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ven, ago 3, 2007

Media

Wikipedia, l’enciclopedia on line più cliccata al mondo ha blindato alcune delle voci più controverse


di Stefania Capaccioni

wikipedia-1.jpgUn ingegnoso giovane, uno dei più importanti fenomeni sociali del web. Jimmy Donal “Jimbo” Wales, oggi quarantenne, coadiuvato dal suo fidato collaboratore Larry Sanger, è riuscito a trasformare un’idea semplice e un po’ bizzarra, in un progetto dai grandi numeri, confermando la logica secondo cui le idee che hanno enormi conseguenze sono spesso idee semplici!Il lungimirante Jimbo, con l’obiettivo di offrire ad ogni individuo accesso libero a tutta la conoscenza umana, gratuitamente e nella propria lingua, intraprese il suo promettente quanto allora inverosimile percorso. Serviva però uno strumento. Il modello dei wiki – software collaborativi e siti web dove è possibile modificare contenuti – diffuso qualche anno prima, ben si prestava allo scopo. Chi non conosce Jimmy Wales, avrà comunque capito ormai di cosa stiamo parlando.

Si tratta di Wikipedia, la più grande, libera, gratuita e discussa enciclopedia on line, fatta dalla collettività, per la collettività. Il nome è nato come neologismo dalla fusione del vocabolo hawaiano Wiki che significa “veloce” e il termine “pedia” suffisso di enciclopedia che in greco significa “insegnamento”. Attraverso tale strumento, i navigatori avrebbero potuto offrire il proprio apporto intellettuale su qualunque argomento, mettendolo a disposizione di altri navigatori. Come in un grande puzzle, il grande mondo della conoscenza ha così cominciato a prendere forma sotto la mano di sconosciuti internauti che, con pazienza e devozione, tentativi ed errori, incastrano quotidianamente e “sapientemente” tante piccole sagome in un armonico insieme. In Wikipedia tutti possono spiegare il significato di una nuova voce o modificare quelle già esistenti, secondo un modello – neo e virtù allo stesso tempo – di progressivo arricchimento e accuratezza.

Basta andare sul sito http://it.wikipedia. org per lasciarsi affascinare dalla semplicità con cui si può conoscere, contribuire, navigare tra link di informazioni o curiosità proprie di una tradizionale enciclopedia, ma anche di almanacchi, dizionari geografici e di attualità, nonché creare ex novo le più disparate voci enciclopediche. Questa libertà ha portato milioni di persone in tutto il mondo a consolidare un forte senso di appartenenza alla comunità wikipediana, in costante aumento ovunque. Oggi Wikipedia è diventata un colosso della rete che contribuisce considerevolmente alla circolazione del sapere; viene citata da più parti come fonte e ha una assidua presenza ai primi posti dei principali motori di ricerca. Se poi si considera che solo i primissimi risultati ottenuti dalle ricerche con tali motori vengono solitamente consultati, si evince quale sia l’importanza ricoperta da Wikipedia nell’attuale circolazione del sapere.

Da grandi poteri derivano grandi responsabilità. Come spesso accade di fronte ai grandi fenomeni, però, critiche e polemiche non sono mancate. Un coro di voci più o meno autorevoli si è alzato più volte gridando “all’untore!” e giudicando le ambizioni di Wikipedia rischiose ed azzardate. Da più parti si sono sollevate voci tipo “come si può pretendere di costruire il sapere scientifico con il contributo di chiunque?” Inaffidabile, assolutamente non autorevole, fuorviata da pregiudizi personali e soggetta a vandalismi di sorta: questi i colpi di accetta costantemente inflitti dai critici più aspri. La stessa Wikipedia riconosce la non autorevolezza dei contenuti nell’immediato, ma presenta questa lacuna come limite superabile grazie a un modello di Darwinismo Sociale: la possibilità di revisionare e correggere articoli, sarebbe in grado di far sopravvivere gradualmente solo le voci corrette.

Il “punto di vista neutrale” inoltre, condizione ritenuta non negoziabile che gli enciclopedisti wikipediani devono rispettare per inserire i loro contenuti, aiuterebbe il raggiungimento dello scopo senza passare per infinite guerre a colpi di correzioni. Ma la delicatezza di questioni politiche, ideologiche e culturali mista a quella legge universale che vede “la procreazione infinita di alcune inconfondibili specie di esseri umani”, ha reso questo non sufficiente ed ha costretto Jimbo a correre ai ripari. Dopo alcuni atti vandalici compiuti su biografie di personalità più o meno in vista, Wikipedia ha deciso di blindare alcune voci, rendendone talune – come Cuba, Kosovo, diritti umani nella repubblica Cinese, Islam, Antisemitismo, elezioni 2004 nell’Ohio – totalmente non editabili ed altre – come Gay, Dio, Ku Klux Klan, 11/09, sesso – solo parzialmente modificabili.

Forse il modello di perfetta democrazia del sapere si è un po’ incrinato.

D’altronde qualcuno si chiede quale criterio guidi questo inasprimento; la scelta di alcune voci e non di altre già di per sé rappresenta un giudizio di valore, quindi una scelta soggettiva alla quale la comunità deve sottostare, quindi una forma di “governo delle informazioni” indubbiamente diversa dalla democrazia. Riduzione della democrazia digitale o necessaria protezione dall’anarchia? Certo, qualunque sia l’indirizzo preso dall’enciclopedia collaborativa resta ferma la sua lodevole filosofia: condividere quanto più sapere possibile con l’intera umanità.

L’acido desossiribonucleico dell’enciclopedia più cliccata. Wikipedia, per quanto imponente come fenomeno web, non esaurisce le tipologie di siti collaborativi in cui la condivisione di contenuti costituisce l’ossatura principale. Tale strumento rappresenta un bell’esempio di un’importante evoluzione dell’utilizzo della Rete da parte di internauti e tecnocrati, che vede da qualche anno il passaggio dalla semplice fruizione passiva alla partecipazione. Condivisione e collaborazione sono alla base di quella che ormai da qualche tempo viene definita “la nuova era di internet” altrimenti detta Web 2.0. Non si tratta di un’evoluzione nella tecnologia, ma di una trasformazione sempre più radicale dell’approccio alla Rete. L’esplosione di contenuti creati da utenti, poi riutilizzati e modificati si basa sul concetto di collaborazione, di interazione sociale, di condivisione dei dati.

La distinzione tra Web 1.0 e 2.0 è un po’ quella che separa la nostra Wikipedia dall’Enciclopedia Britannica. Unilaterale quest’ultima e multidirezionale la prima. Nel Web 2.0, di cui Jimbo già alla fine del secolo scorso aveva colto l’essenza e presagito le innumerevoli potenzialità, i contenuti e le informazioni passano per l’interazione, si arricchiscono di apporti multiformi e seguono percorsi reticolari: dalla creazione alla pubblicazione su un sito, alla rielaborazione su un blog, alla divulgazione su un’enciclopedia collaborativa, all’identificazione di un social network, per un solo grande scopo: la conoscenza condivisa. Come si suol dire “Sapere, Fare, Saper Fare, Far Sapere”!

stefania.capaccioni at 00map.com

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