Il 23 e il 24 ottobre si terrà a Milano il World Business Forum, dove 7th floor sarà presente. Augusta Leante, responsabile comunicazione e media HSM Italia, ha realizzato per noi un’intervista ad uno dei relatori di maggior prestigio, Michael Eisner.
Ci sono persone invidiate da molti per il lavoro che fanno, soprattutto quando il ramo si chiama entertainment e la missione è quella di far divertire gli altri. Tra questi (pochi?) fortunati rientra certamente Michael Eisner.
Per chi non lo sapesse, Michael Eisner è l’uomo che ha guidato la Disney negli anni tra il 1984 e il 2005, anni in cui il fatturato annuale della compagnia è passato da 1,7 a 30 miliardi di dollari e la sua figura brillava nel panorama del business americano. Tra i suoi numerosi successi al botteghino figurano “La bella e la bestia”, ” Il re leone”, “Il sesto senso”, ma occorre anche ricordare l’apertura dei parchi tematici di Disneyland a Parigi e Hong Kong, e del DisneySea a Tokyo. Prima di arrivare in Disney, Eisner ha lavorato per la ABC ed è stato presidente della Paramount Pictures. Oggi è il produttore della webfiction Prom Queen.
Abbiamo scambiato qualche parola con lui, in attesa di incontrarlo di persona a Milano per il World Business Forum, e gli abbiamo chiesto qualche anticipazione sulle lezioni apprese nel corso della sua lunga e florida carriera.
Lei sostiene che la strategia è il fattore che maggiormente impatta sui ricavi di un’azienda. Quali sono i mezzi per giungere ad una strategia di successo?
Ritengo che la strategia debba coniugare educazione, visione, analisi finanziarie e reazioni immediate. Nessuna strategia è più valida di quella in cui uno crede istintivamente, soprattutto quando le ricerche di mercato la bocciano. Se chiedete alla gente cosa vorrebbe vedere nel futuro, vi tireranno fuori qualcosa che amavano nel passato.
Qual era il processo di creazione strategica in Disney?
Vorrei dire che si trattava di un processo ben organizzato, ma la gran parte della creazione di una strategia avveniva nei bagni, in ascensore, camminando per i corridoi o sotto la doccia. Ci incontravamo anche al di fuori dellíufficio. La cosa fondamentale era assicurarsi che gli affari fossero ben gestiti, perchÈ la strategia dopo non ha senso se líazienda non funziona bene oggi. Niente fa meglio alla strategia dei profitti, tutti si sentono meglio quando gli affari funzionano.
Qual era la politica di gestione delle risorse umane? Come venivano scelte le persone?
Alla Disney il servizio al cliente è fondamentale, per questo cercavamo sempre persone capaci di trattare la gente, e una delle pratiche di selezione più importante era il colloquio di gruppo. Consideravamo anche il curriculum e facevamo interviste singole, ma era nel gruppo che riuscivamo a scorgere le persone più adatte a servire il pubblico. Mettevamo insieme cinque o sei persone e chiedevamo loro di parlare di un argomento qualsiasi, e allora si sentiva subito quelle che avevano il carattere giusto.
Lei ha detto che i manager dovrebbero fidarsi del loro istinto e delle loro più profonde intuizioni, anche se ciò significa andare contro le ricerche di mercato, il senso comune, la pressione dei colleghi o le intimidazioni. Lo pensa sempre?
Assolutamente. E’ molto difficile dire “si” ad una nuova idea. C’è sempre un motivo per dire “no”. C’è sempre qualcuno nella ricerca per il quale l’idea non porterà risultati. Ricordo ancora le difficoltà che ho avuto alla ABC negli anni Sessanta, quando volevo fare uno spettacolo ambientato negli anni Cinquanta. L’area della ricerca aveva innumerevoli studi che supportavano la tesi per la quale questo programma non avrebbe funzionato. E son dovuto ricorrere a tutte le mie capacità per produrre serie come Happy Days e Grease. L’intimidazione può anche venire dal pubblico, dalla gente che crede che uníidea sia stupida. A volte lo è. Allora bisogna accettare il fallimento, sempre che sia all’interno di certi limiti e non metta in pericolo le finanze aziendali.
Un’altra delle sue frasi è che “il successo può essere tossico”. E’ stato tossico il successo avuto nella sua carriera?
No. Per ragioni che non riesco a spiegare, aspetto sempre il peggio e tuttavia credo che il successo arriverà. Siccome guardo sempre al futuro, poi, non ho quasi il tempo per gioire dei trionfi. Ma so che il successo rende la gente arrogante e pigra. Per questo sia alla Paramount che alla Disney diciamo ai manager di pensare che sono stati il numero due o tre, mai il numero uno.
aleante[at]hsmglobal.com



mar, ott 16, 2007
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