“I shot the sheriff”
Uno sceriffo senza pistola, ha descritto la propria funzione Corrado Calabrò. Confidando nell’auspicata approvazione del ddl Gentiloni, che ne rafforzarebbe prerogative e strumenti. Non paragonabili forse a quelli della Ofcom britannica, ma almeno non più una pallida emulazione.
L’occasione è solenne, promossa da AGCOM ed organizzata congiuntamente da Business International con lo studio Macchi di Cellere Gangemi. Si tratta della V Tavola Rotonda con l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, entro la cornice delle “Economist Conferences” di The Economist.
Una puntigliosa rassegna di questioni, aperte e chiuse. Ma il presidente di AGCOM confessa e rivendica molti risultati a fronte di scarsi poteri. Poco più di una “moral suasion” sui grandi player di mercato. E che si tratti di aziende da milioni di utenti è noto e facilmente intuibile. Ma non solo la lamentazione, nelle tre sessioni che hanno scandito la giornata.
Un’analisi puntuale e senza peli sulla lingua che ha attraversato tutti gli interventi. Diversamente espliciti nel denunciare la cronica carenza di reti fisse all’altezza delle applicazioni web 2.0 e lontane, molto lontane dagli NGN, i next generation network. Un dato lo ha fornito papale papale Corrado Sciolla, AD di British Telecom: Reuters non riesce a garantire in Italia, unico paese OCSE, i livelli di servizio IPTV della propria informazione business per cronica instabilità di banda. Anche quella larga, in Italia, è stretta, quasi anoressica, ai limiti [oltre i limiti?] della decenza semantica.
Tuttavia si è avuta la percezione che tutti i convenuti, le maggiori aziende tlc e le più interessanti new entry, i professori commissari di AGCOM, gli operatori ospiti della conferenza, fossero persuasi che la svolta regolamentare in fieri segni la fine di un ciclo [dominato dal primato dell'innovazione tecnologica e dalle vaste praterie, in quote di mercato, da conquistare] ed apra la fase della maturità del settore, in cui domineranno i contenuti di nuova generazione.
Nodo dei nodi l’equilibrio tra tariffazione ed investimenti, affrontato nella recente delibera 626 del 12 dicembre scorso: Avvio del procedimento relativo alla revisione ed eventuale integrazione delle misure regolamentari atte a promuovere condizioni di effettiva concorrenza nei mercati di accesso alla rete fissa. Che tira in ballo l’ex monopolista, oggi quasi monopolista di rete fissa, e la valutazione da dare all’asset pagato degli investimenti pubblici in regime di monopolio.
Una valutazione troppo alta, suggerisce Sandro Frova [docente di finanza aziendale delle telecomunicazioni] costituirebbe un regalo al detentore della rete. Si presume scorporata dall’attuale struttura societaria di Telecom Italia. Una troppo bassa potrebbe frenare i necessari, necessarissimi investimenti già da troppo tempo rinviati. Con i risultati ed i disservizi che ciascuno può constatare quotidianamente durante la propria navigazione. E l’ipoteca sullo sviluppo IP delle nuove applicazioni.
Calabrò ha comunque sottolineato che AGCOM non penalizzerà quanti effettueranno investimenti sulla rete, pur mantenendo una linea di condotta univoca sull’accesso di nuovi competitor nel mercato tlc domestico. In un mercato oligopolistico, sostiene, il contrasto avviene abbassando il costo di acquisizione di nuovi clienti, con dividendi da intestare ai consumatori. E lasciando sempre aperto l’uscio ad operatori portatori di capitali, di nuovi modelli di business e di nuovi servizi.
MVNO chiama, Postemobile risponde
È ragionevolmente il caso di scuola di come si possa innovare partendo da una disciplina regolamentare che apre il mercato. Roberto Giacchi, dal 2 luglio scorso AD di Postemobile, già Bain & Co, spiega gli obiettivi della newco: 100.000 clienti entro fine anno [di cui 30.000 acquisiti nella prima settimana di offerta], 2.000.000 entro il 2010.
In fondo è l’uovo di colombo: un gigante del credito alla piccola clientela com’è ormai anche Poste Italiane, dopo la cura Passera, mette in linea la propria base clienti [5,1 mln di conti correnti postali aperti, circa 3,5 con Postepay, non necessariamente parte della medesima base utente], la capillare presenza di sportelli sul territorio nazionale, la forza del brand insieme ai servizi unici di borsellino elettronico mobile. VAS, Value Added Services. Diremmo VAS VAS, non repliche di offerte info ed entertainment tutte uguali.
Ed in effetti la possibilità di trasferire su cellulare pratiche ordinariamente operabili in fila, in banca od in Poste Italiane [non il massimo della celerità], o con il banking on-line, per una popolazione ormai bionica come quella italica [metà telefonino e metà umana, più o meno], rappresenta da sola un’offerta distintiva che è destinata ad aprire il mercato dei contenuti di nuova generazione. Si tenga conto che sul mercato VAS l’Italia è leader mondiale, come già sottolineato a 7th floor da Gianluca D’Agostino, AD di Neomobile, che lo ha ribadito ancora nel corso della conferenza.
di Giuseppe Nenna
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August 12th, 2008 at 01:16
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