
Autori: Don Tapscott, Anthony D. Williams
Titolo: Wikinomics. La collaborazione di massa che sta cambiando il mondo
Editore: Etas
Anno: 2007
Pagine: 377
Prezzo: € 20,00
ISBN: 978-88-453-1384-4
È possibile definire nei termini di “economia collaborativa” il consolidamento di un inedito modello economico in cui le aziende entrano in contatto con milioni di produttori autonomi, al fine di co-creare valore all’interno di reti a maglie larghe. Tale affermazione costituisce uno dei passaggi più significativi del recente studio di Don Tapscott ed Anthony D. Williams dedicato alla cosiddetta “wikinomics”. Il concetto di wikinomics rappresenta, nelle parole dei due autori, l’insieme dei profondi cambiamenti strutturali e operativi che l’economia sta vivendo, al seguito dell’affermazione di nuovi principi competitivi come l’apertura, il peering, la condivisione e l’azione su scala globale.
Dovendo scegliere uno slogan capace di racchiudere in una singola frase il senso complessivo del lavoro di Tapscott e Williams, potremmo provare a definire il concetto di wikinomics come “l’arte e la scienza della peer production”, intesa nei termini di una produzione orizzontale e democratica di informazione e conoscenza. L’assunto originale che ha condotto i due autori alla stesura finale del testo, giunta a compimento dopo ben 5 anni di ricerca preliminare, è dettato dalla presa di coscienza del ruolo crescente che la collaborazione di massa sta avendo sulla trasformazione – in alcuni casi già avvenuta, in altri soltanto ipotizzata – di ogni singola istituzione della società attuale.
La crescente accessibilità delle tecnologie informatiche ha messo a disposizione di tutti gli strumenti necessari per collaborare, creare valore e competere, permettendo alle persone di partecipare all’innovazione e alla creazione della ricchezza all’interno di ogni singolo settore economico.
“L’era della partecipazione”, come la definiscono Tapscott e Williams, è resa dunque possibile dalle nuove infrastrutture collaborative a basso costo – telefonia gratuita su Internet, piattaforme globali per l’outsourcing, software open source – che consentono a migliaia e migliaia di individui e piccoli produttori non solo di “co-creare” i prodotti, ma anche di eguagliare le grandi corporation nell’accesso ai mercati e nella soddisfazione dei clienti a cui rivolgono la propria offerta. Naturalmente, è l’evoluzione costante di Internet a funzionare da propulsore per il progresso di nuove forme di economia collaborativa. Wikipedia, YouTube, MySpace o Second Life sono solo alcuni degli esempi di questo nuovo modo di concepire l’economia e il business.
Attenti nell’evitare i vizi di forma di etichette di successo come quella di Web 2.0, Tapscott e Williams preferiscono parlare dell’affermazione di “una piattaforma globale e ubiquitaria per il calcolo computazionale e la collaborazione, che sta ridefinendo quasi tutti gli aspetti dell’attività umana”. Se la vecchia Rete era fatta di siti web, di click e di occhi puntati sul monitor, la nuova Rete trova la propria definitiva ragion d’essere nella comunità, nella partecipazione e nel peering: “a mano a mano che gli utenti e la potenza computazionale si moltiplicano e gli strumenti di facile utilizzo proliferano, Internet si sta evolvendo in un computer globale, vivo e reticolare che chiunque è in grado di programmare”.
Ciò che questa nuova forma di collaborazione di massa sta cambiando è anche il modo in cui le imprese sfruttano le proprie conoscenze e capacità per innovare e creare valore. Così come è lecito parlare di un “upgrade” per ciò che concerne il Web, allo stesso modo è possibile definire nei termini di “Enterprise 2.0” un nuovo tipo di impresa capace di aprire le porte al mondo ai fini dell’innovazione, condividendo con altri, soprattutto con i clienti, risorse un tempo inaccessibili.
In puro spirito wikinomics, gli autori rimandano i lettori all’indirizzo www.wikinomics.com per interagire all’interno di uno spazio collaborativo in cui è data la possibilità ai membri della “wikinomics community” non solo di approfondire le tematiche principali del testo, ma anche di proporre e analizzare in maniera autonoma nuovi esempi di wikinomics. Ciò è possibile sfruttando strumenti comunicativi dedicati come un blog, un wiki, un canale su Pikspot e un “buzz” per monitorare i dibattiti che si creano costantemente intorno al testo.
Don Tapscott, riconosciuto economista a livello internazionale, è autore di 10 libri di riferimento per l’economia digitale, tra cui i bestseller Paradigm Shift, The Digital Economy, Growing up Digital, The Naked Corporation e Digital Capital. Fondatore e CEO della società di consulenza strategica New Paradigm, insegna alla Rotman School of Management della University of Toronto.
Anthony D. Williams è direttore delle ricerche di New Paradigm e insegna alla London School of Economics.



10. ottobre 2007 at 17:08
Proponiamo questo video per chi fosse interessato ad ascoltare una conferenza tenuta da Don Tapscott lo scorso 28 febbraio proprio sugli argomenti principali trattati all’interno di Wikinomics.
15. ottobre 2007 at 00:06
Wikinomics vale la pena, anche se -allo stesso modo di The Long Tail di Chris Anderson- poteva essere compattato alla metà delle pagine con la stessa fruibilità. Mi pare un complemento ideale per The World is Flat di Thomas Friedman (con il quale Tapscott dissente su alcuni punti)…