
Animoto, la fine dello slideshow!
Intervista a Brad Jefferson – Ceo di Animoto – di Gianfranco Chicco
Il web della fine degli anni ‘90 è molto diverso da quello che viviamo ora. Mi ricordo che la progettazione delle features della startup dove lavoravo si concentrava solo sul prodotto, che era sicuramente di qualità e marginalmente sulle persone. La proposta di valore prevedeva di dare accesso agli utenti ai migliori contenuti di un certo tipo, e questo sarebbe bastato per avere successo. Tom Friedman definsce questo come la capacità di “downloading”, cioè poter scaricare informazioni. Ma sempre secondo Friedman, la vera rivoluzione internetiana è stata quando la gente ha avuto la possibilità di fare l’uploading dei propri contenuti alla rete.
I siti web di oggi puntano tutto sull’uploading. Se ci pensate, anche Amazon.com ha fatto delle opinioni dei clienti uno dei suoi punti di forza. E poi c’è il fiume di siti che possiamo denominare Web 2.0, molti dei quali si copiano e ricopiano.
Ho incontrato virtualmente Brad Jefferson, co-fondatore e CEO di Animoto.com, uno di questi nuovi siti di uploading che ha come tagline “la fine degli slideshow”.
Animoto nasce un po’ dal caso (vedi la garage story sotto) e con un sogno molto puntuale. Dice Brad: “La nostra passione si concentra sull’automatizzare il processo creativo per creare contenuti video che abbiano il valore di una produzione che ti aspetteresti di vedere in un film o in tv. In poche parole, quando gli utenti caricano le loro foto e musica su Animoto, la nostra tecnologia dovrebbe riuscire a capire il modo migliore di mettere tutto assieme in un video. Vogliamo che chiunque possa fare video di tipo professionale, non soltanto gli smanettoni di software di edizione ultra-sofisticati”.
Cioè, la prossima volta che tornerai da un viaggio (o altro evento) pieno di foto digitali (e non), che ne dici di sì caricare le più carine su Flickr e poi invece di mettere le altre online fai un video di pochi minuti, con la canzone che più ti ricorda quella esperienza e mandi in giro questo. Poi non sarà un video qualsiasi, basta vedere un esempio:
Garage story
Animoto è stata fondata da 4 ragazzi trentenni, che si frequentano dall’epoca delle superiori e sono uniti dalla passione per quello che fanno, la voglia di lavorare duro e il fatto di ispirarsi mutuamente. Brad si è specializzato nel mondo dell’enterprise software mentre gli altri 3 sono stati impegnati nella realizzazione di film, tv e musica.
L’idea di Animoto è venuta a Stevie Clifton (attuale CTO), mentre lavorava a un documentario per la catena televisiva ABC, per la quali era responsabile degli effetti speciali e il motion design. Stevie, ingegnere del software, inventava costantemente nuovi modi per rendere più semplice e automatizzata la parte ripetitiva del suo lavoro. Una sera, in un Sake bar di NY, questa attività venne presentata a Jason Hsiao (oggi Presidente) disegnando su un tovagliolo sporco. Jason disse “Stevie, è incredibile che hai trovato un modo di automatizzare il tuo lavoro, ma pensa cosa accadrebbe se potessimo rendere questa tecnologia disponibile a tutti attraverso Internet. Quello sì che sarebbe speciale!”. Jason poi raccontò l’idea a Brad, che rimase incantato. Da lì a poco fu conivolto Tom Clifton (fratello di Stevie) come direttore creativo, e la squadra fu completa.
Business model
Animoto lavora sulla base del freemium (free + premium). Gratis la creazione di video di 30 secondi. 3 dollari (o 30 per l’abbonamento annuale “all-access”) per la creazione di video “full-length”. Arrotondano gli introiti con pubblicità opt-in sul sito e visto l’interesse commerciale che ha suscitato la loro tecnologia, si prospettano nuovi accordi per il 2008.
Funding
Racconta Brad: “Per i primi 6 mesi, necessari per creare la versione alfa di Animoto, abbiamo contato sulle nostre proprie risorse”. La versione alfa è stata presentata ad amici e famiglia a marzo 2007, e il feedback è stato molto positivo, “senza dimenticare che si trattava dei nostri cari”. “Eravamo molto entusiasti dalla risposta degli alfa-tester e quando abbiamo fatto i primi conti del budget è stato come ricevere un pugno allo stomaco”.
Per poter produrre video con un alto valore di produzione si richiedono un grande potere di calcolo per fare unica ogni creazione, e infine una larghezza di banda importante e capacità immense di storage. “Se il nostro sito dovesse diventare tanto popolare quanto ci aspettiamo, il costo di gestione un’infrastruttura del genere significherebbe che avremmo bisogno di una quantità sostanziale di capitali, che era una cosa che volevamo evitare per mantenere la proprietà nelle nostre mani”. I ragazzi decisero di pianificare per il successo, e quindi invece di correre per lanciare pubblicamente Animoto, fecero un passo indietro e decisero di cambiare completamente l’architettura tecnica e appoggiarsi sull’infrastruttura offerta da Amazon Web Services (AWS).
“Abbiamo sacrificato quasi quattro mesi per muovere Animoto su AWS, però sapevamo che questa era una cosa giusta da fare. Durante la transizione abbiamo continuato a migliorare il resto del sito. Addirittura più importante, questi mesi mi hanno dato il tempo per trovare gli investitori giusti e con la nuova struttura tecnica le richieste di capitali erano minori. Infatti, tanto si era ridotto il bisogno di soldi che siamo riusciti a raccogliere il necessario tra parenti e amici”.
The launch
Il sito è stato lanciato prima in modalità alfa privata (marzo 2007) e poi come beta (luglio 2007). Una volta che avevano preso fiducia sulla versione beta, hanno fissato il 14 agosto 2007 come data per la presentazione al grande pubblico. A modo di anteprima, qualche settimana prima hanno invitato una manciata di personaggi dell’ala tecnologica della blogosfera. “Fortunatamente, i tech blogger si sono innamorati del servizio e le loro recensioni sono state ottime. Ripensandoci, probabilmente dovevamo concentrarci di più su una audience più vasta e non solo sui circoli tecnologici. Oggi le nostre attività di marketing puntano di più ai primi”.
Relationships
Animoto permette agli utenti di creare video recuperando le foto da Flickr, Picasa, Facebook e SmugMug e durante il 2008 la squadra si concentrerà sul creare e rafforzare i rapporti con altri siti. “Vediamo le piattaforme tipo OpenSocial e Facebook come ottime opportunità per aumentare la visibilità di Animoto. La natura di queste piattaforme -e facoltà più brillante- è che questi network possono beneficiare dal valore che applicativi come il nostro senza dover acquistarci”. In ogni caso, in questi pochi mesi di vita molte grandi società hanno già dichiarato il loro interesse in quello che questi ragazzi stanno facendo.
“E’ stato molto cool essere invitati da Google ad unirsi al progetto OpenSocial solo qualche settimana dopo il lancio ufficiale”.
Advice for entrepreneurs
Brad consiglia a futuri imprenditori digitali di:
• lavorare con gente della quale ti fidi veramente, che ammiri e ti ispira
• provare la fattibilità della vostra idea il prima possibile
• pianificare per il successo “fallire significa semplicemente che ti muovi all’idea successiva”
• ricercare sempre più investimenti di quelli che inizialmente credi siano necessari
Animoto in breve
• data di nascita: Agosto 2006
• dipendenti / età: 7 full time & 4 part time, da 23 a 32 anni
• Target: chiunque abbia accesso a immagini digitali
• Hardware: Brad lavora su PC ma tutti i loro ingegneri e designer usano il Mac
Da quanto è stato lanciato il sito, i video creati attraverso Animoto sono stati visti oltre 10 milioni di volte. “Avevamo pensato che la maggior parte dei video sarebbero stati prodotti da gruppi di musica su Myspace, e la sorpresa è stata vedere che chi veramente usa Animoto sono: snowboarder che mostrano le loro follie sulla tavola, fanatici di Facebook che producono video su chi sono loro, squadre di calcetto con le loro vittorie, amanti degli animali, DJ, modelle e attori con i loro portfolio, fotografi, relatori che hanno bisogno di un colpo ad effetto per svegliare il pubblico, neo-genitori e tanti altri che non avevamo neanche immaginato”.
Brad in breve
Brad ha 32 anni, è sposato, e ha avuto la prima figlia il 13 gennaio scorso. E’ nato in California, è cresciuto a Seattle e poi ha fatto il college alla Dartmouth , dove ha giocato a football americano. Tra i suoi interessi extra lavoro ci sono gli sport (football, sci, snowboard, mountain bike, running) e ultimamente la fotografia
Il suo passato alla Onyx Software gli ha insegnato a gestire una squadra di lavoro ed è servito per sviluppare le abilità commerciali. La lezione essenziale secondo Brad è derivata dal fatto che la Onyx fosse quotata al NASDAQ: ha imparato ad analizzare l’azienda con una prospettiva sia top-down che bottom-up.
Vedi il suo profilo su LinkedIn: http://www.linkedin.com/in/bradjefferson
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Mon, Feb 18, 2008
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