Immaginate di avere 2500 canali sulla vostra televisione e poter con un tasto modificare il palinsesto, mandare avanti e indietro la vostra trasmissione preferita, senza nessuna restrizione (dimenticate i famigerati DRM) e avere trasmissioni in HD. Non è mia intenzione parlarvi dell’ormai anacronistico digitale terrestre, ma di Miro.
Miro può darvi tutto questo: può trasformare il vostro computer con un collegamento alla Rete in banda larga, in una Internet TV: video, video e ancora free video.
Miro è un software per la fruizione e la gestione di video online (software di “videovisione”, una P2P Tv su licenza GNU GPL): lo scaricate, lo installate e potete iscrivervi al canale che più preferite (arte, musica, tecnologia, ecc.). Miro ha un’interfaccia semplice (in Italiano) e un numero di funzioni apprezzabili. Potrete impostare l’autodownload delle puntate recenti del vostro canale preferito e poi costruirvi una playlist da guardare la sera.
Demo di Miro su YouTube:
[youtube w3N6w_zfDVM]
Miro nasce come versione migliorata di quello che è stato Democracy Player, frutto del lavoro della Participatory Culture Foundation, e ha tutte le caratteristiche per battere la concorrenza (leggi Joost).
La filosofia di Miro è vincente: i video devono essere liberi, libero il loro accesso, libera la condivisione, libera la creazione. Niente costrizioni, ma libera espressione sia da parte dei creatori che dei fruitori. Filosofia che piace agli utenti, ma meno ai vari oligopolisti del video entertainment (che difatti sono più propensi a scegliere Joost perché gli infonde più sicurezza).
I video scaricati occupano troppo spazio? Potete impostare un limite massimo di spazio occupato su Hard-disk e decidere quanto tempo conservare i video scaricati. Potete cercare un video su YouTube e scaricarvelo. E, come se non bastasse, vi facilita la vita nell’uso di Bittorrent ed è anche un comunissimo video player sul modello di VLC.
In principio è stato YouTube a innestarsi nel flusso della fruizione di prodotti video, creando un dissesto nel sistema dei media istituzionali. Una democratizzazione della produzione, un nuovo canale, un nuovo concorrente, producendo nuove teorizzazioni sul ruolo del fruitore – più che mai diventato prosumer – e sul suo modo di vedere il mondo e di agire sui mezzi di produzione dei contenuti.
Se prima solo quello che veniva trasmesso sullo schermo televisivo poteva ottenere lo statuto dell’esistenza (si veda a tal proposito il pensiero di Jean Baudrillard), ora chiunque in possesso di una telecamera può creare entità (una arcobaleno di dasein) che altrimenti non sarebbero esistite. Una nuova voce popolare per immagini. Un po’ come successe per le radio e le sue applicazioni politico/sociali (si vedano i testi di Frantz Fanon su Radio Algeri).
Oltre a queste immense possibilità in potenza, YouTube presenta dei seri limiti sia da un punto di vista tecnico – i video sono inguardabili in modalità full screen – che per i contenuti – la gran parte dei video prodotti dagli utentu si sono rivelati eccessivamente amatoriali, autoreferenziali e di poco interesse. YouTube, e i suoi figli minori poi, rimangono ancora legati ad una fruizione univoca da parte dell’utente e necessitano di un collegamento costante.
Innegabile è il confronto con la vecchia televisione che, dalla sua parte, pùò ancora proporre contenuti di buona qualità (con un collegamento satellitare) risultando intimorita, solo in parte, dal proliferare di vari aggregatori video sul modello YouTube.
Ma qualcosa sta cambiando. Una nuova rivoluzione video sta avvenendo e forse Miro ne è un esempio.
Miro affascina, stupisce la qualità dei prodotti e consolida un nuovo modello di fruitore (“videospettatore”) che preferisce avere la capacità decisionale sul cosa e sul quando e sul come vedere e che desidera condividere con altri i suoi interessi visuali (con Miro ogni video lo si può condividere attraverso mail e le più comuni piattaforme di social bookmarking).
Potrete anche passare dall’altra parte dello schermo e creare il vostro canale grazie alle semplici istruzioni date dal team di Miro. L’evoluzione dell’utente passa da una contemplazione dell’elettrodomestico (tele-spettatore, dove la radice indica non il prodotto trasmesso, ma lo strumento che lo trasmette) ad un guardare ciò che si sceglie di vedere (video-spettatore) non importa su che supporto (schermo di un pc, mobile device, ecc).
I web video stanno rubando telespettatori, titola il New York Times. Questo dovrebbe far riflettere sia chi produce programmi televisivi sia chi investe nella pubblicità.
Si, lo so, sono un Miro-entusiasta.
di Francesco Ferrari
KEEP THE VIDEO FREE!
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November 26th, 2007 at 20:34
…molto interessante!