di Cristiana Rumori
In queste giornate di calura estiva molti di noi hanno un solo pensiero, assentarsi dagli impegni lavorativi per godersi un po’ di sano ozio, quel piacevole momento in cui le scalette di lavoro servono come base di appoggio di una bibita ghiacciata e nessun ansia c’invade se le gocce refrigeranti rendono illeggibili i nostri scritti. Ozio allo stato puro, momenti dove ogni cosa sembra possibile e dove una sola parola viene alla mente: VIAGGIO.
Vorrei partire dal viaggio di Matt, ovvero di quel ragazzo del Connecticut che nel lontano 2003 decide di lasciare il suo lavoro in Australia per concedersi qualche mese in giro per il mondo. Matt apre un blog per tenere informati amici e parenti sui suoi spostamenti, corredandolo di video dove si diverte a danzare in varie località. Ed ecco che dopo qualche mese si realizza uno di quei sogni americani che a noi italiani capita di desiderare, il blog attira l’attenzione dei bloggers, fa il giro degli Stati Uniti e Matt viene convocato da un’azienda produttrice di chewing gum che decide di utilizzarlo come testimonial e pagargli un ulteriore viaggio di 6 mesi per realizzare nuovi video danzerecci. Inevitabile l’attenzione dei mass media che lanciano definitivamente Matt nel mondo dei viaggi sponsorizzati.
Ci sono vari modi di intendere il viaggio, anche se il lavoro spesso ci costringe a programmare le nostre vacanza con largo anticipo, rispettando quelli che sono i tempi a disposizione, e ci sono momenti in cui si sente il bisogno di non schedulare assolutamente nulla, di vivere alla giornata e di limitarsi a seguire il vento dell’emozione e della curiosità. Il viaggiatore è colui che desidera entrare nelle viscere della cultura dei luoghi che visita; osserva, si perde, segue percorsi emotivi, si ferma il tempo che occorre in un determinato luogo e passa velocemente paesaggi che non lo conquistano. Parla con la gente del posto, pronuncia nuovi linguaggi e rispetta le altre culture.
Sono anni ormai che è attivo un portale molto famoso tra i giovani ma che comincia ad avere seguito anche tra i più adulti, www.couchsurfing.com, dove gli utenti mettono a disposizione il proprio divano gratuitamente a tutti i viaggiatori. Casey Fenton, studente venticinquenne residente in Alaska, circa 7 anni compra un biglietto per l’Islanda e, avendo pochi soldi a disposizione, decide di mandare circa 1500 e-mail destinate ad altrettanti studenti di Reykjavik, chiedendo loro ospitalità. Rispondono in molti, il viaggio va benissimo e al ritorno Fenton apre una pagina web. Da allora più di 60.000 persone hanno girato il mondo grazie al suo sito che chiede dati, foto, ed eventuale disponibilità del proprio divano per ospitare gli iscritti. E’ un modo interessante di viaggiare, si entra nelle vite di perfetti sconosciuti e si condivide un’esperienza, avendo la possibilità di visitare nuovi luoghi accompagnati da chi li vive.
Mesi fa ho conosciuto una donna australiana che fa couchsurfing da circa sei mesi, ha visitato molte città italiane ed europee ed è entrata in contatto con una varietà incredibile di persone, a suo dire tutto materiale umano ed esperienze che valgono più di molti libri letti, anche se i libri continua a leggerli lo stesso.
Ma si può viaggiare anche stando fermi, dando la disponibilità del proprio divano ed ascoltando le storie di chi ospitiamo. E non è solo un trucco per risparmiare o fare risparmiare denaro, piuttosto un’occasione per riscoprire un sano senso di ospitalità e di condivisione, recuperando un bel modo di vivere la proprietà.
Un divano per alcuni è troppo poco, molti hanno bisogno di mantenere la propria privacy, di socializzare solo parte della giornata, di godersi un po’ di isolamento e distanza dalla propria famiglia, dai propri amici, dai colleghi, dalla vita che si conosce insomma. Allora un’alternativa interessante potrebbe essere quello dello scambio di case, nei siti www.homeexchange.com e www.homeforexchange.com si può. L’iscrizione costa dai $ 50 ai $100 all’anno, migliaia di mete a disposizione, case di ogni tipo, campagna, città, mare, ogni esigenza sembra soddisfatta. Si possono consultare foto, avere informazioni dettagliate sulla casa e sulle strutture vicine, generalmente le persone coinvolte si scambiano mail per verificare esigenze ed affinità. Persone che non si incontreranno mai, ma che decidono di condividere uno spazio intimo come la propria casa. Un modo diverso per entrare nella vita di altri, percependone gusti, interessi, manie, differenze ed affinità.
E poi c’è chi desidera rendersi utile in zone disagiate del mondo. Il volontariato è un altro modo di viaggiare, di certo il meno rilassante, spesso faticoso, ma anch’esso carico di emozioni e di tanta umanità. Nel sito http://www.giramondo.org/sezioni/sez368.aspx è possibile scegliere tra varie tipologie, dai campi di lavoro sociali ed umanitari a quelli ambientali e, per chi fosse appassionato di storia, ci sono i campi archeologici.
La cooperativa Viaggi Solidali, invece, offre proposte di vacanze in cui si viaggia su itinerari sperimentati, accompagnati da mediatori culturali, spesso locali; essa si rivolge a quelle persone che hanno voglia di ammirare paesaggi e monumenti, ma anche di scoprire il mondo nei suoi aspetti più autentici, fuori dalle dinamiche del turismo classico e dove l’incontro e lo scambio interculturale sono al centro di tale esperienza.
Del turismo sostenibile si occupa anche Actanet, Associazione Cultura Turismo Ambiente senza fini di lucro, costituita da professionisti che promuovono un turismo compatibile con l’ambiente, la cultura e l’economia locale.
Altri modi di osservare il mondo e di interagire con esso, alla ricerca di una maggiore consapevolezza e di un’occasione per entrare in punta di piedi nei luoghi che s’intende visitare.



sab, giu 30, 2007
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