Selfportrait Performance: un percorso di formazione in azienda attraverso l’autoritratto fotografico

Tue, Oct 30, 2007

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nunez1.jpgLa pulsione autobiografica di raccontarsi per riscoprirsi, ora diventa un appassionante percorso di formazione. Cristina Nuñez ci lavora da 20 anni, ancora prima di diventare fotografa. E ora insegna autoritratto, anche in azienda.

di Cristina Nunez*

Sono arrivata in Italia a 24 anni, nel 1986. Lavoravo per un fotografo e sono rimasta rapita da questo strumento di conoscenza che poteva penetrare l’anima.Un giorno ho preso la macchina fotografica puntando l’obbiettivo verso la mia immagine allo specchio.

Da allora, e per 20 anni ho continuato a scattare autoritratti istintivamente, come in una sorta di pulsione autobiografica, ma senza la consapevolezza del progetto. Mi piaceva moltissimo fotografarmi, era un modo per prendere cura di me stessa, per scoprirmi, per ri-affermarmi.

Come fotografa, ho sempre cercato, fotografando le persone, di tirare fuori il loro meglio, la loro forza, il loro carisma e di rendere le immagini vive, anzi, più vive della vita stessa, in quanto possono esprimere una sintesi di vissuti ed emozioni in una frazione di secondo.
Oggi, ogni volta che devo fotografare una persona, le faccio fare prima un autoritratto, in modo da abbattere le barriere, e coinvolgerla fino in fondo nella creazione dell’immagine. Il suo carisma verrà amplificato. Alla fine degli scatti, le persone cambiano faccia, gli occhi brillano…

Negli ultimi anni ho costruito un metodo di conoscenza di sé attraverso l’autoritratto, sulla base della mia esperienza e ho cominciato a insegnare, prima a giovani fotografi professionisti e recentemente nelle aziende, come progetto di formazione.

Il metodo:

Il metodo completo è un percorso che dura 3 mesi, dalla propria essenza ai propri rapporti, al rapporto col mondo, strutturato con una varietà di esercizi di autoritratto.
training.pdf

Inizia con l’espressione delle emozioni più difficili per arrivare alla propria essenza. Lo svuotarci di emozioni è una vera e propria liberazione e sopraggiunge uno stato di serenità che sicuramente mostra la nostra identità essenziale e positiva del momento.

L’espressione delle parti più difficili da accettare è profondamente terapeutica, in quanto oggettivandone l’immagine ci obbliga a distaccarcene, e quindi possiamo, per così dire, passare ad altro. Inoltre, lo sguardo e la scelta dell’”opera” realizzata (concetto che spiego più avanti), una fase essenziale del processo di conoscenza, ci porta ad abituarci a quell’immagine difficile e quindi ad accettarci così come siamo.

gioia3_picc.jpgNel seguente esercizio si sceglie un personaggio da interpretare. Qui diamo redine sciolta ai nostri sogni, persino quelli negativi. E utilizzando tutta la nostra potenzialità diamo vita al personaggio, anche se è opposto alla nostra natura. E’ una sorta di allenamento alla flessibilità dell’io. Come sarei io se avessi scelto questa strada, o fossi nato in quella situazione?

In seguito realizziamo un lavoro sulla memoria e le proprie radici, ripercorrendo la propria storia attraverso la lettura intuitiva delle foto di famiglia, per poi eseguire un autoritratto rappresentando il ruolo più significativo all’interno della propria storia.

paura_disperazione1_picc.jpgNel secondo mese lavoriamo sui rapporti interpersonali. I partecipanti scattano autoritratti sul tema della famiglia, l’amore, il lavoro, per esplorare il loro modo di relazionarsi.

Infine, durante il terzo mese si lavora sul proprio rapporto col mondo…

Negli ultimi mesi ho cominciato ad applicare il mio metodo all’interno delle organizzazioni del lavoro. Si tratta di un approfondimento del mio desiderio di mostrare il carisma delle persone in azienda. Il metodo proposto è ovviamente più breve e consiste in due punti essenziali:
- la libera espressione delle emozioni e della propria identità personale
- l’esplorazione dei rapporti interpersonali all’interno del team lavorativo

rembrandt.jpg

La condivisione in gruppo del percorso di ri-affermazione dell’io individuale crea una notevole apertura e un forte legame personale tra i partecipanti che si estende all’intero team aziendale e si ripete in tutte le interazioni interpersonali e nel modo di agire del singolo in azienda. Il processo di apprendimento permette una maggiore consapevolezza della propria identità e quella degli altri, e di come questa si integra e si sviluppa in quella di team.Per capire l’efficacia dell’autoritratto all’interno di un progetto di formazione, dobbiamo riflettere sulle potenzialità dello stesso.

L’autoritratto è:

  • Uno sguardo alla riscoperta di sé, attraverso il confronto con la propria immagine.
  • Un allenamento alla libertà di essere sé stessi;
  • Sperimentare e testimoniare il proprio esserci come individui, un bisogno ciclico che ritorna in diverse fasi della vita.
  • Uno strumento per cercare risposte alle domande “come mi vedono gli altri? Come mi vedo io? Come vorrei che mi vedessero gli altri?”
  • Entrare a contatto con le nostre emozioni, i nostri sogni, le nostre “viscere”, attraverso un esercizio semplice e veloce.
  • Espressione della propria molteplicità e creatività;
  • Un metodo per intensificare il canale di comunicazione tra la mente e le viscere: l’ascolto profondo di sé.
  • Efficacissimo strumento per migliorare l’autostima, in quanto attraverso l’oggettivazione della propria immagine, possiamo prenderne le distanze e giungere via via ad una completa accettazione di sé.

E nel senso sociologico, dobbiamo riflettere sul perché l’autoritratto sia oggi uno strumento di grande attualità:

  • L’uomo oggi sta vivendo una sorta di nuovo esistenzialismo. Ogni individuo si trova di fronte a sempre maggiori possibilità di scelta e sente tutto il peso di questa responsabilità. Ma non sempre può contare sull’appoggio della famiglia e della comunità. L’uomo oggi è più solo, per cui deve spesso interrogarsi, mettendo a confronto la realtà della propria vita con i propri sogni e bisogni, e scoprire finalmente la sua vera identità.
  • Nasce così un forte bisogno di guardarsi dentro, di conoscersi più a fondo, di accettarsi e di esplorarsi per poter meglio fare le proprie scelte. Ma la solitudine crea altresì il bisogno di condividere questa aspirazione.
  • Il gran numero di autoritratti che riempie i siti internazionali come Youtube, Myspace, Flickr è la dimostrazione del bisogno che gli uomini hanno di raccontarsi, prima di tutto a sé stessi per poi condividere la propria storia con una platea sterminata.

Proprio in uno di questi siti web ho fatto, durante queste vacanze estive, un esperimento molto interessante. Ho caricato la mia intera autobiografia in immagini (gran parte autoritratti) e testi, come preludio alla pubblicazione di un libro e di una mostra, chiamata “SOMEONE TO LOVE”, che potete vedere su questo link:
http://www.flickr.com/photos/cristina-nunez/collections/72157601237691148/
E’ composta dei seguenti capitoli:
- le mie radici (i miei antenati)
- l’infanzia e adolescenza
- 20 anni di autoritratti
SOMEONE TO LOVE è stato visto circa 12.000 volte in un mese, e ha ricevuto centinaia di commenti che dimostrano un grande successo. Perché? Una volta sarei stata accusata di egocentrismo (non sarebbe così sbagliato), ma oggi il mostrarsi “nudi” (anche senza le virgolette), il raccontarsi onestamente e liberamente è un’occasione di profonda condivisione, di penetrare l’anima delle persone di mezzo mondo, e quindi d’ispirare a fare altrettanto. E di questo ne vado molto fiera.

*cnunez[at]charismanagement.com

www.cristinanunez.it
www.charismanagement.com

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2 Responses to “Selfportrait Performance: un percorso di formazione in azienda attraverso l’autoritratto fotografico”

  1. luciana Says:

    che bello!!!!!


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  1. [...] Sul nostro magazine abbiamo pubblicato un suo articolo che parla del metodo lo potete leggere qui: http://www.7thfloor.it/2007/10/30/formazione-azienda-autoritratto/ [...]

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