Reti wireless in grado di far dialogare le macchine, le macchine con gli oggetti e, infine, gli oggetti tra di loro. Chip sempre più intelligenti, sempre più piccoli e sempre meno costosi.
di Marino Masotti*
Con un tasso di penetrazione dei cellulari, che in Italia ha raggiunto e superato il 100% dei potenziali utenti, si può tranquillamente affermare che la connessione tra le persone è avvenuta: archiviata la fase del “connecting people”, è arrivato il momento del “connecting things“.
L’ultima frontiera dell’innovazione, il passaggio a Nord-Ovest in cui sono impegnate le aziende, è la realizzazione di una rete wireless in grado di far dialogare le macchine tra di loro, le macchine con gli oggetti e, infine, gli oggetti tra di loro: l’intervento umano si fa sempre meno necessario e tenderà ad occuparsi soltanto della supervisione.
Il processo del “mettere tutto in connessione” non è iniziato ieri, si può dire sia iniziato con Marconi, negli ultimi anni ha avuto una fortissima accelerazione per vari motivi, forse il più importante è anche il più banale, la caduta dei prezzi: far parlare tra loro le cose costa sempre meno perché, come previsto dalla legge di Moore, (Gordon Moore è uno dei fondatori di Intel) i chip, compresi quelli radio, sono diventati sempre più intelligenti, sempre più piccoli e sempre meno costosi.
Così come avvenuto con Internet, pensata e creata per scopi militari, a dare il via alla prossima rivoluzione wireless sono state le forze armate, poi sono venute le grandi strutture pubbliche ed infine le aziende private più innovative, forse semplicemente quelle più ossessionate dal contenimento dei costi come Wal Mart. La prima catena al mondo della grande distribuzione non riesce a tenere prezzi stracciati solo perché paga poco i dipendenti, nel suo modello di business c’è una struttura logistica con livelli di complessità da azienda high tech.
Dati questi presupposti, è possibile prevedere per un futuro non troppo distante un mondo dove, grazie ai chip ed al raggiungimento di una pan-connessione tra oggetti-macchine-persone, sarà possibile risolvere problemi di portata storica o semplici incombenze della vita quotidiana, attraverso il collegamento radio: il frigorifero dirà al computer che il latte è finito, con il cellulare sarà possibile ritrovare le chiavi di casa smarrite perché dentro queste ci sarà un dispositivo radio di identificazione, un aumento allarmante della pressione sanguigna sarà segnalato direttamente al nostro medico via sms, la frutta sugli alberi avvertirà di essere matura, l’acqua di un pozzo di essere stata contaminata da inquinanti, il terreno segnalerà la mancanza di acqua o fertilizzanti.
I sistemi di identificazione radio (RFID) sono già entrati nella nostra vita attraverso i chip inseriti nei passaporti, i biglietti di viaggio in abbonamento e i sistemi di sorveglianza dei grandi magazzini. Ora c’è la possibilità che entrino ancora di più, direttamente nei nostri corpi.
Al Baja Beach Club di Barcellona, le cameriere in bikini sono stupende, la sera la musica mixata dai Dj del locale è tra le più belle della Spagna ed a ballarla, nonostante i prezzi di ingresso e delle consumazioni non siano quelli di Wal Mart, sono in tantissimi. Una parte dei frequentatori del locale, una parte piccola per la verità, stufa delle code al bar e della ressa che si veniva a creare per entrare nell’area vip, ha accettato di farsi inserire sotto il braccio una tag Rfid che li identifica e permette loro di muoversi liberamente, entrare ed uscire, ordinare direttamente il drink al barista: il sistema li identifica e mette in conto. I gestori del locale hanno detto che, di fronte alla siringa, molti hanno preferito rinunciare; una parte comunque significativa invece non ha avuto problemi: le persone che hanno scelto di essere identificate via radio hanno di solito tatuaggi e piercing in abbondanza, è gente che ha dimestichezza con le manipolazioni del proprio corpo, insomma, un chip in più impiantato nel braccio non è un problema, diventa per alcuni aspetti anche un ulteriore elemento di espressione di natura estetica. L’introduzione di chip all’interno del corpo non dovrebbe restare confinato alle discoteche di Barcellona (recentemente anche un locale di Rotterdam ha iniziato a praticarlo); i nuovi e sofisticati dispositivi di controllo della salute che stanno per arrivare sul mercato svolgono il lavoro di sorveglianza e di segnalazione di eventuali problemi dall’interno: la generazione dei baby boomer, che è cresciuta in un mondo dominato dalla tecnologia, non dovrebbe avere problemi, nell’avvicinarsi della vecchiaia, a dotarsi di questi dispositivi.
*marino.masotti@intermonte.it





Tue, Sep 18, 2007
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