
La creatività sociale per l’interaction design urbano
di Carlo Infante
La piazza è un’invenzione italiana. Nasce nel Medioevo come luogo dell’incontro e dello scambio,
per arrivare a perfezionarsi, grazie alla tecnologia della Prospettiva, nel Rinascimento.
E’ d’invenzione dello spazio pubblico che stiamo trattando e di come la sua ridefinizione riguardi la nostra Società dell’Informazione che, sempre più, trova nelle reti un’estensione dello scambio sociale. La rete è il nuovo spazio pubblico.
Eppure uno dei nodi da sciogliere è quello che concerne l’interazione tra la rete e il territorio, lo spazio fisico in cui ci si muove e si crea socialità.
L’interaction design correntemente inteso ha focalizzato le più diverse soluzioni per qualificare l’uso delle periferiche digitali e le interfacce per ottimizzare il nostro rapporto con gli schermi, ma lo snodo più proficuo risiede su come estendere queste interazioni con lo spazio pubblico fisico.
Progettare cioè l’interaction design nel contesto urbano, individuando sia applicazioni funzionali (come per l’infomobilità) sia forti sollecitazioni di ciò che amo definire l’approccio ludico-partecipativo.
E’ proprio questo l’aspetto che considero più intrigante, perché possa prendere forma quella creatività sociale capace di fare Società dell’Informazione.
Così come la creatività sociale nei secoli ha fatto delle piazze i perni della nostra società.
Così come i fasti della renovatio urbana di Sisto V che hanno creato le basi della Roma barocca, solo attraverso la partecipazione attiva dei cittadini che hanno popolato feste straordinarie, come quelle del Carnevale romano, hanno reso le piazze un dispositivo sociale efficace.
Oggi, all’interno di una Società dell’Informazione che non può realizzarsi solo all’interno degli schermi, un indirizzo strategico può essere ciò che si può definire l’interaction design urbano, inteso come capacità di progettare un uso sociale e creativo dei nuovi media interattivi in stretta relazione con i territori.
Una ricerca che ha già trovato luogo nel contesto urbano di Torino con il geoblog realizzato del Performing Media Lab ( www.performingmedia.org), per tracciare una “mappa emozionale dei luoghi della memoria antifascista” utilizzata in un happening che ha percorso i luoghi topici delle vicende che hanno caratterizzato la storia di quella città, utilizzando i mobtag (o matrix code) applicati sui palazzi (che poi sono stati serigrafati su apposite targhe di metallo a cura del Museo Diffuso della Resistenza), utilizzando questi particolari codici a barre bidimensionali per trasmettere ai cellulari il link alle pertinenti pagine del geoblog.
Operazione simile è stata quella attuata a San Giovanni Valdarno per l’happening sul Rinascimento 2.0 dove s’è svolta un’azione radioguidata della Koinè, progettata all’interno del Performing Media Lab toscano (nato in occasione del Festival della Creatività di Firenze) e svolta, come una smart mob, nel centro storico della città che ha dato i natali a Masaccio (l’apripista del Rinascimento). In questa azione i performer hanno tele-guidato gli spettatori che attraverso le cuffie ascoltavano e partecipavano da protagonisti ad un evento radiofonico in diretta, attraversando il borgo rinascimentale per entrare nel Palazzo d’Arnolfo, osservando dall’alto la piazza e la sua prospettiva-modello della Città Ideale e nel Museo della Basilica per visitare l’Annunciazione del Beato Angelico. Tutto il percorso era “taggato” dalle mobtag che trasferivano informazioni sui cellulari, sia in formato testo (con delle istruzioni per l’uso e dei frammenti poetici) sia con link attivi a www.thinkloci.org , la piattaforma di social tagging georeferenziata.
Si tratta solo prototipi di un possibile interaction design urbano che non aspetta altro di trovare uno sviluppo adeguato.
Un altro esempio emblematico è quello di Europedia (www.europedia.it ) che ha realizzato per i 50 anni dell’Unione Europea un sistema articolato d’interaction design (allestito nelle Gallerie urbane di Roma, Torino e Lecce), sviluppato intorno ad un monolite specchiante alto quattro metri con un visual poetry reso interattivo da webcam per un touchscreen-notouch e area wi fi con postazioni per un geoblog e sistemi bluetooth che trasferivano ai cellulari un jingle musicale e anche qui i mobtag che linkavano a pagine di wikipedia sui padri fondatori dell’Europa unita.
Infine, per cogliere delle buone pratiche sul fronte della creatività sociale, va posta attenzione alle iniziative di Design Pubblico che prevede Esterni (www.esterni.org ) per il Salone del Mobile di Milano: le loro azioni ludico-partecipative rappresentano un buon punto di riferimento per riflettere e magari rilanciare le potenzialità di un interaction design urbano ancora tutto a compiersi.
Carlo Infante
carlo@performingmedia.org



2. giugno 2009 at 09:50
Manuale da segnalare per chi si occupa di design universale e di comfort urbano…
C.A. ai dirigenti
ai responsabili
ai tecnici
Spett.le,
Per una città sostenibile a misura di tutti. Dal piano di eliminazione delle barriere architettoniche (Peba) al piano della mobilità pedonale (Pediplan).
Editore: Alinea editrice
Autori: Murielle Drouille e Aldo Scarpa
Pagine: 152, b/n e colori
Prezzo: 18 euro
MAGGIO 2009
Si chiede cortesemente di diffondere l’informazione.
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SINTESI:
Il manuale restituisce un quadro esaustivo delle principali questioni relative alle barriere architettoniche, alla sicurezza ed al comfort urbano.
INDICE
Contenuto: Introduzione; Cap. 1 Elementi metodologici per la redazione del Peba – 1.1 Destinatari – 1.2 Riferimenti normativi – 1.3 Un approccio innovativo – 1.4 Governance e approvazione – 1.5 Monitoraggio e implementazione – 1.6 Azioni di supporto per consolidare la cultura dell’accessibilità;
Cap. 2 Le azioni di comunicazione e di partecipazione – 2.1 Il ruolo della comunicazione nel Peba – 2.2 Come predisporre un piano di comunicazione – 2.3 Modalità, strumenti e attori della partecipazione – 2.4 I casi studi di Portogruaro e Mestre – 2.5 Gli strumenti;
Cap. 3 Conoscere rilevare e stimare le barriere architettoniche negli edifici – 3.1 Terminologia e tipologia – 3.2 Le scuole come caso studio – 3.3 Gli strumenti;
Cap. 4 Dal Peba al Pediplan – 4.1 Integrazione delle politiche urbane e della mobilità – 4.2 Strategie d’analisi e di rilevazione – 4.3 Indicazioni per realizzare gli strumenti e rappresentare il piano – 4.4 Gli strumenti e la cartografia;
Cap. 5 Accessibilità pedonale e sicurezza degli spazi pubblici: criticità e indicazioni progettuali – 5.1 Le piazze – 5.2 I parchi urbani e le aree verdi e ricreative – 5.3 Le vie – 5.4 Gli attraversamenti pedonali – 5.5 Le fermate di trasporto pubblico – 5.6 I parcheggi – 5.7 Gli ingressi di città – 5.8 Le misure per limitare il traffico automobilistico e favorire il pedone;
Cap. 6 Ricostruire una città pubblica attrattiva e confortevole a partire dal pedone – 6.1 Arredo e comfort – 6.2 Illuminazione – 6.3 Bellezza – 6.4 Igiene e decoro urbano – 6.5 Natura e paesaggio – 6.6 Sicurezza – 6.7 Informazioni, identificazione e messa in rete – 6.8 Gestione e domotica urbana – 6.9. Osservazioni conclusive; Bibliografia