Tecnologie: l’Open Source è un buon Modello di Business? L’Importanza Fondamentale del Fattore Umano, della Creatività e L’Espansione del Software Embedded

mer, nov 21, 2007

Tendenze

Qual è lo stato dell’arte dell’Open Source, i modelli di business emergenti, le strategie, l’organizzazione e le prospettive di sviluppo degli attori che operano nel mercao IT? Qual è l’impatto sui costi e sulla qualità del software?

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Se ne è discusso a un convegno organizzato dalla Fondazione Politecnico di Milano. Il dibattito ha avuto origine dalla presentazione di uno studio realizzato dal Dipartimento di Elettronica e Informazione del Politecnico, che ha presentato le proprie ricerche – allegate in pdf a questo articolo – e le ha confrontate con l’opinione degli esperti e le testimonianze di importanti imprese (IBM, BTicino, etc.). La tavola rotonda è stata moderata da Andrea Lawendel, giornalista che scrive per Data Manager e Corriere Economia.

L’Open Source è un fenomeno di portata epocale che ha radicalmente cambiato il mondo del software offrendo alle imprese grandi opportunità di crescita non solo tecnologica, ma anche economica, manageriale e di business.

E’ stato presentato un modello capace di analizzare e di classificare i diversi aspetti organizzativi dello sviluppo dell’Open Source e di studiarne l’impatto sui costi e sulla qualita del software. Le teorie emergenti, l’opinione degli esperti e lo scambio di esperienze aziendali sono i contenuti emersi durante il dibattito, al quale hanno partecipato importanti relatori:

Anthony I. Wasserman
Executive Director of the Center for Open Source Investigation, Carnegie Mellon West

Bob Alexander
Executive IT Architect, IBM

Eugenio Capra
Dipartimento di Elettronica e Informazione, Politecnico di Milano

Chiara Francalanci
Dipartimento di Elettronica e Informazione, Politecnico di Milano

Muovendo un passo in avanti rispetto all’assunto di base che l’open source sia una mera questione di licenze, Alfonso Fuggetta – Amministratore Delegato CEFRIEL, ha posto l’attenzione su due aspetti distinti: l’importanza fondamentale del fattore umano e della creatività da una parte e l’espansione del software embedded.
“Molte volte si parla dell’Open Source (OS) in modo vago, rischiando di fare confusione. Tecnicamente l’OS è una mera questione di licenza. Sarebbe però opportuno considerare il tema in modo più ampio, in rapporto con il mercato dell’Information and Communication Technology. In Italia il mercato dell’IT è purtroppo “depresso”: molte aziende non valorizzano il software e perseguono strategie volte a competere sul prezzo piuttosto che sulla qualità. Attuano poi politiche che non valorizzano le risorse umane e che tengono bassi i salari. Deve essere chiaro però che il software costa e fare software di qualità costa di ancora di più. L’OS ha dimostrato come il fattore umano sia effettivamente cruciale, spostando l’accento dall’attività “industriale” a quella creativa, dove viene data grande importanza alla persona.”

“Bisogna poi ricordare che c’è un mondo del software che va al di là dei soliti sistemi operativi, webserver e applicazioni simili, per esempio il mondo del software embedded, cioè dell’IT distribuito. Questo settore è in espansione in Italia e costituisce una forte potenzialità di sviluppo per il software OS.”

Il mondo del software, sta cambiando, e molti punti che si credevano fermi in realtà non lo sono più. “Fa piacere sentire che la domanda di IT sia matura.” – ha commentato – “In realtà l’offerta non dovrebbe aspettare altro! In particolare per i giovani, di opportunità ce ne sono diverse. Tanti treni stanno partendo e l’OS è uno di questi! Riprendiamo in mano la voglia di fare e di creare cose nuove, l’Italia ne ha
tanto bisogno!”

Stefano Maffulli – FLOSS Strategy Consultant – ha sostanzialmente condiviso l’opinione di Fuggetta, sottolineando come l’open source abbia introdotto elementi innovativi nel settore dell’IT. Anche per Maffulli il prezzo non è l’unico elemento da tenere in considerazione. Al contrario, la qualità va considerata con la dovuta importanza. Maffulli ha poi messo in rilievo come nel caso di software OS sviluppato dalle aziende, gli obiettivi siano simili a quelli delle imprese tradizionali, come per esempio l’integrazione e l’interoperabilità dei processi. Occorre fare uno sforzo culturale per incentivare lo sviluppo di strumenti creativi a supporto del business, basati su licenza OS.

Claudio Umana – Responsabile dei Sistemi Informativi della Fracarro Radioindustrie - ha ricordato come il ruolo dell’IT in azienda sia, tradizionalmente, quello di far spendere meno e vendere di più. Per ottenere questo duplice obiettivo è necessario da un lato conoscere bene i processi, dall’altro padroneggiare le tecnologie informatiche. Il risparmio di costo portato dalle licenze OS in realtà è epidermico ed illusorio, tattico piuttosto che strategico. L’adozione dell’OS porta ben altri vantaggi! Innanzi tutto l’OS induce un cambiamento culturale all’interno dell’azienda, stimola le persone a collaborare attivamente allo sviluppo di un progetto, facendo leva sul concetto di comunità. Inoltre l’OS permette un elevato grado di personalizzazione, consentendo quindi di adattare nel modo migliore il proprio IT ai processi aziendali.

Per esempio in Fracarro è stato adottato SAP, considerato a tutti gli effetti un sistema OPEN, visto che il codice è sostanzialmente contenuto in una base dati ed è modificabile. La scelta di un’applicazione per la gestione dei fax di tipo OS ha permesso una perfetta integrazione con SAP consentendo di automatizzare in modo completo tutti i processi aziendali che terminano con l’invio di un fax. Questo, e non i mancati costi di licenza, ha veramente permesso di aumentare l’efficienza del loro IT.

Vittorio Pagani – Responsabile dell’Osservatorio Open Source del CNIPA - ha tracciato un quadro della situazione all’interno della pubblica amministrazione, che è molto interessata all’OS. Basti pensare che circa il 60% del software in uso nelle PA è OS. In particolare, le applicazioni OS sono sempre più utilizzate come tool di sviluppo o come sottocomponenti di altre applicazioni. Anche in quest’ottica, nel breve termine la PA avvierà iniziative culturali per “informare” i cittadini e i potenziali utenti delle peculiarità e dei vantaggi del mondo Open Source. L’OS ha una grande prerogativa: quello di favorire lo sviluppo di strumenti simili ed interpretabili, grazie agli standard aperti, che permettono la creazione di servizi omogenei ed integrati fra le diverse PA. E’ inoltre importante valorizzare la modificabilità del software, concetto alla base del mondo OS. Il software OS inoltre fa sì che chi fornisce il software non sia più solamente un fornitore, ma diventi un partner del cliente e quindi della PA.

Paolo De Nardi – Direttore Information and Clinical Technology, Azienda Ospedaliera ULSS di Padova - ha descritto la situazione all’interno dell’Unità Ospedaliera alla quale fa riferimento e del ruolo cruciale dell’IT. Basti pensare al numero dei dipendenti – 9.000 – e a quello dei server – 120, di cui quasi la metà Linux. Vengono gestiti in tutto 20 TB di immagine radiologiche all’anno con circa 100 diversi applicativi verticali interoperabili ed integrati fra loro. Perché scegliere l’OS? Rifacendosi al discorso di Pagani, per ULSS di Padova la modificabilità non è un fattore determinante. Non volendo e non potendo permettersi sviluppatori, quando viene acquistata o commissionata una soluzione, questa deve già contenere tutto quello di cui è necessario. Al contrario, un fattore decisivo è l’affidabilità: il sistema deve funzionare sempre e senza interruzioni. Se un applicativo o un’infrastruttura OS danno maggiore garanzie di funzionalità, allora quella è una scelta sicura. Inoltre, benché il costo non sia il primo fattore di scelta, è comunque importante. Al di là delle licenze, banalmente l’OS permette di valutare un software prima di acquistarlo.

Il sistema per le immagini radiologiche dell’ULSS di Padova è interamente OS. Una scelta dettata principalmente da due motivazioni: innanzitutto, la necessità di uno standard comune per far colloquiare i diversi applicativi, e l’OS in questo compito facilita molto; poi la possibilità, come permette di fare l’OS, di scegliere i singoli componenti, selezionando il meglio del mercato (best of breed), senza essere vincolati ad un pacchetto chiuso. L’alternativa all’OS era quella di acquistare un pacchetto pre-confezionato dai fornitori ch includesse hardware (anche lo storage) e software proprietario. L’assemblamento del sistema e l’utilizzo di soluzioni aperte ha portato a un grande risparmio: è stato speso 1 milione di euro anziché 10, senza contare che il 40% dell’importo era destinato all’acquisto di monitor.

Massimiliano Magi Spinetti – Vice Presidente, ABI Lab – ha mostrato e commentato i dati (slide in allegato) relativi alla situazione nel mondo bancario, alla forte discrepanza fra le aspettative degli istituti di credito e i produttori in termini di caratteristiche dell’IT. Incredibile a dirsi, ma in questo settore la domanda è più matura dell’offerta! Per esempio molti fornitori cercano di proporre soluzioni OS facendo leva sui bassi costi di acquisizione, quando in realtà il costo non è tra le prime priorità per le banche. Le banche dall’OS si aspettano flessibilità, affidabilità e bassi costi di esercizio (non solo di acquisizione!).

Erminio Seveso – Direttore Organizzazione e Sistemi, BTicino - ha raccontato come BiTicno sviluppi software embedded con grande attenzione ai componenti e alle tecnologie OS. In particolare, dal mondo OS hanno mutuato il concetto di comunità, che ritengono una preziosa fonte di idee e di feedback. Per esempio, hanno creato la comunità “Open My Home” per sviluppare applicazioni di domotica. In questo modo la comunità R&D interna viene allargata all’esterno dell’azienda favorendo l’innovazione. Ovviamente, rifacendosi ai modelli manageriali proposti dagli interventi introduttivi, il governo di questa comunità è totalmente interno all’azienda. Un altro grande campo di applicazione dell’OS è il software gestionale. L’OS permette l’adozione di una strategia best of the breed, che consente di integrare componenti diversi, scegliendo il migliore per ciascuna categoria. Per attuare questa strategia molte tecnologie sono state scritte o rivisitate tramite l’OS. L’opinione di Seveso è quella che l’OS sia un’opportunità per le aziende, ancora una volta non perché porti direttamente ad un risparmio dei costi, ma perché consente flessibilità e adattabilità; perché permette di sfruttare gli skill di sviluppo che sono disponibili sul mercato, nonché alcune nicchie di eccellenza (per es. componenti innovativi che danno valore aggiunto ai processi e alle soluzioni). In generale, tutte le aziende dovrebbero considerare l’IT come un asset strategico e valorizzarne l’innovazione.

STUDI PRESENTATI AL CONVEGNO:
“The business of Open Source” Anthony I. Wasserman
Executive Director of the Center for Open Source Investigation, Carnegie Mellon West
tony_wasserman.pdf

“La strategia Open Source di IBM” Bob Alexander
Executive IT Architect, IBM
bob_alexander.pdf

“I modelli manageriali dei progetti Open Source” Eugenio Capra
Dipartimento di Elettronica e Informazione, Politecnico di Milano
eugenio_capra.pdf

“Qualità e costi del software Open Source” Chiara Francalanci
Dipartimento di Elettronica e Informazione, Politecnico di Milano
chiara_francalanci.pdf


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di Andrea Genovese
direttore di 7th Floor – Corporate & Business Magazine

a.genovese(at)00map.com

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Andrea Genovese, consulente e formatore nel campo del web marketing e della comunicazione digitale, life & corporate coach, fondatore di 7thFloor.

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  1. ][ stefano maffulli - 22 novembre 2007

    Ritorno dal convegno “Open Source come modello di business”…

    Ieri ho partecipato alla tavola rotonda dopo il convegno Open Source come modello di business da cui sono rientrato poco impressionato: mi sembrava tutto troppo 1.0, già visto. Non mi hanno impressionato le ricerche presentate da un dottorando di ing…

  2. Il Blog di Digital Service Innovation » Blog Archive » Business 2.0, alcuni spunti - 14 febbraio 2008

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