Cloud Computing: l’ultimo trend di Internet

Posted By Andrea Genovese / 4 ottobre 2007 / , , , , , , , / 12 Comments

Riccardo Bugliosi ci parla di una delle novità più interessanti della Rete: il Cloud Computing. Troverete l’articolo anche sul numero 9 di 7th floor.

di Riccardo Bugliosi

fauxmiroir.jpg

Come introdurre una ‘filosofia’ tecnologica di grido caratterizzata da una definizione sfuggente, fumosa ed in fondo poco comprensibile come ‘Cloud Computing‘? Semplice, rifacendosi a chi le nubi le ha dipinte molto, in maniera evocativa ma esaltandone il senso di mistero ed inserendole in contesti iconografici contraddittori e stimolanti, moderni: René Magritte. Siamo all’antitesi del trompe-l’œil, nella sua opera le nuvole sono di frequente lo sfondo di immagini inattese, sorprendenti oppure creano assieme al cielo azzurro il contrasto di luce con il buio notturno di un caseggiato.Per i nostri scopi basta pensare a ‘Le Faux Miroir’  per introdurre il ‘Cloud Computing. C’è tutto. Le nuvole e l’occhio. In particolare la pupilla nera, inquietante presenza sullo sfondo di un cielo azzurro, sereno e.. con le nuvole.

La stessa ‘pupilla’ di HAL 9000. Intelligenza Artificiale ante litteram, il quadro perfetto come icona  della tecnologia più trendy del momento.

Veniamo ai fatti: il New York Times ha recentemente attirato l’attenzione su questa visione di Internet dal nome poetico e del tutto sconosciuta ai più. In realtà tra gli addetti ai lavori si parla da tempo dell’utilizzo integrato di nuove tecnologie che sono emerse in anni recenti. Il primo a dare risonanza a  questo termine (e forse a coniarlo) è stato il CEO di Google, Eric Schmidt, nella seconda metà del 2006. Cloud computing è un modello ibrido di sfruttamento delle risorse offerte dalle reti di computer, Internet principalmente, che supera il vecchio schema client/server che lo ha caratterizzato ed in parte dominato sino ad oggi. La premessa basilare consiste nell’assumere che in questa nuova architettura i data service (servizi hardware) e le funzionalità offerte (servizi software) dovrebbero risiedere  prevalentemente sui server web (le ‘nuvole’) piuttosto che ‘diffusi’ sui singoli computer connessi in rete: ‘dovrebbero essere in qualche nuvola da qualche parte ‘ usando le parole di Schmidt. Lo scenario è quindi quello di un utente il quale, avendo un device (non importa quale: un PC, un palmare, uno smartphone, oppure chissà quale futuro diabolico apparecchio), il giusto browser ed una connessione ad Internet  può accedere alla nuvola giusta che gli fornisce i servizi e/o i dati che gli sono necessari. Spesso poi questi servizi saranno ‘composti’ a piacimento dall’utente nel contesto delle sue necessità. In questo modo egli può creare uno strumento ‘personalizzato’ fatto di un mosaico di funzionalità derivanti dalla somma di singoli ‘servizi web’.

Se volete un esempio preconfezionato andate a questo link http://www.microsoft.com/windowsmobile/livesearch/demo/index.html.

Altro aspetto nuovo è la possibilità di ‘spostare’ i dati dal proprio PC/device su di una ‘nuvola‘ con il risultato di avere tutto ciò che ci necessita ovunque, worldwide. Niente male! Ovunque l’utente vada accede ad Internet e si ritrova i dati, i software ed i relativi servizi come se fosse a casa o sul posto di lavoro, una vera delocalizzazione delle proprie risorse.

Per ora il cloud computing offre servizi per gestire  archivi foto e video, la posta elettronica, l’agenda appuntamenti, la gestione di testi e documenti vari, inclusi fogli elettronici. oltre ovviamente a tutto ciò che è già presente solo sul web (blog, comunità virtuali, mappe geografiche e/o stradali e così via). Presto però questo sarà vero anche per l’immagazzinamento di file del tutto generici. Occorre ricordare che il sogno di poter eliminare il famoso PC desktop è datato e da tempo ci sono stuoli di fautori dell’ ‘open distributed computing’ inteso come utilizzo del software non mediante applicativi residenti sul proprio PC ma fruibili via rete (Internet in questo caso).

Perché proprio ora ci si sbilancia su ‘cloud computing’? Perché le tecnologie e le reti sono mature ed anche il mercato, soprattutto quello della pubblicità. Guarda caso Schmidt parla di ‘nuvole‘ in stretta connessione con la sua parola magica: ‘advertising‘. Dal punto di vista ingegneristico un grande aiuto l’ha dato l’avvento dell’XML (eXtended Markup Language) come protocollo (quasi) standard per l’interscambio delle informazioni tra software applicativi diversi: ha quindi reso possibile la creazione di servizi web fruibili via Internet da sistemi molto differenti.

L’XML è un pò la stele di Rosetta dei servizi web, permette a computer che parlano linguaggi differenti ed operano in modalità differente di scambiarsi informazioni e capirsi: è un metalinguaggio descrittivo. L’XML è anche una modalità di scrivere i dati in particolari tipi di data base che si chiamano XND (XML native data base) e che permettono un immagazzinamento delle informazioni che facilita la ricerca di dati ed informazioni provenienti da fonti non strutturate. Su Internet è cruciale la ricerca di tali dati (tipicamente le pagine web) e gli XND in associazione alle tecniche più recenti di Intelligenza Artificiale svolgono di sicuro un ruolo non secondario.

Quali sono i maggiori players di questa nuova sfida? Niente fantasia: Microsoft, Google, Yahoo ed Amazon. Ognuno di essi interpreta il ‘cloud computing’ modulandolo secondo la propria differente visione strategica. Per motivi di spazio prenderemo in esame solo alcuni dei servizi offerti da Google e Microsoft ma per ovvia estensione potete scoprire ciò che offrono gli altri players senza soverchie difficoltà, basta utilizzare un motore di ricerca.

Microsoft sta offrendo on line una serie di servizi software gratuiti che estendono le potenzialità del  Sistema Operativo Windows rendendo possibile l’accesso via web a numerose funzionalità che si arricchiscono di continuo. Obiettivo, una lenta migrazione di Windows verso servizi web e modelli ‘Open’ e forse, infine, ad sua versione/migrazione completamente on line. Se volete fare una prova potete testare i ‘Windows Live Services’, la pagina iniziale è http://home.live.com/. La cosa interessante è che Microsoft punta a diventare l’assistente/gestore dei dati e dei servizi sfruttati dall’utente. Non manca il data storage reso disponibile online  all’indirizzo http://skydrive.live.com/ ancora in versione beta. Attualmente lo spazio fornito ai tester è di 500 megabyte. Interessante è di sicuro FolderShare, un’applicazione gratuita designata a sincronizzare cartelle e file tra computer diversi (anche Mac OS X) Microsoft ha acquistato questo software dalla ByteTaxi Inc nel 2005 e l’ha integrata tra i servizi di Windows Live, è plausibile sia destinata a sincronizzare anche cartelle e dati su ‘nuvole‘. Come accenavamo è quantomeno ipotizzabile il tentativo di creare con questi servizi una specie di ‘Windows sulle nuvole‘. Il gigante di Redmond sta lavorando per battere le rivali non tanto sul campo degli standard (vedi XML) quanto sulla velocità dei propri servizi web mediante delle tecnologie di compressione dei dati proprietarie che farebbero la differenza in situazioni critiche come il webcasting e la multimedialità. In quest’ottica va visto  Silverlight, software nato per gestire contenuti multimediali attraverso un browser web ( in ovvia competizione con Adobe Flash media player). C’è da scommettere che anch’esso sarà integrato prima o poi in Windows Live. Da ultimo citiamo Live Core, una piattaforma per la creazione di applicazioni distribuite con paradigmi di ‘cloud computing’. In ogni caso se volete sperimentare tutto quello che bolle in pentola da quelle parti potete andare su http://get.live.com/betas dove sono proposti in versione beta le novità che ci aspettano.

Yahoo e Google già offrono ‘Cloud computing‘ sotto varie forme.

Google in particolare ha di recente acquisito in quest’ottica YouTube (scusate se è poco!). L’approccio di Google ai servizi basati su tecnologie ‘cloud‘ è ovviamente diverso da quello Microsoft. La pubblicità nel pensiero della casa di Mountain View è basilare nell’architettare i progetti, non per niente Schmidt in un’intervista a Wired afferma: “Infine il nuovo modello [cloud computing n.d.r.] permette di ottenere servizi gratuiti per mezzo della pubblicità”. In ogni caso una lista degli applicativi disponibili la si trova su https://www.google.com/a/ .

Un servizio che offre Google e che è molto ‘cloudy‘ è Google libri, raggiungibile all’indirizzo http://books.google.it/. Si tratta di un servizio molto interessante ma anche complesso ed articolato per le implicazione che comporta. E’ ovvia ad esempio la problematica connessa con la possibile violazione dei diritti d’autore. In questo senso Google si propone di offrire uno strumento di promozione del libro e non come violatore di una proprietà intellettuale. Vedremo.

Un’altra funzione cloudy è Google Notebook (Blocco note), per accedervi cercate “google notebook” sul sito di Google.it. Si tratta di un servizio articolato che può essere integrato nel browser. Le sue parole chiave sono integrazione e condivisione. Integrazione perché dialoga completamente con tutti gli altri servizi online di Google, condivisione perché è nato per la cooperazione tra utenti diversi. Notevole.

Cosa ci riserva il futuro da parte di quelli di Googleplex? (andate su http://it.wikipedia.org/wiki/Googleplex e capirete cosa significa, oltre ad imparare cosa sono i ‘portmanteau’….) Scopritelo su  http://labs.google.it/. Buon viaggio!

Conclusioni.

A questo punto sorge logica la domanda: perché proprio l’occhio dipinto da Magritte dovrebbe aiutarci a capire le nostre ‘nuvole‘? E cosa c’entra HAL 9000? La risposta è semplice: se tutte queste tecnologie si svilupperanno una mole impressionante di dati di ogni genere sarà accessibile nelle varie ‘nuvole’ ed i loro gestori saranno depositari di una quantità sterminata di informazioni: che ne sarà della nostra privacy? E’ il Grande Fratello che si concretizza, l’occhio ubiquitario che scruta le nostre esistenze, se non i nostri pensieri. In un famoso racconto Asimov narra di una società altamente tecnologica nella quale si decide di collegare in rete tutti computer del mondo. Una volta realizzato il progetto viene chiesta al “Computer Definitivo” la domanda escatologica “Dio esiste?”. Risposta: “Adesso si”.

Comments

Comments are not allowed