Dee, Donne e Potere: Vipere o Creature Celesti ai Vertici delle Organizzazioni?

Wed, Jan 9, 2008

Coaching, Tendenze

capo_donna_dea_potere.jpg

Dentro ad ogni donna, di potere o no, abitano molte dee e nel corso della storia personale le divinità si succedono. Così anche per Antonella, Monica, Michela ed Anna, le protagoniste di questa nostra piccola inchiesta sulle donne capo. Le caratteristiche stesse si alternano, si mescolano e si trasformano.

Ma perché continuano ad essere approvate solo le qualità delle dee vulnerabili, mentre le dee vergini spaventano e la dea alchemica crea diffidenza? O forse non è più così? E tu che capo-donna sei? O che capo-donna hai? E cosa ti piace e cosa no?

quella-stronza-del-mio-capo.jpgQuella stronza del mio capo“, oltre ad essere il titolo del libro di Bridie Clark, è anche un’esclamazione che si sente ripetere con una certa frequenza nelle organizzazioni e che in modo piuttosto efficace contrasta l’idea (solo l’idea mi raccomando) politicamente corretta che “capo donna è bello”.

Ma come, non eravamo arrivati alla conclusione che le qualità femminili erano proprio quelle giuste per esercitare un potere più umano, per migliorare la qualità del nostro lavoro? Addirittura il “femminile” non doveva diventare un requisito che anche i maschi più machi dovevano imparare a coltivare?

E allora come mai le rappresentazioni iconografiche delle donne al potere corrispondono alle figure spietate di Meryl Streep in “Il diavolo veste Prada” o di Tilda Swinton in “Michael Clayton”?

Certo nel nostro paese non è che ci sia una gran quantità di donne al potere e le poche che arrivano sulle vette dell’Olimpo devono faticare parecchio per mantenere la posizione acquisita. Ma la cosa strabiliante è che quando finalmente ci arriva, il grande capo donna il più delle volte è bersagliata da critiche feroci: l’idea più diffusa è che una volta al potere “diventa peggio dei maschi”, si spoglia delle sue caratteristiche femminili per indossare la pesante corazza del guerriero.

Ma quali sono queste particolarità femminili e quanto di questi caratteri distintivi corrispondono davvero alla realtà femminile o sono piuttosto degli stereotipi?

Le competenze manageriali che tipicamente si riconoscono alle donne sono la capacità nelle relazioni, l’attenzione alle persone e ad una migliore qualità della vita lavorativa, la capacità di una visione d’insieme, l’attitudine alla cooperazione.

Sono alcune delle particolarità che Jean S. Bolen nel suo “Le dee dentro la donna” attribuisce alle dee vulnerabili, Era, Demetra e Persefone.

demetra.jpg“Io ho sempre concepito la mia attività di dirigente con spirito di servizio” racconta Antonella, 50 anni, top manager in un’azienda di servizi, “e uno dei miei principi fondamentali è che devo essere sempre a disposizione dei collaboratori che stanno lavorando per me”.

Certo non è difficile crederle, nel suo ufficio c’è un viavai continuo di persone che le sottopongono quesiti, le chiedono pareri, si vede che è molto amata e che c’è grande confidenza. “Una cosa strana che mi sento dire spesso dai miei collaboratori è che, pur non avendo figli, sembro una madre perfetta”. Ed effettivamente alcune caratteristiche di Demetra la dea delle messi, nutrice e madre, Antonella le ha.

Demetra è una figura soccorrevole, protettiva e generosa, lavora in organizzazioni, come quella di Antonella, che si giovano della sua energia materna. Le difficoltà sono quelle di dire di no, di affrontare un collaboratore incompetente. “A volte questo diventa un vero problema, mi sobbarco il lavoro anche di altri con il risultato che rimango in ufficio fino a sera inoltrata. In quanto a riprendere una persona che sbaglia mi costa grande fatica, licenziare una persona per me è praticamente impossibile”.

dea-artemide.jpgMa cosa succede, quando le caratteristiche manageriali corrispondono a quelle delle dee vergini, Artemide, Atena ed Estia? Queste sono divinità che bastano a sé stesse, agiscono non per piacere ma per seguire i propri valori interni. Determinate e anticonvenzionali, sono capaci di concentrarsi su obiettivi specifici e di raggiungerli.

“Certo quando una donna al lavoro ha un obiettivo chiaro, è ambiziosa e decisa molto spesso è vista come un’arrivista” dice Anna dirigente di 42 anni in una società informatica. “La mia squadra è quasi tutta di donne, le ho sempre preferite sul lavoro. Sono più brave, affidabili ed intelligenti a loro chiedo molto, moltissimo. Mi rendo conto di essere esigente, alcuni, gli uomini per lo più, alle volte non ce la fanno a starmi dietro”.

Anna come Artemide, dea della caccia, ha un fisico atletico e uno sguardo deciso, puntato dritto verso il bersaglio. Come la dea si circondò di Ninfe e prese le loro difese, così nel lavoro Artemide ha uno sviluppato senso della sorellanza e della condivisione di valori profondi, soprattutto con altre donne.

Proprio per il suo rigore può diventare spietata e, senza accorgersene, ferire le persone meno forti di lei. “Non riesco a capire come mai la collera viene accettata quando si tratta di un capo maschio, quando invece ad arrabbiarsi è una donna ecco che immediatamente viene bollata come arpia”.

dea-atena.jpgMichela, 47 anni, anche lei dirigente, ma in un istituto bancario, ha conquistato con intelligenza il suo potere in un ambiente tipicamente maschile. “Ma se devo dirti la verità, la lotta più dura la faccio con le altre dirigenti donne. Trovo che siano più competitive e dure dei colleghi maschi, con i quali riesco a trovare più facilmente un’intesa”.

Atena, dea della saggezza e dei mestieri, nacque direttamente dalla testa del padre Zeus e per questo ha sempre mantenuto il suo rapporto privilegiato con il padre. Come Michela nel lavoro è una grande stratega, ma a differenza di Artemide non privilegia il rapporto con le altre donne e spesso preferisce lavorare con uomini.

E di nuovo, ma ancora peggio, cosa succede se ad avere potere è una donna affascinante e seduttiva, caratteristiche principali dell’unica dea alchemica, Afrodite dea dell’amore e della bellezza.

Monica, 37 anni, creativa di successo in una grande agenzia di pubblicità, più che bella è sensuale e per sua stessa ammissione parte del suo consenso è dovuto proprio a questa qualità. “Con la piccola differenza che se ad essere sensuale è un uomo, è un capo carismatico, se invece è una donna, è una puttana. Hai mai sentito dire di un uomo che ha fatto carriera per meriti talamici? Io no, mai. Mentre lo sento dire molto spesso delle donne, me compresa”.

Afrodite conquista e seduce posando il suo sguardo alchemico sull’amato creando energia e vitalità. Così nel lavoro ha la capacità di ispirare e sviluppare le virtù di chi la circonda provocando l’effetto Pigmalione che trasforma. “Così ti fai molti amici, quelli che ti amano e che ti seguono, ma anche molti nemici, soprattutto fra le donne”.

di Luciana Zanon

Dee vergini – Artemide, Atena, Estia
Rappresentano le qualità femminili dell’indipendenza e dell’autosufficienza, gli attaccamenti emotivi non le distolgono da ciò che ritengono importante, non agiscono da vittime e non soffrono.L’aspetto della dea vergine rappresenta quella parte di donna che l’uomo non riesce a possedere o “penetrare”, non viene toccata dal bisogno di un uomo o dalla sua approvazione, che esiste di per sé interamente separata da lui.

Dee vulnerabili – Era, Demetra, Persefone
Rappresentano i ruoli tradizionali di moglie, madre e figlia. Dee la cui identità ed il benessere dipendono dalla presenza, nella loro vita, di un rapporto significativo; ciò che le motiva è la gratificazione del rapporto, approvazione, amore, attenzione. Sperimentano la possibilità di crescita attraverso la sofferenza e spesso reagiscono con vittimismo.

Dea alchemica – Afrodite
In una categoria a parte troviamo Afrodite, dea dell’amore e della bellezza, viene definita dea alchemica in riferimento al processo magico o potere di trasformazione che lei sola possedeva.

Per saperne di più: www.raphaelproject.com/femme/dee_donna.htm
Jean S. Bolen, ” Le dee dentro la donna”, ed. Astrolabio

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18 Responses to “Dee, Donne e Potere: Vipere o Creature Celesti ai Vertici delle Organizzazioni?”

  1. Luciano Zanon Says:

    Donne come capo non ne ho mai avute ma, io sono stato il “capo” di qualche donna, tutte laureate in ingegneria informatica.
    - La prima era un caso da neuropsichiatria, credo, e per poco non ci trascinava anche me. Ero al punto che se ci dovevo parlare, prima andavo a meditare per mezzora sul come dire le cose (quelle facili).
    Incapace, presuntuosa ma quello che proprio non reggeva era di farsi comandare da uno che laureato non era.
    - La seconda se la cavava decentemente (professionalmente intendo)………. uno zerbino………
    - La terza di quello che faceva non glie ne poteva fregare di meno, non sono mai riuscito a capire cosa fosse in grado di fare.
    Le donne sono più brave, affidabili ed intelligenti???
    Fantastico!!!! Presentatemene qualcuna.

    Luciano

  2. Daniela Fregosi Says:

    Molto interessante e non banale questo articolo. L’utilizzo della metafora delle diverse tipologie di dee la sento molto stimolante. Mi sono ritrovata soprattutto nelle dee vergini, ma tutto sommato autosservandomi sarebbe riduttivo liquidarmi così. Allora pensavo che forse la vera difficoltà è proprio questa. Magari ogni donna avesse la sua categoria e si comportasse con se stessa e gli altri in modo sempre coerente. I problemi saltan fuori quando ci sono conflitti interni proprio tra le varie dee dentro di noi. A tratti sei forte ed energica, temuta ed invidiata, poi dentro di te parte la dea vulnerabile in cerca di amore e protezione e chi ti sta di fronte non ci capisce più niente. E poi le nostre dee dentro son sempre quelle con le stesse dinamiche in tutte le relazioni. Magari anche questo! Sul lavoro ne partono alcune e magari con il tuo partner, altre.
    Mah, direi che è una bella ricerca interiore……quante vite abbiamo di tempo per capirci qualcosa?

  3. cristina negri Says:

    Non so se sono proprio una donna-capo, è cero che mi sento più vicina alla figura di Antonella, soprattutto nella parte delle difficoltà che incontra e constato purtroppo che ottengono assai di più le donne-capo tipo Anna, ma non ne sono più che tanto dispiaciuta. Infatti nella mia vita lavorativa ho avuto due donne-capo modello Artemide e non sono certo diventate i miei miti, anzi… In ogni caso condivido sulle difficoltà che una donna deve affrontare per arrivare ai vertici e sulle caratteristiche maschili che deve fare proprie per restarci. Che peccato! E per finire una parola per Luciano: “Ma dai,
    sai che fino a ora sei stato proprio sfortunato? Non demordere!”
    Cristina

  4. mauro guerrini Says:

    …non ci ho capito molto, anche se conosco i personaggi epici delle donne succitate e quindi le loro caratteristiche che ho appena letto…di certo le donne sono molto diverse dagli uomini e nei posti di comando spesso vogliono assomigliare agli uomini, meno male che la loro natura è diversa…in quanto a capacità e caparbietà sono superiori a noi, questo non ho dubbio e riescono ad arrivare là dove vogliono e soprattuto con chi vogliono…poi le donne sono libere nella testa quindi lavorano meglio, sono atte al sacrificio in modo naturale (vedi maternità) oppure la caccia fra le belve, chi caccia son le femmine…alla fine l’uomo è un pò come il “fuco” tra le api: serve a poco…ma la vera differenza è nelle soluzioni, casi rari a parte, che per fortuna ci sono…l’uomo è pratico e la donna un pò meno: io ho un capo uomo, ma preferirei un capo donna, perche le rare volte che ci parlerei perlomeno mi ascolterebbe…

  5. luciana Says:

    Stabilire chi è più bravo, intelligente ed affidabile fra uomini e donne non è l’obiettivo di questo articolo. Raccontare la propria esperienza, positiva o negativa che sia, sul tema delle donne e del potere, quello mi sembra più interessante. Ma, senza voler essere formali, anche il modo con cui si dicono le cose ha la sua importanza. E non sempre la polemica aiuta.

    Si certo la metafora della dea può aiutare a comprendere e a comprendersi, ma non è un via breve per qualificare una donna (o un uomo); ci può aiutare a capire però alcune affinità o alcune antipatie.

    E se poi non la metafora non serve per capire le diverse nature, maschili e femminili, va bene lo stesso, l’importante è saper apprezzare una qualità, che Mauro definisce femminile, come l’ascolto.

    Luciana

  6. Luciano Zanon Says:

    Sono perfettamente d’accordo!!
    Non si tratta di stabilire chi è più bravo, intelligente ed affidabile fra uomini e donne, ma questa è la conclusione a cui è arrivata “Anna”.
    La mia esperienza personale è diametralmente opposta, tuttavia io non mi sono mai permesso di affermare che gli uomini sono più bravi, intelligenti ed affidabili e che le donne non ce la fanno a starmi dietro, non mi parrebbe una cosa particolarmente intelligente.
    Io mi sono limitato a dare un giudizio (molto duro) su dei casi di mia conoscenza diretta e mai e poi mai mi permetterei di trarre da questi tre casi, delle conclusioni di carattere generale.
    Mi dispiace che nessuno abbia colto l’essenza della mia provocazione se non per i toni effettivamente duri con cui la ho espressa.

    Luciano

  7. Luciano Zanon Says:

    Per Cristina:

    Nella fattispece la sfortuna non è stata mia, ma della azienda dove queste persone lavoravano (almeno in due casi su tre).

    Per quanto mi riguarda: Ho da poco assunto una persona che si occupa di informatica, in futuro potrebbe accadere ancora, anche in quel caso la discriminate di scelta sarà la sua capacità professionale e non il fatto che sia uomo o donna.

    Luciano

  8. patrick Says:

    Ah, che stronzata pensare che donne o uomini presi come categorie possano essere l’una superiore all’altra: è un mito. Ma come lo si può dimostrare? E poi superiori in che senso? In altezza? In larghezza? In lunghezza? Uomini e donne sono semplicemente diversi.

    Aziende e istituzioni sono luoghi dove molto spesso lo sforzo non è diretto verso il fare qualcosa di utile quanto invece far fare qualcosa a qualcun altro o controllare qualcuno: in breve, si lotta per il potere. E il potere è un giochetto da maschi: visto che non possono dare la vita a qualcuno, si concentrano nel controllarla.

    Ecco perchè dunque ci sono più maschi al comando di aziende o istituzioni. Ma in famiglia, dove se sgomiti troppo l’altro ti manda ‘affanculo, chi comanda?

    Le donne, se arrivano ad essere il capo, devono perciò usare armi maschili, devono diventare come e peggio dei maschi. Non lo fanno dopo, lo fanno prima durante e dopo. Inoltre (si noti il verbo) devono combattere di più dei maschi, perché oltre a dover prevalere come qualunque altro maschio, deve anche fronteggiare dei maschietti che tendono a coalizzarsi per fermarle.

    Il dono e l’offerta sono caratteristiche femminili più apprezzabili, ma l’ascolto in particolare è la marcia in più che le donne possono vantare per poter guadagnare una posizione, e devo dire che nella mia esperienza questo l’ho ampiamente riscontrato nei capi donna che ho avuto, sia quando le ritenevo preparate, sia quando pensavo che fossero inesperte o incapaci.

    La seconda via per raggiungere l’obiettivo del potere passa per il sentiero più femminile della seduzione, che spesso vale alla donna il titolo di puttana. Questo è il modo molto carino che i maschi usano per indebolire la concorrente che usa armi per loro irraggiungibili. Certi maschietti poi credo che userebbero ben volentieri la seduzione come arma se essa fosse nella loro disponibilità.

    Ma se questo dono della donna da solo non consente di avere un buon capo, dall’altro serve a mettere in crisi un sistema che altrimenti diventerebbe una macchina schiacciasassi cieca nella quale gli uomini perdono la loro anima e accecati dalla lotta di potere fanno perdere l’anima anche a chi fuori della macchina entri in contatto con essa. Allora è meglio che la macchina funzioni male (Bertrand Russel diceva “I nove decimi delle attività di un governo moderno sono dannose; dunque, peggio son svolte, meglio è”), e che a capo ci siano delle incapaci libere di usare la seduzione per guadagnarsi il potere.

    Le caratteristiche della dea vergine mi sembrano più le caratteristiche del maschile: penso al maschio che basta a se stesso, che non ha attaccamenti emotivi e non è appetibile sessualmente per gli altri uomini.

    Le caratteristiche della dea vulnerabile sono quelle che meglio possono offrire una visione nuova alla società così maschilista e concentrata sul controllo degli altri. Pensiamo a un ministro della difesa donna: manderebbe mai i propri figli in una guerra scema come quella in Iraq, che i malefici signori del potere chiamano missione di pace? No, li impiegherebbe solo dove servono come nella difesa della nazione o in opere eccezionali di aiuto a popolazioni in difficoltà, e non come strumento di offesa o per il controllo delle risorse altrui.

    Ma ciò non è possibile ora, serve per questo che il potere e le istituzioni si indeboliscano grazie alla dea alchemica, la puttana che demolisce con forza la struttura maschilista. La speranza è che sempre più donne usino le loro armi seduttive per ridurre a più miti consigli una società nervosa e violenta. E’ meglio che uomini e donne scopino di più, che si calmino un poco. In questo momento abbiamo bisogno anche di donne così, che solo i nani del potere chiamano erroneamente puttane…

    Patrick

  9. Flower Says:

    Grazie all’autrice per l’interessante articolo: concordo sul commento che lo definisce un utile spunto per pensare a sè e provare a capirsi meglio anche se riconoscersi in categorie definite può essere riduttivo rispetto alla propria “complessità individuale”. E’ vero però che lo snodo centrale della riflessione porta al rapporto con il potere e sul bisogno che tutti, donne e uomini, hanno di dominare e “vincere” rispetto agli altri o forse, più semplicemente, di farsi vedere e riconoscere in mezzo alla massa indistinta. Ci sono poi contesti che stimolano di più questa spinta e altri in cui non è necessaria agirla: penso a donne “iene” con i propri figli e mariti e sottomesse al proprio capo e organizzazione o viceversa. Vedo l’espressione esasperata di questi aspetti come una sorta di “compensazione”, tutto sommato la rappresentazione di sofferenza e “disequilibrio”: e in questo campo non c’è uomo o donna che tenga, solo persone alla ricerca della felicità

  10. Luca Says:

    Ho sentito spesso anche la versione “quello stronzo del mio capo”!

  11. rosa Says:

    Davvero intrigante questo articolo!…il connubio dee e donne di potere rappresenta uno scorcio per me nuovo e interessante.
    Io sono figlia di Era (mia madre si chiamava proprio così) e di fatti mi riconosco di più in Antonella; aggiungo che prediligo i profumi francesi di Le Maitre a quelli di Creed (carino anche l’articolo sui profumi!)…così ho già detto lo stile che uso per ritagliarmi il mio spazio di “lavoro” ogni giorno. E credo anch’io che sia solo il modo per trovare un po’ di felicità.

  12. sara Says:

    di capi non ne ho avuti molti, dopo un pò mi sono scocciata e mi sono messa per conto mio; ma il migliore è stata una donna, credo del tipo artemide, forse un pò spietata ma almeno era chiaro quello che ti chiedeva e i suoi (nostri) obiettivi li raggiungeva; eravamo in sintonia perchè forse anch’io sono un pò così, almeno al lavoro, molti però effettivamente la temevano. è anche vero che quella che mi ha fatto incazzare, sempre lavorativamente parlando, è stata proprio una donna: non so se si trattasse un tipo artemide, fatto sta che davvero lei ha fatto carriera dandola via a chi contava; ma non era quello che mi faceva incazzare, era che era veramente cattiva. e infine gli uomini non usano la seduzione? forse…ma forse perchè non ci sono ancora abbastanza donne di potere che convenga sedurre. S.

  13. Michele Says:

    Io credo che come molto spesso accade la verità stia “nel mezzo” ; le donne, come gli uomini ,una volta giunte ai vertici, in ruoli di comando nelle aziende, assumono posizioni che spesso sono la trasposizione delle esperienze che hanno vissuto prima di arrivare là dove sono arrivate. Esistono le donne “Artemide” e le donne “Demetra” e si comportano da tali dentro e fuori l’ambito di lavoro, almeno nella maggior parte dei casi è così.
    Io mi sento più “capo Demetra” quindi apprezzo le doti soccorrevoli e di collaborazione ma non dimentico che senza una componente “Artemide” certe decisioni, anche dure, che la vita aziendale richiede di prendere sarebbero quasi impossibili da portare a compimento. Come mi hanno detto bisogna stare attenti a non essere troppo prolissi. Bisogna anche giungere a delle decisioni e a volte bisogna giungerci in fretta! In quel caso “Artemide” arriva prima…
    Ciao Michele

  14. luciana Says:

    Vi segnalo due articoli dal Corriere.
    Il primo, di ieri, sulle pagine di Economia e Carriere di Umberto Torelli: “Il World Economic Forum, su 128 paesi interessati, ha posizionato l’Italia all’84mo posto nella classifica delle pari opportunità. Mentre il Wall Street Journal ha stilato l’elenco delle 50 donne da “tener d’occhio” nel mondo nel 2008″ e “senza sorprese” non compare neppure una candidtata italiana”….l’articolo continua segnalando un interessante blog al femminilie: http://donne.manageritalia.it/.
    Il secondo sul Corriere di oggi, con qualche speranza in più. La carica dei 779 sindaci donna di Giovanna Pezzuoli. E la speranza sembra partire dai piccoli paesi, comuni meno ambiti, dove le donne sindaco, pur rimanendo meno di 1 su 10, sono aumentate negli ultimi 7 anni del 3%.
    Luciana

  15. Flavio Says:

    Secondo me il problema di molte donne “capo” è che si sentono quasi in colpa per il ruolo che ricoprono. Di conseguenza finiscono per instaurare con i colleghi (soprattutto uomini) rapporti di tipo “madre-figlio” oppure quasi di amicizia. Il risultato come si può intuire è la più totale anarchia.
    Per questo il modello migliore dovrebbe essere quello tipo “Artemide”, con il rischio sempre in agguato di essere considerate delle str…
    Gli uomini dal canto loro dovrebbero capire che non è una cosa così disdicevole prendere ordini da una donna: è l’organizzazione del lavoro che impone che vi siano persone che coordinino il lavoro di altri. Non si tratta di essere superiori o inferiori o più o meno intelligenti: è solo una questione di attitudini e di capacità.

  16. Marisa Says:

    Incuriosita da un commento di Luciana ad un mio post sul blog donne.manageritalia.it ho letto l’articolo di Luciana…trovo molto fortunata questa metafora dee-donne e con altrettanto interesse ho letto i commenti
    Come dirigente e spesso con il compito di selezionare personale, ho sempre guardato alle capacità, all’esperienza, alle attitudini del candidato piuttosto che al fatto che fosse uomo o donna, anche se spesso questo criterio è stato difficile da far digerire al mio diretto superiore, il proprietario dell’azienda.
    Molto spesso questo criterio mi ha dato ragione. Per quanto mi riguarda ma interpreto anche il pensiero delle colleghe che fanno parte del gruppo Donne Manager di Manageritalia che hanno dato vita al blog, non si tratta di contrapporre donne a uomini, non si tratta di lottare per il potere, chiediamo di applicare un semplice principio di eguaglianza affinchè i criteri di scelta nel momento di assunzione, ma ancor più scelte di avanzamento carriera o aumenti retributivi durante la vita professionale non siano prese sull’onda dell’essere donna o uomo, su criteri di discriminazione dovuti a periodi di astensione per maternità ecc.ecc. siamo stufe di dover sgomitare, di essere costrette ad assomigliare agli uomini ( molto spesso nel loro lato peggiore) per raggiungere i vertici aziendali, noi donne dovremmo avere più coraggio, il coraggio di essere noi stesse con pregi e difetti, ma vorremmo anche evitare di essere sempre, una volta “capo” ,sotto l’occhio di bue come su un palcoscenico pronte a ricevere pomodori alla prima stecca!
    lo spirito che anima il nostro blog è quello di chiedere la collaborazione degli uomini per raggiungere una vera parità e per questo invitiamo tutti, donne MA ANCHE uomini a lasciare i loro commenti e le loro riflessioni in particolare su tre temi specifici (vi rimando al blog stesso) che verrranno trattati nel convegno che andremo ad organizzare per la prima settimana di giugno.
    vi aspettiamo

  17. Corey Says:

    Complimenti bell’articolo, spiega anche i diversi tipi di donna e per i newbie come me è sempre una lettura affascinante :)

  18. cecilia martinelli Says:

    l’unica pecca delle donne è quella della rivalità fra loro che distrugge il loro potere.
    poi per il resto ritengo che la donna ha più creatività,idee, e riesce a fre più cose rispetto ad un uomo.tendenzialmente è leale,sincera,caparbia e più costruttiva questa è un indole naturale che l’uomo molto spesso per il potere che vuole mantenere fa anche cose poco pulite anche andando contro la legge se è necessario.
    infatti in politica la maggior parte che sono stati sotto processo sono gli umini e se erano donne è perchè erano mogli di questi uomini con potere sicuramente soggiogate dal pensare maschile.


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