
Aimee Weber sara’ il primo avatar a diventare marchio registrato legamlmente riconosciuto dagli Stati Uniti
http://nwn.blogs.com/nwn/2007/09/aimee-weber-leg.html