Che cosa sta cambiando nel mondo di fare informazione? Si moltiplicano le voci, si esasperano i punti di vista, e il ruolo del giornalista è apparentemente messo sempre più in crisi. Forse però non è così. Dalla televisione alla stampa, ecco le scelte di chi conta nel mondo dell’informazione, alla ricerca dell’equilibrio tra partecipazione e neutralità
di Stefano Marucci*
Giornalisti professionisti o giornalismo dal basso? I nuovi media hanno aperto brecce consistenti nel modo tradizionale di fare e vedere la televisione. I canali tradizionali che riceviamo dalle tante antenne fissate in cima ai nostri palazzi hanno iniziato una cruenta battaglia, non solo contro la parabola e la sua sterminata offerta di canali e di prodotti, ma soprattutto contro le tante nuove possibilità per ciascuno dei telespettatori di rendersi teleattori e raccontare il loro punto di vista.
Lo spettro delle possibilità che oggi abbiamo davanti è infatti impressionante: alla Tv analogica, e ai canali supplementari del digitale terrestre e del satellite, si devono aggiungere modi completamente diversi di usufruire e partecipare alla televisione. Per prima cosa c’è la Tv on demand, ovvero la possibilità di accedere in ogni momento a un programma prescelto, senza dover attendere la sua messa in onda o rischiare di perderlo. Un po’ come affittare un dvd, solo che oltre ai film si possono vedere telegiornali, previsioni meteo, o programmi di intrattenimento dai reality alle sit com.
Come prima tappa del nostro viaggio tra i nuovi modi di fare televisione siamo passati alla redazione di RaiNews24, la rete satellitare che per prima ha intrapreso nuove sperimentazioni tecnologiche: videoconferenze con cellulari o attraverso internet, l’uso di piccole videocamere digitali per girare le inchieste riducendo i costi di una troupe. Ci riceve calorosamente Maurizio Torrealta, vicedirettore della rete con delega ai reportage. “Il prossimo Watergate sarà svelato da un blog” ci annuncia con convinzione. Un suo collega, si illumina di un sorriso beffardo e continua la frase a modo suo: “…e nessuno se ne accorgerà a parte qualche visitatore affezionato di quel diario digitale”. È Stefano Lamorgese, giornalista che si occupa proprio del web e delle nuove tecnologie. “Io sono una persona che ogni giorno visita decine di siti indipendenti, di blog, di vlog (i video blog) ma so che non sarà mai sufficiente. Potrò forse scoprire cose nuove e interessanti, perché so che per alcuni di questi siti la maggior parte delle informazioni sono attendibili. Ma non sapremo mai quanto sono verificate”.
In questa breve visita Torrealta e Lamorgese hanno perfettamente riassunto, forse involontariamente, quella che è la più annosa diatriba tra professionalità e spontaneità del giornalismo. Un avvocato, un impiegato o una casalinga possono davvero sostituirsi al giornalista e raccontare le notizie?
Il punto di vista. Una business tv è fatta per dare informazioni ad un ristretto pubblico, dagli interessi molto particolari. La Borsa di Milano ha creato la sua televisione interna per permettere agli operatori di essere costantemente informati sugli argomenti a loro più utili per svolgere il proprio lavoro. Ma la business tv è fatta da giornalisti e professionisti, per professionisti. Non è una Street Tv che racconta la vita di quartiere o di condominio. Si può restringere il punto di vista per un audience sempre più selettiva e selezionata. Il costo per costruire una redazione – anche tecnico – si è abbattuto, e sempre più spesso la richiesta del pubblico è per notizie e punti di vista nei quali si possano riconoscere. Ma la coincidenza di punti di vista porta in sé il germe della parzialità.
Nessun Pregiudizio. Ai nuovi arrivati alla Bbc (la televisione di stato britannica) viene fornito un manualetto di istruzioni per l’uso. La “regola zero”, quella da imparare prima ancora di qualsiasi altra cosa, è “uscire [dallo studio] senza pregiudizi, tornare alla scrivania con un’idea sui fatti”. Al giornalista professionista è demandato uno studio dei fatti, una ricerca, l’imparzialità. Ovvero assumere un “terzo punto di vista equidistante dalle parti” per poter lasciare chei lettori/spettatori possano farsi una loro idea. Al di là della difficoltà di questo principio, l’evoluzione dei media vecchi e nuovi sta portando verso altre posizioni. È difficile capire se la gente desidera invece di sentire ciò che pensa, o se è il giornalismo ad essersi fatto portavoce e difensore di differenti punti di vista. Ma dal blog alla carta stampata, dalle televisioni alla radio, le notizie sono solo dei semi per poter commentare, spaziare, raccontare le proprie opinioni.
E’ la crisi del giornalismo? Il giornalismo non è in crisi. La difesa della libertà di Stampa è sempre stata una lotta dura, e in questo l’avvento dei blog e la moltiplicazione delle televisioni non nuoce più di quanto possa nuocere il sempiterno rapporto conflittuale tra gli interessi di un editore e le scelte di una redazione. Il giornalismo dal basso può coesistere con il circuito professionale dell’informazione, sempre che questo riesca davvero a “fare informazione”. Probabilmente in un prossimo futuro, i due percorsi troveranno un punto di incontro. Ci stanno provando numerosi siti e web tv. Arcoiris per esmpio è una televisione su internet e sul staellite che riceve notizie e filmati da chiunque voglia partecipare e contribuire, ma prima di mandarli in onda fa un attento esame dei contenuti, verifica le notizie prima di poter dare il semaforo verde alla loro messa in onda. Ai posteri l’ardua sentenza: è un modo per poter garantire un servizio affidabile ed efficiente o è di nuovo la solita censura?
stef.marucci[at]libero.it



ven, set 21, 2007
Cultura, Media