di Stefano Mizzella
Yochai Benkler, professore di Diritto alla Yale Law School, analizza nel suo recente testo (La ricchezza della Rete, Università Bocconi Editore, 2007) i modi in cui l’ambiente di rete renda possibile “una nuova modalità di organizzare la produzione radicalmente decentrata, collaborativa e non proprietaria; basata sulla condivisione delle risorse e degli output tra individui dispersi nello spazio e variabilmente connessi, che cooperano senza dipendere né dal mercato né dagli ordini dei manager”. Benkler definisce questo inedito modello di sviluppo nei termini di “commons-based peer production”, ovvero una produzione orizzontale di informazioni e conoscenza basata su beni comuni. Un modello che si adatta perfettamente alle “giant application” – YouTube, Flickr, Facebook, Second Life, Wikipedia – capaci di decretare il successo di un nuovo modo di vivere e concepire il Web. Tuttavia, un’analisi comunque puntuale ed estremamente approfondita come quella proposta da Benkler, risulta già “datata” rispetto alla rivoluzione che sta sconvolgendo l’Internet Publishing. Negli ultimi giorni è rimbalzata tra vari blog e siti dedicati la voce dell’avvento di una nuova applicazione che permette di condividere con chiunque qualsiasi tipo di file contenuto nel proprio computer senza doverlo caricare su di un server.
ShareNow, questo il nome dell’applicazione, si preannuncia dunque come un servizio estremamente innovativo proprio per la possibilità, concessa agli utenti che ne fanno uso, di rimanere in totale controllo dei file che decidono di scambiare. In pratica, è come se ogni singolo utente fosse in possesso di una rete peer-to-peer in cui poter scambiare file personali e autoprodotti senza perderne mai l’appartenenza. Il claim che si legge nell’about us del servizio – You remain in control of your media; you own it; you keep it - è dunque esemplificativo di questo nuovo modo di pubblicare e condividere qualsiasi tipologia di file contenuta nel proprio computer. ShareNow si avvale della tecnologia izimi desktop, e consente dunque di scambiare istantaneamente documenti, immagini, video, musica. Nessuna restrizione per ciò che riguarda le dimensioni di un file, né per la tipologia dei file, né tanto meno per il numero di file che si decide di scambiare. Neppure la privacy sembra essere più un problema. Con ShareNow si può scegliere infatti di scambiare i propri file pubblicamente o privatamente. In quest’ultimo caso, nessuno potrà vedere i vari file che vengono inseriti nel proprio profilo utente.
Se ciò non bastasse, ShareNow permette di creare in modo semplice gallerie di immagini, così come è in grado di ottimizzare automaticamente le diverse estensioni video o di scambiare file multipli in una sola volta. Ogni file che viene scambiato può inoltre essere inserito, attraverso l’ormai tradizionale funzione di embedding, all’interno del proprio sito web o blog o, ancora, all’interno del profilo dei più comuni social network. Tutti i file scambiati pubblicamente possono essere cercati in base all’utente e alle tag, e ogni utente ha così la possibilità di votare e commentare gli altri utenti e i contenuti da questi proposti. Dulcis in fundo, è prevista anche un’opzione che consente che i file rimangano on line anche quando il computer è spento.

L’unica nota dolente riguarda, almeno per ora, gli utenti che utilizzano ambienti Mac. ShareNow è infatti disponibile, almeno per ora, esclusivamente su piattaforme Windows: Windows XP 32-bit, Windows 2003 32-bit e Windows Vista 32-bit.




15. ottobre 2007 at 00:02
peccato che non c’è per mac… si presenta bene come application. Posso immaginare quindi che il prossimo numero di 7th floor sarà disponibile come pdf attraverso ShareNow?
15. ottobre 2007 at 10:26
Il ribaltamento del criterio organizzativo ritengo sia il vettore in grado di influenzare la produzione di “nuovi contenuti nativi”. E non il banale lifting di approcci pensati per media “tradizionali”, benchè digitali o digitalizzabili.