Che cosa vuol dire innovare oggi? Quali investimenti, tecnici ma non solo, servono per poter inventare e innovare? Ne parliamo con la direttrice marketing di IBM, Cristina Farioli
intervista di Stefano Marucci
Per un marketing manager la capacità di leggere il presente e interpretare il futuro, come i fenomeni sociali emergenti i nuovi pensieri in giro per il mondo e i cambiamenti in atto, sono fondamentali. Cosa sta succedendo Cristina in questo momento?
Il mercato attuale è sempre più complesso e turbolento. Le dinamiche dell’economia globale sono sempre più imprevedibili. Non assistiamo più alla crescita che abbiamo visto negli ultimi anni. Questo vuol dire che ogni azienda dovrà essere pronta in ogni momento a cogliere le diverse opportunità che si presenteranno, dovrà reagire velocemente quando cambieranno le richieste dei clienti, magari decidere di investire su nuovi fronti e disinvenstire su altri in funzione dello scenario che le si prospetta.
Cosa significa essere oggi un’impresa innovativa? Come è possibile misurare l’innovazione?
L’innovazione si basa sempre più sulla coo-perazione e diventa sempre più globale. Possiamo dire inoltre che non si limita a uno o due aspetti delle attività delle imprese, il cui obiettivo non deve essere semplicemente creare prodotti più innovativi, ma collaborare a costruire una società più innovativa. Sono ormai disponibili molti strumenti di innovazione: tecnologie, nuovi modi di progettare e condurre gli affari, di lavorare insieme, di essere globali indipendentemente dalle dimensioni dell’azienda e dal luogo in cui ci si trova. Tutti questi strumenti sono disponibili e possono essere integrati e utilizzati al meglio in modo innovativo.
L’innovazione ha a che fare più con la tecnologia o con l’uomo?
L’innovazione è fatta dall’uomo dalle sue idee e competenze, la tecnologia le deve rendere realizzabili e divulgabili.
Come si può creare un “ambiente innovativo” all’interno di un’azienda o di un’impresa, al di là delle capacità hardware?
Se l’innovazione la fa l’uomo è chiaro che prima di tutto bisogna creare un “sistema di alimentazione” dei cervelli! Oltre le barriere fisiche, i muri, edifici… Questo sistema è fatto di conoscenza che si sviluppa, si assiema, si diffonde e crea nuovo valore…
In un momento in cui la passione e l’istinto sono i pilastri che vengono promossi dai guru e da molte aziende, come si colloca invece un percorso di innovazione in chiave IT?
Nel mondo degli affari, nelle istituzioni e nelle università i leader sono sempre più d’accordo sul fatto che, in un mondo che cambia in continuazione e in cui cresce la competizione globale innovare è l’unico modo per costruire un vantaggio competitivo sostenibile. L’innovazione è innovazione, non c’è un’innovazione IT … che senso avrebbe BLUEGene il più potente supercomputer al mondo se non avessimo un volume di dati e calcoli da svolgere per un obiettivo finale: ad esempio la scomposizione del DNA e la scoperta delle nostre origini?
Che senso avrebbe la SOA (Service Oriented Architecture) se non avessimo nuovi modelli di business in grado di rendere più competitive le aziende? La tecnologia c’è tutta, ora dobbiamo lavorare sulle idee, sulle aziende, ed aiutarle a capire cosa che cosa hanno di speciale … in modo da far leva su questo valore unico e sviluppare il loro vantaggio competitivo sul mercato.
Al di là delle strategie, delle formazioni, e dei piani di sviluppo, puoi dirci 5 cose che un manager o un imprenditore può fare oggi, appena finito l’articolo che sta leggendo, per innovare la sua azienda?
Perché cinque? La mia formazione di consulente d’azienda si ribella ad ogni forma di generalizzazione. Posso però suggerire ai manager di porsi qualche domanda fondamentale per stabilire la base di partenza, ovvero: chi sta pensando all’innovazione in azienda? Abbiamo tutti la stessa idea di innovazione? Chi ne è responsabile? Credo che pochi e semplici interrogativi possano mettere in rilievo che l’innovazione non è un fenomeno sporadico, di poche persone e senza una direzione precisa … L’innovazione riguarda tutti in un’azienda e va oltre questa stessa, no, coinvolge clienti, fornitori ed istituzioni. L’innovazione è un approccio costante e sistematico. L’innovazione deve portare ad essere “unici” sul mercato.
“Il mercato del futuro sono le donne”: consumatrici, imprenditrici, mamme e manager, l’universo femminile sta iniziando davvero a essere al centro dell’attenzione. Ti ritrovi in questa affermazione?
No non ho mai diviso il mondo, specie quello lavorativo, in femminile e maschile. Leggo e vivo la mia realtà lavorativa come fatta di individui che nell’insieme sono forti perchè diversi l’uno dall’altro, sembrerà retorica ma è nella molteplicità dei generi che sta la forza del cambiamento. E la diversità propriamente intesa è un valore fondamentale in IBM.
Quali sono le persone che ti hanno formata e ispirata? Quale è la persona più interessante che hai incontrato negli ultimi sei mesi?
Tante persone…mio padre che mi ha insegnato la disciplina, l’importanza del sacrificio per raggiungere gli obiettivi; mia madre: il sorriso sempre, il mio professore di economia politica ad essere me stessa, …un’amica scomparsa: l’unicità di ogni attimo.
Che libri stai leggendo, o sono pronti nella tua valigia per la prima pausa dal lavoro?
Non leggo mai un libro per volta, sono curiosa, amo la carta patinata, spendo ore in libreria. A casa mia trovi libri in ogni stanza, il libro per me è una costante tentazione come un gioiello o un paio di scarpe. Per rispondere alla domanda i libri in corso di lettura sono “Una storia del mondo in sei bicchieri”, “La ballata delle Prugne secche” e “L’ultimo Catone”.
Intervistiamo Gianluca Salviotti, assistant professor per l’area sistemi informativi alla SDA Bocconi, e responsabile dello studio sull’innovazione.
Chi ha sviluppato lo studio e il programma?
Lo sviluppo del check-up dell’innovazione ha coinvolto un gruppo piuttosto consistente di risorse con competenze diverse. Complessivamente al progetto hanno partecipato una decina di persone. In questo percorso, soprattutto per le parti che riguardano l’innovazione IT, i professionisti di IBM ci hanno supportato con la loro esperienza sul campo, mettendoci nella condizione di affinare la metodologia alla base check-up e di rendere alcune parti più rispondenti al profilo della piccola e media impresa italiana. IBM ci ha anche aiutato a tarare la lunghezza complessiva del test, fino ad arrivare a un totale di 30 domande dalle oltre 40 di partenza. Il tutto cercando di mantenere un certo rigore scientifico.
Come è nato questo progetto in partnership con IBM? Cosa significa lavorare con un’azienda come IBM?
Il progetto è nato con una duplice finalità, ampiamente condivisa da parte di IBM. Da un lato abbiamo voluto mettere a disposizione di ogni azienda, in particolare di ogni PMI, uno strumento immediato di auto-valutazione, in grado di stimolare una riflessione su quelli che sono i punti di forza, i punti di debolezza e le aree di miglioramento su cui far leva per innescare un processo continuo e sostenibile di innovazione aziendale. Questo sia in termini assoluti, con la possibilità di ragionare sulla specifica situazione aziendale, sia in termini relativi, con la possibilità di confronto con il posizionamento medio del settore di appartenenza.
Dall’altro lato abbiamo voluto ricercare spunti originali per indagare un fenomeno tanto discusso come quello del legame tra innovazione e PMI, cercando di capire come e se, per questo tipo di realtà, le condizioni per realizzare in modo sistematico nuovi prodotti o servizi siano in qualche modo legate alla prontezza nei confronti delle tecnologie informatiche ed alla capacità di trasferire i benefici dell’innovazione IT a livello aziendale. Più che la cultura, per queste realtà è importante contare su una struttura che consenta a chi si occupa di IT di instaurare un dialogo costruttivo con le altre funzioni aziendali, condividendo gli obiettivi di innovazione e non ricevendoli come input.
Rispetto all’applicativo che avete fatto e le risposte che sono pervenute, quale è secondo lei il punto di forza – lato innovazione – della piccola e media industria italiana? E quello più debole?
Come anticipavo precedentemente, sui risultati dei check-up stiamo iniziando a lavorare in questi giorni. Sul fronte dell’innovazione aziendale il punto debole sembra rappresentato dalla casualità: per la maggior parte delle PMI che hanno risposto al questionario sembrano infatti mancare alcuni importanti presupposti perché l’innovazione possa costituire un’arma competitiva di lungo periodo, con processi poco strutturati e con un medio basso ricorso a metodi e strumenti manageriali di gestione dei progetti di innovazione, i cui output rischiano così di non arrivare alla fase di lancio sul mercato. Paradossalmente, i punti di forza sembrano emergere con riferimento all’orientamento all’innovazione IT, con un coinvolgimento sempre più importante degli specialisti IT all’interno dei processi di innovazione aziendale ed un parallelo travaso di risorse dalla gestione dell’ordinario ai progetti di innovazione applicativa e infrastrutturale.
stef.marucci@gmail.com



mar, set 11, 2007
Senza categoria