di Giuseppe Nenna
“La bandaaaaa! La bandaaaaa!” urlavano i Blues Brothers: era il grido di battaglia. Preparatevi allo scontro finale e non perdete fiducia nel bene, che prevarrà.
In fondo era un’operazione di fund rising quella che ispirò il successo planetario della strepitosa commedia musicale anno ’80 dei fratellini blues bianchi, anglosassoni ed in reunion a soccorso di suore cattoliche.
“La tracciaaaa! La tracciaaaa!” Lo IAB Forum 2007 si può dire sia girato tutto intorno a questa ossessione da profilatori professionali: di comportamenti e consumi.
Certo il viral marketing, il web 2.0, il prosumer (un omino un po’ sussieguoso che presume di produrre contenuti free); tutte parole che sembrano anziane d’un paio di lustri. E non lo sono. In fondo già sostituite nel cuore degli advertiser da una nuova classe: e che classe!
Behavioural targeting: la correlazione tra comportamenti e scelte. Ovvero come tracciare ogni segnale digitale riconducendolo ad un profilo di consumo sempre più individualizzato. Ne parlava 7th floor settimane fa con qualche preoccupazione. Affrontando il tema collaterale del Cloud computing. Ma ci si può mettere il cuore in pace: il display adv sarà sempre più raffinato da queste metodologie di data mining, di estrazione di dati, da scagliare contro il bersaglio del consumatore in movimento ed infedele.
Certo non tutto è da buttare: in fondo da carte di credito pensanti possiamo, potremo beneficiare di un’assistenza sempre più personalizzata all’atto dell’acquisto, della scelta e prim’ancora del bouquet di alternative possibili. E, di contro, le reti di social network erigeranno barriere sempre più alte e critiche all’invasività di tecniche pubblicitarie progressivamente più profilate. Resta la fondamentale, sana inimicizia tra venditore e cliente. Non un’ostilità preconcetta, solo il dovere di svolgere fino in fondo mestieri diversi, per il bene di tutti.
Intanto. Intanto Niumidia (gruppo Telecom Italia, prodottosi in un ironico inglesismo maccheronico, da corso per dipendenti del montepaschi) presenta la propria piattaforma di behavioural targeting. Sostanzialmente analoga a quella importata in Italia da Yahoo, a 5 anni dal lancio USA. Mentre Atlas Europe suggerisce di concentrarsi sui modelli di attribuzione delle conversion (quante impression diventano ricerca, informazione ed infine acquisto).
Su tutti David Weinberger raccomanda di non prendere sottogamba i consumatori digitali, averne rispetto e stabilire un contatto. Fondato sul dialogo. Ecco, il dialogo è la chiave che può limitare i danni collaterali di pressioni eccessive sulle carte di credito pensanti. Aiutando le aziende a percepire i cambiamenti qualitativi che guidano le motivazioni di acquisto. Mettendosi in discussione ed imparando l’arte dell’ascolto: digitale, ma pur sempre ascolto.
In apertura il manager dell’anno Layla Pavone, padrone di casa al Forum, annunciava che IAB e EIAA, presente nelle sembianze dell’omologa direttora esecutiva Alison Fennah, si uniranno in matrimonio. Non sappiamo se in regime di comunione o separazione dei beni, né se in costanza di contratto prematrimoniale. Auguri e figlie femmine.



13. novembre 2007 at 12:02
Sinceramente me ne sbatto del Behavioural targeting.
Non dico che non funzionerà, che non farà fare palate di soldi o che non inzuppi di entusiasmo commosso il cuore degli advertiser (non da oggi a dire il vero).
Però io sto con l’omino, quello che presume (probabilmente sbagliando) e sotto sotto un po’ ci spera.
Non tanto perché sono buono e come tale non perdo fiducia nel bene che prevarrà, ma perché sono convinto che Internet così come ha fatto strage di mondi fino a qualche tempo fa impossibili solo a pensarsi, non risparmierà nessuno.
Insomma – BUHHHHH!!! – ci credo perché sono cattivo.
E se c’è un mondo che non è stato toccato (al massimo appena appena sfiorato – con tanta tanta delicatezza) nei suoi meccanismi dall’esplosione della rete, quello è l’adv.
Perciò non domanderei per chi suona la campana, perché tanto lo si sa già (ehehehe, ya cant know, ma c’è molta autoironia in quest’ultima uscita).
28. agosto 2009 at 04:35
I have just read an ad for Power4Home solar panel kit, and was wondering if there is an independent review for it. All the reviews are obviously written by Power4Home themselves, including “comparisons” of other DIY kits. Has anyone actually bought these books and been able to come close to building a solar panel with “parts available from the hardware store” as claimed? Photovoltaic cells are expensive, yet they claim it can be done for about $200. Is it possible that you could build for this price? Please visit this website to see the system: http://power4homereview.com/power4home-review
Thank you for reading this,
All the best