Le parole di John Thackara & Maxwell L. Anderson
di Tommaso Maggio
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La dove la vecchia Milano finisce, inizia il complesso residenziale della Bicocca, un architettura di cui è inutile star qui a parlare ma che ha dato molti spunti agli incontri che si sono susseguiti nel pomeriggio di sabato all’ Art for business Forum. Con appena 30min. di ritardo sul programma è iniziato l’intervento di John Thackara, direttore The Doors of Perception, ovvero colui che ha coniato il termine di ingegneria culturale. L’uomo, che come lui stesso ha raccontato nell’ormai lontano ’91 fu chiamato in Australia per pensare ad un bauhaus digitale, e di li a poco in molte altre parti del mondo per risolvere problemi apparentemente lontani dal focus delle singole aziende, ma di cui improvvisamente sembrava tutti volessero occuparsi, alias la sostenibilità. Erano gli anni della bolla economica Giapponese e quando questa scoppiò tutti sembrarono dimenticare i buoni propositi.
L’entusiasmo alle stelle che John T. ebbe in quei mesi gli è rimasta addosso, ma ora ha gli occhi ben aperti, tanto che ha esaltato tutti i presenti ad osservare bene lo spazio che ci ospitava, dicendo dopo pochi istanti qui abbiamo quattro elefanti invisibili signori… “sono tra noi ogni giorno ma nessuno di noi se ne accorge”… Uno porta la bandiera del sistema finanziario, l’altro del petrolio, uno degli alimenti e non dimentichiamo quello dei cambiamenti climatici. Se questi bestioni decidessero di far cartello e unirsi a nostro dispetto, che succederebbe? Oggi qualcuno comincia a sforzarsi di guardare oltre il proprio naso domandandosi se i propri comportamenti possono essere utili a qualcosa.
Aziende come il porto di Rotterdam ha deciso di volere abbassare il più possibile le emissioni di Co2, la Cina dopo anni di inquinamento ha affermato di voler divenire una civiltà ecologica, e visto che quel che dicono fanno è sicuro che manterranno quanto affermato, lo speriamo tutti! Noi tutti fino ad ora abbiamo guardato al mondo in senso estetico, ora bisogna andare oltre e capire quanta energia serve per realizzare quel che vediamo, tocchiamo, solo così con questa sensibilità possiamo sperare di migliorarci. L’ordine ha dei costi elevati, pensiamo e guardiamo attentamente come si muove la natura, osserviamola e imitiamola, insomma ripensiamo l’estetica pensando all’energia.
Parlando concretamente, J.Thackara, ha dato dei punti per iniziare subito ad essere operativi.
Si crei una unità di controllo in ogni azienda, così da vedere con occhi nuovi come vengono davvero fatte le cose, si studi quello che finora è stato fatto per aumentare l’impatto e la sostenibilità, forse anche il nostro vicino fa qualcosa più di noi già dividendo il cartone dall’umido, ultimo ma non per importanza, che il 15% del tempo di ogni società non sia destinato a profitto ma allo svago creativo dei lavoratori. Letto la ricetta? bene direi di non attendere oltre e seguir da subito i consigli!
Oltre a Mr. John Thackara, era presente anche Maxwell L. Anderson, direttore e CEO dell’ Indianapolis Museum of Art, insomma un altro pezzo da novanta che ha tenuto una Lection Magistralis dal titolo USING CREATIVITY TO DEVELOP BUSINESSES. Anderson ha parlato di come l’ambiente in cui ha vissuto l’infanzia, lo abbia influenzato per tutte le scelte della sua vita, a quanto pare la “scossa” più forte l’ha avuta quando dall’ America si è trasferito con l’intera famiglia per un anno in Francia, ne è seguita questa sua dichiarazione: “in America la bellezza e la creatività sono dentro i musei, in Europa sono per strada”…
E sarà insomma per colpa di noi europei che Maxwell, ha messo l’arte al centro della sua vita. Il suo discorso è stato incentrato su come i nuovi mercati siano stati aperti dalla creativity e non da tavole di power point! insomma numeri e analisi di mercato servono anche oggi ma non si può sperare di superare una crisi semplicemente con questi sistemi, serve uno scatto in più. Un passaggio che soltanto gli artisti hanno la capacità di cogliere per primi, di anticipare. Oggi più che mai, ogni azienda dovrebbe aprire le proprie porte alle arti, lavorando su punti chiavi quali la semplicità, l’ovvia produzione del prodotto, la perfetta funzionalità, e in primis l’originalità dell’idea, sbagliata questa decade tutto, e allora i numeri saranno migliaia ma i risultati zero. Insomma oggi senza arte non si fa business, quindi cari CEO, aprite gli occhi e assumete un buon talent-scout, o + semplicemente guardate con altri occhi i vostri dipendenti!



ven, nov 30, 2007
Business, Cultura