Siamo entrati nella sede milanese di Microsoft, per capire perchè ha vinto il premio come “miglior posto di lavoro”. Abbiamo scoperto, insieme al responsabile risorse umane, asili nido, sale relax e qualcos’altro…
di Stefano Marucci
Superato un Luna Park chiuso che rende la periferia milanese simile a Coney Island di New York siamo arrivati alla sede di Microsoft Italia. Vogliamo scoprire la ragione per cui è stata premiata “miglior posto di lavoro in Italia” per il 2006 dall’agenzia Great Place To Work. Alla reception veniamo accolti da una console Xbox 360 accesa, e un via vai di gente che passa veloce o si ferma a provare il gioco. Sono tutti giovani, e vestiti in modo casual, ma non sono dei clienti o degli esterni. Gli stessi dipendenti si sono accorti che è stato cambiato il videogame, e sono curiosi di provarlo. Due ragazzi dell’ufficio stampa ci accompagneranno in lungo e in largo per l’edificio. Sono appena 25enni, entrati in Microsoft con uno stage. Solo l’anno scorso sono state assunte 105 persone (ora per la sezione italiana lavorano circa 750 persone, ma la crescita ci dicono continuerà), e l’età media – dirigenti compresi – non supera i 36 anni. La prima tappa è il nido/materna, dove per entrare dobbiamo coprire le suole delle nostre scarpe con apposite bustine, per non sporcare i corridoi dove i bimbi gattonano. La classe dei più grandi, 5 anni circa, ci cattura e ci circonda come degli indiani a una diligenza, ma ci salva l’odore della mensa tutta loro, un richiamo ancora più forte del gioco. Per noi è ancora presto per provare la mensa, e quindi facciamo incursioni in stanze, uffici, la sala biliardo, il bar. Ovunque c’è gente che lavora con il suo portatile, senza costrizioni a presiedere alla propria scrivania; l’atmosfera è rilassata: spesso abbiamo conosciuto e parlato con persone che “appartengono” all’azienda per cui lavorano, ma i loro sorrisi erano stanchi e falsi, i loro abiti tirati a lucido, ma mai “indossati”. Qui tra jeans e felpe si potrebbe dire che siano sinceri quando ti rispondano che “non riescono a vedersi fuori da Microsoft” o che “si sentono Microsoft”. Certo, fare entrare in una grande azienda dei giovani, avere una buona griglia salariale e delle gratifiche a fine progetto aiuta a “sentirsi” parte di un’azienda, ma se vogliamo scoprire qualcosa di più dobbiamo parlare con Luca Valerii, direttore delle risorse umane.
Come sei arrivato a Microsoft Luca? Quali erano i tuoi obiettivi e le tue aspettative?
Io sono romano, ho 37 anni. Sono laureato in Scienze Statistiche alla Sapienza. Ho iniziato a lavorare in una piccola società di consulenza a Roma che non aveva nulla a che fare con le risorse umane. In realtà pensavo che mi sarei occupato, nel mio futuro professionale, di ricerche di mercato e di ricerche sociali. Poi un’altra società di consulenza, la Towers Perrin, con la quale sono entrato in contatto con Microsoft. Prima di entrare pensavo fosse una realtà molto strutturata, una grande corporation americana; quando ne entrai a far parte scoprii che in realtà è la più grande start up del mondo per la rapidità di cambiamenti tecnologici e di business. L’azienda era, e lo è ancora anche se in minor misura, destrutturalizzata e dinamica. Trovai anche una informalità nei rapporti, la cravatta la portano solo coloro che devono “uscire” per andare dal cliente, però in azienda si vuole favorire un ambiente molto aperto: per un’azienda che crede nell’innovazione, che vuole trovare il confronto, uno dovrebbe essere libero di vestirsi come vuole. Se ci si sente rigido nella giacca e cravatta nera dell’ib.. è più difficile essere aperti a idee nuove. E senza idee nuove non c’è innovazione.
La chiave di successo di Microsoft dal punto di vista di un direttore delle risorse umane?
Dare e ricevere feedback. Fa parte del nostro dna e ci permette sempre di migliorarci. La nostra filosofia commerciale prevede proprio che tutti i nostri prodotti non siano lanciati nel momento in cui sono perfetti, ma di fare delle “versioni” e tenere un canale sempre aperto con gli utenti. Anche dentro Microsoft le informazioni non hanno solo una direzione, dall’alto verso il basso. Oltre a questo tipo di comunicazione e di opportunità ho notato una capacità di dare molta fiducia ai giovani. Fa parte di questo set di idee che noi cerchiamo di portare avanti. Poi c’è l’appartenenza. Noi cerchiamo di investire nelle persone, ma se le persone che lavorano in Microsoft non lo sentono, non percepiscono questa presenza per una mancanza, abbiamo sbagliato qualcosa. Ed ecco allora che organizziamo serate in discoteca, o creiamo spazi per favorire anche al di fuori del lavoro uno scambio informale di informazioni con e tra i dipendenti.
Qesta massiccia presenza di giovani aiuta a costruire un rapporto di questo genere?
L’età non sempre è un vantaggio. Sono convinto che fare degli inserimenti dell’esperienza, l’esperienza di chi ha i capelli bianchi serve, e si è dimostrato già parecchio utile. I giovani hanno bisogno di spalle su cui imparare.
Luca Valerii si sente parte di Microsoft?
AL 100%. In questo momento mi risulta molto difficile vedermi in un’altra azienda. Ogni volta che facciamo dei gruppi di discussione sui temi caldi, come per esempio che si lavori tanto, nessuno ha mai chiesto di andare via.
Quali sono i pilastri su cui si fonda questo attaccamento del dipendente all’azienda, oltre a dare una stabilità finanziaria come uno stipendio per uno stageur di 800 euro al mese?
I benefit sono importanti e apprezzati, ma non fondamentali. Ma per prima cosa metterei la possibilità di vedere un futuro, un percorso di crescita all’interno dell’azienda. un altro pilastro, soprattutto in Italia, è quello della gratifica, del premio. Ci impegniamo nel premiare non solo i risultati ma i giusti atteggiamenti collaborativi. I premi sono anche calcolati in azioni: il 100% dei dipendenti sono azionisti, e ciò crea un maggiore attaccamento all’azienda.
Se questi sono i pilastri, quale è stato quello fondamentale, o quale la combinazione di questi, per poter essere insigniti di premi prestigiosi come il “miglior posto di lavoro”?
Sono stati determinanti due elementi, che io considero cardine. La passione per la tecnologia, per la Microsoft e per quello che fa. Nessuno vede Microsoft in modo neutrale: o è amata, o odiata. Le persone che lavorano in Microsoft ovviamente fanno parte della prima categoria. La seconda cosa è l’orgoglio. L’orgoglio di far parte di un qualcosa che ancora aspira a cambiare il mondo. Il riconoscersi nei valori aziendali è molto collegato a tutto questo. Prendi per esempio il lancio della nuova campagna “le persone al centro dell’azienda”. E’ qualcosa che vale prima di tutto per noi, qualcosa che vogliamo esportare. Noi non facciamo altro che dischetti, e in futuro ne faremo ancor meno. Quindi noi tutto quello che facciamo è vendere delle idee, che sono frutto delle persone che lavorano con noi. Quello che vendiamoè frutto della loro materia grigia. Perciò non pssiamo far altro che continuare a investiresu di loro.
Se ti chiedessi cosa non ti piace e che cosa vorresti migliorare?
Vorrei che ci fosse un atteggiamento più autocritico. In generale le persone che lavorano qui hanno in mente i successi storici di Microsoft e fanno fatica a immaginare come lavorare in modo ancora più efficace, di come comportarsi nel momento in cui la competizione – come sta avvenendo in questi ultimi anni – si fa più agguerrita. Microsoft è entrata in mercati dove non è leader, come quello dei giochi (Xbox), la messaggistica (msn), a breve entreremo nel mercato delle applicazioni per ascoltare e condividere la musica. Non potremo vivere sempre sugli allori. Se dovessi cambiare qualcosa, lavorerei sulla consapevolezza di tutto questo. Migliorare attraverso l’autocritica.
E come pensi di riuscirci?
Molto di questo passa dalla capacità manageriale di comunicare, di far passare in più direzioni i messaggi. L’inserimento di persone che vengono da esperienze diverse, fuori Microsoft sicuramente aiuta, anche per una capacità maggiore di lare autocritica.
stef.marucci@gmail.com






December 1st, 2007 at 13:33
Ciao luca! lavorare nella microsoft deve essere davvero gratificante..
July 3rd, 2009 at 10:30
Quante belle parole,non è tutto oro quello che luccica!!!
In principio sono certo che era un’azienda vivibile, ma da circa 4 anni
lavorare in Microsoft è un’inferno!!! Provate a chiederlo a tutte quelle persone che sono state convinte a rasseggnare le dimissioni perche non più totalmente disponibili alla’azienda (lavorare dalle 8:30 alle 20:00 tutti i giorni) e quando si torna a casa dopo cena si continua in remoto, certo nessuno ti obbliga, dato che il pagamento degli straordinari non è contemplato in Microsoft e gli impegni sono troppi.
Si ci sono i benfits (l’asilo aziendale, ADSL a casa, azioni, ma non pensiate siano GRATIS!!)
Io penso che in una persona che ha dei figli e una vita familiare, non possa lavorare con queste modalità, deve rinunciare a qualcosa e se non puoi essere più disponibile al 110% la Microsoft ti mette alla porta!!
Grande rispetto dei diritti umani
saluti