Very Free Lance

Wed, Aug 15, 2007

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Abitare e lavorare in Paesi diversi

di Giulia Baldi*

very-free-lance-1.jpg4 lavori, 3 cellulari, case, portatile e, per fortuna, amore: la mia vita si potrebbe sintetizzare così. Faccio parte, infatti, di quella ‘classe creativa‘ (dettagliatamente descritta da Richard Florida) che è per natura profondamente dinamica, per volontà professionalmente indipendente, e, nel caso particolare dell’Italia, per politica (una politica subìta) costantemente ai limiti dell’instabile. Ma che con questa instabilità ha imparato a convivere.

Arti, culture e società contemporanee sono i miei campi; producer/promoter di artisti ed eventi, researcher/reporter di storie e tendenze sono i miei ruoli. Ovviamente, sono free lance, e grazie a Internet non ho necessità di una sede di lavoro diversa dalla scrivania che di volta in volta scelgo (sempre con vista sul verde, unico lusso a cui non rinuncio). Da anni, infatti, collaboro con realtà italiane, europee e americane per le quali, paradossalmente, rappresento un punto di riferimento proprio in quanto dinamica e indipendente, sia mentalmente che fisicamente. E questo mi salva dall’instabilità, se non da quella economica, almeno da quella psicologica. Eppure vivo più a Londra che a Roma, sono comunque a Barcellona più volte l’anno per intere settimane, quando non mesi, e poi non mancano mai Parigi e Berlino. Tanto che ormai ho un numero di cellulare inglese, uno italiano e uno spagnolo, e se non ce l’ho ancora francese e tedesco è forse solo per non esagerare. Dunque, la mia casa è tante case. Però sono più felice di quando ne avevo una sola. Perché mi sembra che una vita tra diversi Paesi, almeno in Europa, sia molto più interessante, e sia ormai possibile sia da un punto di vista professionale che affettivo. E questa è la vita che ho scelto.
Forse ho semplicemente fatto in modo di far coincidere i tempi storici (gioie della flessibilità o dolori della precarietà, dipende dai punti di vista) con quelli personali ( 0 anni di lavoro a Roma e in Italia sono stati anche troppi, tanto più perché sono stati i fantastici anni del rampantismo a tutti i costi sia a destra che a sinistra: insopportabili). Comunque sia, prima di essere travolta dalla follia di un Paese al limite, mi sono organizzata per poter vivere una vita migliore. Delocalizzando. Il lavoro, infatti, è sul campo e richiede presenza temporanea e spostamenti, ma non fissità; e la comunicazione avviene via Internet… E ora che si sono aggiunti servizi come Skype, per cui si parla a costo zero tra pc anche da un continente all’altro, e Fon, con cui si è anche connessi a costo zero ovunque si trovino altri appartenenti al network. E’ dunque possibile lavorare a distanze infinite. La delocalizzazione, inoltre, permette di cercare e di scegliere i committenti, i clienti e le collaborazioni su un piano globale. E così la qualità del lavoro, nonché della vita, migliorano.

Ecco una storia esemplare: la società di ricerca americana con cui collaboro (www.labelnetworks.com) mi ha contattata la prima volta (su suggerimento della responsabile della comunicazione di un festival spagnolo, a cui ho partecipato come promoter italiana di un artista tedesco pubblicato da un etichetta inglese… tanto per rimanere in tema di ‘globalizzazione’) qualche anno fa, e lo ha fatto via e-mail dall’ufficio di Los Angeles; e via e-mail mi ha incaricato del primo progetto e ne ha ricevuti i risultati. Il primo incontro fisico è avvenuto (nella mia casa di Roma) un anno e mezzo dopo quella prima ricerca e successivamente ad altre , tutte portate a termine con relativo successo. Del resto, se sono chiari i progetti e i compiti a me assegnati (istruzioni e contratto arrivano via posta elettronica); se è aperto, sintetico e continuo il dialogo con i responsabili e i colleghi, reperibili e disponibili in ogni occasione (ordinariamente via e-mail, e occasionalmente via telefono); se sono gratificanti le reazioni ai risultati ottenuti (inviati periodicamente via e-mail e, solo a conclusione, via corriere); se il lavoro viene immediatamente pubblicato sul sito, con tanto di credits; e se i pagamenti sono sempre precisi e puntuali (effettuati attraverso bonifico internazionale), non può che andare tutto bene. Da quel momento sono passati altri 3 anni, e molte più ricerche, e la collaborazione ha continuato a funzionare. E ora che, oltre a scriverci, quando dobbiamo pianificare il lavoro facciamo riunioni on line in viva voce e quando abbiamo tempi stretti chattiamo, va perfino meglio. Tanto che sono potuta diventare la loro European Research Manager e News Editor pur avendoli rivisti solo un’altra volta (per l’occasione abbiamo scelto Parigi, e con l’occasione abbiamo anche svolto una ricerca).

Tutto, in sintesi, è molto diverso da quando lavoravo con le realtà più o meno istituzionali della mia incredibile città, dove venivo ricevuta da raccomandati con i piedi sulla scrivania, dove non c’era mai un interlocutore preparato e un programma chiaro, dove il lavoro svolto non veniva riconosciuto pubblicamente, e dove venivo pagata (con assegno quando non in contanti) con ritardi anche di mesi sui contratti firmati con grande formalità e altrettanta ipocrisia.very-free-lance2-1.jpg

Tutto ciò mi ha insegnato che, in fondo, non è la distanza un buon motivo per non tentare una collaborazione, come non può essere la vicinanza quello per deciderla. Così ad un certo punto ho deciso di partire per la città che mi piace di più in Europa: Londra. Per fortuna anche l’amore, che è il punto fermo nella mia vita, a sua volta vive volentieri con portatile, tra case, con 3 cellulari, dedicandosi a lavori.
Così, alla fine spostarsi è stato un attimo.

Da un punto di vista organizzativo, è meno complicato di quanto si immagini. Le case, a Roma e a Londra, sono entrambe in affitto ed entrambe condivise con l’amore, appunto, e un’altra coppia di amici. E se la convivenza multipla ha i suoi limiti, ha anche i suoi vantaggi. Le spese bancarie, poi, si possono ridurre al minimo: carta di credito per tutte le piccole spese e trasferimenti di denaro con Moneybookers per quelle più grandi: con un click, ormai, si invia o riceve denaro pure ai due estremi del pianeta ai costi di un bonifico locale. Invece, inutile negarlo, amici e parenti sono un po’ frastornati. A parte il fatto che non sanno ancora bene che lavoro faccio, ora non sanno nemmeno più dove sono e quando torno. Ma per fortuna ci sono Internet, Skype, e anche Flickr. E perfino i Blog. Alla fine, quindi, con alcuni proprio ora che sono più lontana ci ‘frequentiamo’ più di prima.

Nel frattempo, la mia identità si è perfino arricchita: sento sempre più di far parte di una nuova grande tribù, come le definisce Maffesolì, quella dei nomadi del XXI secolo. Ci incontriamo negli aeroporti, ai festival, ai convegni, alle cene (dove spesso ad 8 persone corrispondono 8 nazionalità e a volte continenti), e siamo perfino felici… Se non per altro, almeno per avere superato i limiti imposti dalle sicurezze, dalle abitudini e dall’uniformità. Che sia un nomadismo di ritorno non c’è dubbio, ma che sia eccitante nemmeno. Per la stabilità ci stiamo organizzando.

*giuliabaldimail at gmail.com

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4 Responses to “Very Free Lance”

  1. cristiano Says:

    Complimenti per l’articolo, oltre a fornire informazioni utilissime (fon!!) da’ qualche indizio in più su come poter realizzarsi tramite un lavoro che dia maggiori soddisfazioni personali anche se a discapito di qualche sicurezza in più.

    Cristiano

  2. Marco Camisani Calzolari Says:

    Abbiamo una vita simile.
    ti capisco perfettamente!
    Ciao
    Marco

  3. Mauro Says:

    Formidabile!!!!
    ps ma sei la sorella di Giorgio?
    pps ero alle elementari insieme con tuo fratello… se sei tu …
    promettevi bene già da allora
    un saluto Mauro (cassia)

  4. Corrado Says:

    Ciao Giulia,come va?
    Non so perchè,ma,ciclicamnte,ricompari nella mia vita,nei miei studi,e nelle mie ricerche,Sonar,Roma e varie,Dissonanze,Maffesoli e C.E.A.Q.,ora new media arts…destino,fato ,tu attore,protagonista,io spettatore,critico e attento,decisamente parte di una dinamica-flusso,mai paghi,costantemente alla ricerca.
    Ti assumo a modello,per quanto riguarda i contenuti di questo articolo:
    voglio vivere anche io come te,se e quando mi sarà dato,la stanzialiatà non fà per me,liberare il Dioniso che è in noi, imperativo Maffesoliniano!
    Complimenti per i dispacci dal mondo delle arti elettroniche,su DigiMag!
    Ad Maiora
    Corrado


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