Fotografie: Stefano Triulzi*
Testo: Federico Spinetti* e Stefano Triulzi
Traduzioni dal persiano: Federico Spinetti
Fino al 2002 nemmeno sapevo dove si trovava il Tajikistan, solo mi ricordavo di una guerra civile sanguinosa che lo coinvolse dal 1992 al 1998.
Oggi dopo 3 viaggi nel paese, so che la repubblica del Tajikistan è uno stato indipendente nel cuore dell’Asia centrale, che è il terzo paese con più acqua dolce al mondo (dopo Russia e Canada) e che tra le sue alte montagne e le sue valli risuona ancora la voce del falak, letteralmente ” volta del cielo” o “destino”.
A introdurmi alla musica Falak fu un caro amico, Federico Spinetti etnomusicologo e professore all’università di Edmonton in Canada.
Quando nel 2003 lo raggiunsi per la prima volta nella capitale, a Dushanbè, lui viveva da più di un anno frequentando musicisti, condividendone il quotidiano, e apprendendone la lingua, il Farsì tajiko.
Insieme partimmo, con Muhammadali Nurali noto poeta tajiko e Muhammadvali Hasanov, musicista di Falak, su di una UAZ, carica di benzina e wodka, per un viaggio verso sud, a ridosso del confine afgano nella regione di Kulyab, da sempre tra le aree più povere del tajikistan, che si stende tra pianura e ampie valli cinte dalle vette immense ai piedi del Pamir. Qui ancora regna la tradizione
e l’impegno principale è il lavoro nella casa , la cura dei campi di frumento,degli alberi da gelso per i bachi da seta,l’ ingrasso delle pernici
catturate, e accudire il poco bestiame.
Il buon vivere della comunità, così come l’economia stessa del villaggio, dipende non tanto dalla somma dei processi individuali o dalle sfere private, ma dall’intensa solidarietà comunitaria, del lavoro in collaborazione, da estese reti di legami familiari e di vicinato, dall’autorità degli anziani. A sud abbiamo viaggiato e soggiornato a lungo, accolti in ogni casa come amici e ospiti amati. “Benvenuto” era la parola più detta; l’ospitalità e uno dei doveri principe di un buon musulmano e i Tajiki a ragione si fregiano d’averla particolarmente a cuore.
Queste aree rurali sono il bacino vitale della ricchissima tradizione musicale del sud.
La musica viene eseguita in occasione si matrimoni, feste di circoncisione, in connessione al lavoro agricolo o per genuina passione personale nell’ambiente domestico o in compagnia di pochi intimi.
Il Falak (destino) è il genere di canto più diffuso nel repertorio popolare del sud; si racconta che in origine fosse eseguito lontano dal villaggio, nelle pause di lavoro in tempo di mietitura o in alto su un monte nella solitudine dei pascoli. Canto di separazione per eccellenza, rivolgendosi al cielo come una preghiera il falak dà voce a profonda sofferenza, al dolore della lontananza da casa e dalle persone care, allo strazio dell’esilio, al senso della fragilità dell’esistenza.
*Stefano Triulzi e Federico Spinetti hanno ideato un progetto multimediale (musica, foto, documentari) per preservare, divulgare e condividere le tradizioni popolari del Tagikistan. Questo viaggio condiviso è stato adottato dalla British Sound Library Archive che distribuisce il CD musicale.



lun, set 17, 2007
Creatività, Cultura