I contenuti creano valore?
Erano 4 i rapporti approntati dall’Istituto di Economia dei Media IEM della “Fondazione Rosselli“, a coprire l’intero spettro dell’industria della comunicazione italiana, riunita in occasione del V Summit a Roma, sotto il titolo ombrello: I contenuti che creano valore. I temi trattati: La domanda di contenuti: i broadcaster generalisti; L’industria della comunicazione in Italia; Web tv, mobile, IPTV: le nuove televisioni e la creazione di valore; L’industria della musica registrata in Italia: esiste un ruolo per la piccola e media impresa?
La difficoltà di definire il campo di analisi, oltre gli indici quantitativi ed in relazione all’accelerazione della convergenza cross-media, è emersa soprattutto con riferimento alla condizione del mercato italiano, in cui i processi di concentrazione verticale impressi da Mediaset [46% del valore della produzione broadcast italiana, 4 delle prime 7 aziende di produzione italiana conglomerate ed internalizzate] fanno il paio con l’oligopolio Raiset.
Come a dire che non esiste una reale altra committenza in grado di alimentare le produzioni indipendenti, né esisterà se persisterà l’attuale assetto [che data ormai dalla legge Mammì del 1990] e non si interverrà sulla canalizzazione dei diritti secondari multipiattaforma a favore di autori e produttori. Ovvero ove si provasse o si avesse la forza politica di intaccare la rendita di posizione e l’abuso di posizione dominante di MEDIASET e RAI.
Liberando produttori indipendenti, nuovi player e nuovi autori dalla morsa soffocante dei pesi massimi che bloccano l’evoluzione del mercato dei contenuti, e quello connesso dei diritti, verso un assetto in grado di fornire spinta e carburante alla creatività ed alle sfide della hyper-crossmedialità.
In fondo l’analisi spietata di Giorgio Gori [già king maker broadcast in Mediaset, poi dominus in Magnolia, la sua creatura nel frattempo approdata alle munifiche tasche di DeAgostini] questo ventilava: e se a lamentarsi della struttura normativa a protezione dei gemelli diversi è Gori…
Nessuno al momento conosce quale sia il reale potenziale del mercato italiano. Caratterizzato da una forte prevalenza della fruizione mobile dei servizi value added VAS e da una relativamente bassa penetrazione della larga banda. Spinta dalla gara per l’assegnazione delle licenze wi-max nei territori a divario digitale. Ma è significativo che Telecom Italia [per bocca di Piero De Chiara] freni sugli investimenti in contenuti di Alice TV, mentre Vodafone [per bocca di Vittorio Veltroni] esiga un vero breakthrough nel pensare i contenuti medesimi, spesso offerti dalle produzioni ancora a standard analogico e senza rispetto per i fruitori [potenziali].
Come a dire che sviluppare contenuti diversi, per mercati quantitativamente ancora irrilevanti se paragonati al valore della produzione broadcast, stimata in circa 3.000.000.000 di € [contro pochi spiccioli], implica certamente un intervento normativo che liberi risorse economiche. E su cui il Ministero delle Comunicazioni pare d’accordo, a sentire il ticket Paolo Gentiloni- Peter Kruger. Ma forse chiede alle imprese outsider un enorme sforzo di riorganizzazione e di missione, nel catturare lo spirito del tempo, veicolando modelli produttivi del tutto eterodossi.
di Giuseppe Nenna
PDF da scaricare:
iem-v-summit_web-tv.pdf
iem-v-summit_pmi-musicali.pdf
iem-v-summit_domanda-contenuti.pdf






Mon, Dec 17, 2007
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