Per mettere in scena prodotti e consumi bisogna prima sentirli

mer, lug 18, 2007

Media

lascaux.jpgLe grotte di Lascaux, la nascita dell’arte e le origini dell’espressione: l’evento aurorale di una civiltà che nasce grazie alla acquisita capacità di comunicare ciò che vede, far diventare linguaggio ciò che sente.
Editoriale di Alberto Abruzzese (7th floor n. 8)

A dirla tutta non vado in estasi quando vedo l’impresa civettare con le arti: mi sembra che l’estetizzazione della vita quotidiana spalmata su tutto come fosse un abbronzante faccia torto alle sue origini, che sono da far risalire, come strategia consapevole, almeno alla seconda metà dell’ottocento. Tanto più mi insospettisco quando l’imprenditore che fa da Principe e il consulente che fa da Cortigiano suggeriscono gli slogan sulla bellezza e creatività. Mi suonano come opportunismi troppo facili, dall’una e dell’altra parte. Bellezza e creatività sembrano evocate per mascherare e addolcire la sopravvivenza di vecchi macchinari. E se dunque, per innovare, ci ritroviamo calati nel passato e ad esso costringiamo i poderosi mezzi tecnologici di cui ora disponiamo, tanto vale fare un salto indietro più netto: tornare alle origini.

Il 12 settembre del 1940, quattro ragazzi di Montignac si avventurarono in un cunicolo creato dallo sradicamento di un grande albero e ebbero così modo di scoprire le origini dell’intelligenza umana ai tempi del Paleolitico superiore: la caverna di Lascaux, ricca di raffigurazioni parietali di uomini in guerra, di uomini a caccia di animali. Nel 1955, Georges Bataille – sì, proprio quello che, sulla scorta di Nietzsche, di Mauss e dei surrealisti, era andato ragionando sulla dissipazione, sul consumo eccessivo, estremo, in quanto risorsa umana, sull’eros come modo distruttivo di produrre – pubblicò presso Skiraun un saggio, ora appena uscito in Italia presso l’editore Mimesis, interamente dedicato a quelle straordinarie immagini primordiali: Lascaux ovvero la nascita dell’arte.

“Il medium è il messaggio”, dirà McLuhan, e il primo medium è stato l’essere umano arrivato ad avere la facoltà riflessiva del linguaggio. Un semiologo d’eccezione, Paolo Fabbri, guardando alla sempre più difficile distinzione tra comunicazione e arti (quando, come più spesso accade, e si pensi a Mario Perniola per il quale l’arte è l’antidoto della comunicazione), sostiene che c’è arte laddove si comunica la presa a carico della comunicazione, quando le relazioni umane riflettono su se stesse e in questa riflessione si mostrano, sanno mostrarsi. Georges Bataille, identificando la “nascita dell’arte” ad opera della natura umana proprio nelle immagini di Lascaux, in quel luogo sommerso e in quel tempo lontanissimo (che si fa risalire ad un’epoca compresa fra il 15.000 ed il 13.000 avanti Cristo), sosteneva appunto la tesi che lì fosse l’evento aurorale di una civiltà che nasce grazie alla acquisita capacità di comunicare ciò che vede, far diventare linguaggio ciò che sente.

Il ragionamento esposto da Bataille è particolarmente suggestivo e in qualche modo ci offre le coordinate originarie – mezzi tecnici e invenzione immaginativa – dei processi comunicativi umani. Infatti, colloca la nascita delle capacità espressive di una comunità in una fase di maturazione culturale successiva alla dimensione, a lungo sperimentata, del lavoro umano, all’intelligenza post-animale con cui si erano potuti produrre gli utensili necessari a sopravvivere e ad abitare il mondo. Dal pensiero degli utensili, Bataille faceva infine scaturire il linguaggio dell’arte che, della dimensione in tutto distintiva del lavoro, è insieme la conseguenza e la coscienza critica, l’opposizione. La capacità di vedere le cose e percepire la vita attraverso un piano simbolico invece che strumentale. Questa immersione dentro le origini dell’espressione, in un mondo pre-istorico di cui non è stata conservata alcuna traccia se non le immagini di una mano sconosciuta, per quanto sia una riflessione in tutto teorica e forse non priva anche di qualche implicazione ideologica, può oggi tornarci molto utile.

Propongo un seminario da tenere su suolo o sin lupoghi virtuali dal titolo: mezzi, progetti, comunicazione. A partire da Lascaux e da Bataille: il lavoro – il pensiero del lavoro incarnato nella tecnica – ci comunica attraverso la sua critica e non il suo miglioramento buonista o estetico. Per mettere in scena prodotti e consumi, prima bisogna sentirli e solo a questo patto di responsabilità farli apparire.

Alberto.Abruzzese(at)fastwebnet.it

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Andrea Genovese, consulente e formatore nel campo del web marketing e della comunicazione digitale, life & corporate coach, fondatore di 7thFloor.

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