La blogsfera e tutto il social networking ha reso evidente quanto sia centrale la produzione di contenuti da parte degli utenti. Ma il cuore della questione non risiede solo nell’infodesign bensì – se ci proiettiamo strategicamente sullo sviluppo potenziale del rapporto tra reti (si pensi al mobile e al wi fi) e territorio, in ciò che va declinato secondo accezioni sempre meno scolastiche e precostituite (nonchè mutuate dal mondo dell’industrial design): ovvero un interaction design che va ben oltre la progettazione d’interfacce e periferiche.
L’interaction design che più c’interessa e rilancia le strategie di performing media, si basa, infatti, su un’interazione sociale che si rivela laboratorio antropologico e cantiere di nuova creatività.
Potremmo parlare di User Generated Behavior, se non fosse che dopo si rischia d’incartarci con troppi neologismi ridondanti. Il dato sostanziale è questo: gli utenti generano dei comportamenti spesso imprevedibili, quei valori d’uso delle più diverse tecnologie che prefigurano applicazioni spesso non previste dagli assetti di mercato.
La società civile, o perlomeno le sue componenti più avvertite, giovani e creative, inventano modi di fare ed interagire. Si tratta solo di alzare le antenne e rilevarli. Interpretandoli. Dando senso alle intuizioni di un marketing relazionale che non può limitarsi a profilare i consumatori, scippando dati personali con automatismi web spiccioli ma teso a creare contesti di conversazione attraverso cui qualificare servizi e prodotti.
Le condizioni della partecipazione (proprie del web 2.0) riguardano, infatti, non solo i dispositivi interattivi delle piattaforme ma la disponibilità dei cittadini della Società dell’Informazione ad inventare le modalità dell’interazione. Ad inventare nuove forme di cittadinanza.

Elicottero di sorveglianza sulle “banlieue” di Parigi
E’ in questo quadro che può essere considerata emblematica una particolare azione creativa funzionale ad una ridefinizione più precisa dei sistemi di sicurezza della tele-sorveglianza, uno dei settori della tecnologia digitale che stanno registrando maggiori investimenti.
Si pensi solo a ciò che si sta preparando per le Olimpiadi di Pechino dove sono stati annunciati i sistemi di tele-sorveglianza più avanzati. Si tratta della Sottoveglianza. E’ un neologismo tra i tanti che emergono però dalle condizioni inedite di un’evoluzione tecnologica scandita, come abbiamo sottolineato, da quei valore d’uso creativo.
C’è la sorveglianza delle telecamere che innervano i sistemi di sicurezza urbani, bene, d’accordo, ne prendiamo atto, ma si faccia in modo che ci sia anche una sottoveglianza che proponga un controllo sociale di questi sistemi. E’ solo sulla base di una consapevolezza e di una trasparenza delle politiche per la sicurezza che sarà possibile rendere sicuro e vivibile lo spazio pubblico.
E’ su questi presupposti che si sta svolgendo a Torino una campagna per la “sottoveglianza”, presentata presso il Gruppo Abele di Don Ciotti con un seminario pubblico, promosso dal Performing Media Lab, Libera (l’associazione Contro le Mafie) e Acmos, che vedrà, tra gli altri, la partecipazione del sottosegretario al Ministero dell’Interno Marco Minniti.
L’iniziativa intende promuovere un patto collaborativo e creativo sulla sicurezza a Torino, basato su un controllo sociale della tele-sorveglianza dal basso., sottoveglianza, appunto.
Per la festa di S. Valentino la sottoveglianza si farà happening di amorosi intenti, azioni disseminate (come le smart mob) che vedranno alcuni ragazzi delle scuole medie superiori baciarsi ed abbracciarsi sotto diverse telecamere di sorveglianza della città. Baci rilanciati in rete, in collaborazione con ThinkLoci su www.acmos.net/sottoveglianza .
Carlo Infante
carlo@performingmedia.org




sab, feb 9, 2008
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