7th Floor si presenta
Questa piacevole intervista è stata fatta da Davide Pellegrini fondatore di Downing Street nonché nuovo collaboratore di 7th Floor. E’ stata pubblicata sul sito di Eventlab e racconta qualcosa di più della mia storia per questo ho deciso di pubblicarla! (A.G. 7th Floor)
Intervista a cura di Davide Pellegrini (EventLab)
Intervista ad Andrea Genovese, editore, imprenditore, fondatore di 7th Floor (www.7thfloor.it), una rivelazione nel panorama delle free press italiane. 7th Floor è la prima free press (carta e web) per il mondo corporate e business. Un magazine moderno e intelligente, che guarda all’innovazione, alla conoscenza e alla creatività.
DP – Da cosa nasce l’idea di 7th Floor? E come si colloca nel grande scaffale – sempre più inflazionato – delle free press italiane?
AG - Accade sempre all’improvviso. Un pensiero invade la tua mente e questo pensiero inizia a cambiare in modo sostanziale la tua esistenza e a coinvolgere tanta gente. Se è un progetto che non riguarda solo te o pochi altri, ma è ampio e complesso da realizzare, allora provi a utilizzare tutti i bonus di energia che hai, tutta la tua creatività e i tuoi gradi di connessione per costruirlo. Inizi a incontrare le persone che ti piacciono, a condividere con loro la stessa visione, il tuo modo di sentire.
Il mio pensiero era proporre un punto di vista alternativo, libero, collettivo, creativo, autentico. Un punto di vista dove lanciare stimoli, ascoltare storie e trovare ispirazione, discutere di civiltà e immaginare il futuro, con gusto narrativo e attenzione estetica. Così è nata 7thFloor.
DP – Il magazine ospita una serie di rubriche di notevole interesse. Mi vengono in mente, in particolare, gli interventi di Francesco Morace del Future Concept Lab per un motivo: la capacità di osservare il mondo che cambia attorno. Ecco, questo mi sembra un punto di partenza più che necessario per favorire concreti processi di innovazione.
AG – Dovete sapere che io sono un ingegnere e mi piace questa definizione: creare vuol dire saper pensare, innovare significa saper fare. Ci sono tantissime persone oggi in Italia che sanno usare le nuove tecnologie, i media digitali, hanno capito dove sta andando la comunicazione, creano imprese all’avanguardia e hanno bisogno di visibilità verso il mondo “corporate” che, invece, ha bisogno di nuovi talenti, capitani coraggiosi, che sappiano mischiare i generi e confondere i sapori.
I sociologi vengono consultati come oracoli per decifrare il tempo che fugge. Francesco Morace (http://www.futureconceptlab.com) è uno dei nostri “noguru” fin dall’inizio, lui ha visione, sa interpretare i fenomeni e ha uno sguardo internazionale. Nonostante sia un sociologo e non un business consultant è molto ascoltato dalle imprese più lungimiranti. In un approfondimento sul “senso dell’Italia”, parla proprio di questo “saper fare” eccellente che discende dal modello felice della bottega rinascimentale, «… dalla cultura popolare e materiale, dall’arte e dalla letteratura del Belpaese, … da un genius loci che produce il bello in modo incessante, a volte inconsapevole, sia a nord che a sud».
DP – In tutti gli articoli (direi che è uno speciale taglio made in Map) si ritrova un approccio “investigativo” . È piuttosto chiaro che i partecipanti al progetto condividano la stessa filosofia di fondo. Ci spieghi su quali entusiasmi e in che modo hai organizzato concretamente la rete 7thFloor?
AG – 7thFloor è nato come un progetto editoriale all’interno della mia società di comunicazione cross media, la Map, ma è diventato piano piano un network di professionisti ed esperti che operano in aree strategiche dei media digitali. Tra i suoi collaboratori, attivisti, guristi e liberi pensatori si integrano i diversi ambiti progettuali e operativi della filiera digitale, quelli che provano a orientare le capacità creative e produttive italiane verso il nuovo mercato internazionale dei contenuti multipiattaforma (tv, internet, mobile), dei mezzi, dei linguaggi e delle interfacce per interagire con essi.
Vuoi sapere qual è la componente confederatrice del progetto? La voglia di essere al centro dei fenomeni emergenti che stanno cambiando il mondo e la capacità di saperli utilizzare e di crearne di nuovi.
DP – 7thFloor, grazie anche ad alcuni esponenti del suo board (Morace, appunto, ma anche Abruzzese e Granelli, tutti esperti di comunicazione e innovazione), ha accettato la sfida di svelare il vero significato delle categorizzazioni e dei neologismi che a pause di qualche mese affliggono l’uomo contemporaneo: il 2.0, su tutti, per approdare alla social economy, al trend setting, ecc. A 7thFloor si deve, anche, la divulgazione di Cross-media. Ci spieghi esattamente cosa si intende con questi termini?
AG – Qui lascerei volentieri la parola ai tanti protagonisti che continuano a raccontare la propria storia e la loro interpretazione nelle pagine di 7thFloor e nei loro blog. Uno per tutti il Beppe Grillo del web 2.0, l’italianissimo Robin Good (http://www.masternewmedia.org).
La discussione sul termine web 2.0 è complessa e molto articolata. Tutto è nato qui (http://oreillynet.com/pub/a/oreilly/tim/news/2005/09/30/what-is-web-20.h…) nel lontano 2005 durante una conferenza, e la discussione tra i due Tim, O’Reilly e Berners-Lee, è ancora viva nella rete. Direi che stiamo parlando di quello che qualche anno fa, quando stavo partecipando al lancio di Rai Educational e ai nuovi format per l’editoria multimediale con Treccani etc., chiamavamo convergenza o integrazione digitale.
Contenuti, reti e persone insieme in un nuovo modello economico di produzione e consumo che manda a casa Porter e la catena del valore classica, di partecipazione e di scambio di conoscenze che ribalta i paradigmi delle media company, di relazione e coinvolgimento che riformula il modo di disegnare le esperienze siano esse culturali, di comunicazione, di networking professionale, di vendita etc.
DP – Ho scoperto alcuni progetti di Map davvero suggestivi. Puoi citare quelli che ritieni più interessanti?
AG – Per motivi affettivi e se vuoi di visione, mi piace parlare dell’esperienza in quella che qualche tempo fa era il fiore all’occhiello del Gruppo Telecom. Sto parlando dei progetti che abbiamo realizzato per la TIM. Uno dei primi prototipi che realizzammo con loro fu un archivio dei biglietti da visita multimediali dei dipendenti, lo chiamammo MySpace (!) e ogni persona della Tim poteva gestire le informazioni e le relazioni con le persone, i progetti e i sistemi/processi nei quali era coinvolto.
Da lì poi abbiamo realizzato il primo Mobile Corporate Portal al mondo che poi è stato integrato nel Gruppo TI ed esportato in tutte le aziende estere. Strategie e progetti cross media per Enel, per Edison e molte altre aziende riuscendo a far dialogare e soprattutto a far comunicare la tecnologia con la comunicazione, la gestione e lo sviluppo delle persone con i modelli di marketing più innovativi.
DP – Andrea, il posizionamento – per usare un termine di marketing -, di Map e di 7thFloor ricorda quello di alcune eccezionali realtà come l’Interaction Institute d’Ivrea (ora chiuso), e l’Ars Electronica Center di Linz. È davvero possibile questo connubio tra arte e scienza, tra ricerca e mercato, tra società e comunicazione?
AG - Credo di sì. Oggi però le realtà più interessanti sono altre, una per tutte il TED (http://www.ted.com) o il Master di cui sono uno dei direttori in Cultural Experience Design & Management della Domus Academy (http://www.domusacademy.it/) inaugurato quest’anno a Roma. Il TED è un progetto americano che si svolge in California: 50 speaker, tra le persone più affascinanti al mondo nei settori della Tecnologia, dell’Enterteinment e del Design, raccontano in soli 18 minuti (una vera e propria sfida!) le idee più rivoluzionarie della loro vita. Molto esclusivo, difficile partecipare ma forse un buon modello da replicare!
DP – I vostri progetti futuri?
AG – Un’anticipazione? Si chiama Sharpest Minds Index.
7thFloor è un multimagazine dedito all’innovazione con target business, si è consolidato come super-connettore tra idee brillanti, approcci di successo, accademia, ricerca e, naturalmente, le aziende. L’attività di connettore tra il mondo dell’innovazione e il mercato – per 7thFloor – non si esaurisce con il trasferimento culturale, ma vuole concretamente entrare in azienda con format a basso costo e alto potenziale.
Ad esempio: vi piacerebbe poter assumere per qualche giorno il dream-team assoluto in un settore specifico? Spesso, è difficile persino sapere CHI coinvolgere, nonché organizzare l’attività, ottenere un costo accettabile etc. Persino superare le barriere amministrative e di coopetition può non essere scontato, così come avere gli opportuni meccanismi di protezione dei dati e tutela della proprietà intellettuale.
Per questo, 7thFloor continuamente conosce e raccoglie informazioni su consulenti, manager, maker, talenti che vivono in Italia e li ha coinvolti nello Sharpest Minds Index. Avendo dalla sua il contatto con tutti questi specialisti e avendo costruito un metodo di collaborazione tra loro, 7th Floor a breve lancerà lo Sharpest Minds Program, un programma che consente alle aziende di riunire un dream-team e farlo lavorare -per un tempo determinato- su un progetto specifico.
DP – Domanda semplice per una chiusura semplice: difficile fare l’editore in questo paese?
AG – Editore in senso classico direi che è quasi impossibile. I grandi gruppi monopolizzano il mercato della pubblicità in mano ai centri media, per non parlare degli oligopoli della rete distributiva e della forza commerciale delle grandi concessionarie. È questo il motivo per cui siamo partiti con un modello free press o se preferisci a distribuzione controllata.
Significa per noi costruire il network one-to-one, portare la rivista nei luoghi di lavoro all’interno delle aziende dove non c’è concorrenza e neanche comunicazione pubblicitaria. Noi viaggiamo a fianco degli house organ aziendali, le firme e i temi trattati sono di assoluto interesse e non hanno altra voce neanche nelle riviste di settore.
Il publishing online, il crowdsourcing, il crowdfunding, sono ovviamente il futuro, hanno meno barriere all’ingresso e richiedono minori investimenti. Dalla pubblicità contestuale con servizi quali AdSense di Google fino ai network editoriali all’interno dei quali ruotano importanti campagne online, il business model è più sostenibile ma soprattutto più aperto alle nuove forme di co-creation e di social networking della Rete.
Grazie Davide spero di poter fare presto dei progetti insieme a te e a tuo dream team!





Fri, Feb 29, 2008
Business, Media