Il nuovo numero di 7thFloor
Il 12°, è dedicato all’Enterprise 2.0, all’experience design in ambito culturale e retail, al marketing e alle nuove tendenze del consumo. Presentato al World Marketing & Sales Forum di Milano e in altri eventi.
Questo numero definisce sempre di più la direzione creativa intrapresa con l’entrata di Andrea Steinfl e del suo gruppo Lola soprattutto a supporto delle scelte grafiche ed editoriali (Antonella Marra e Gioacchino Difazio in particolare).
Francesco Morace e Alberto Abruzzese contribuiranno con più energia, rispettivamente nella direzione editoriale e nella direzione scientifica del progetto. Maria Grazia Mazzocchi (fondatrice e direttrice di Domus Academy) entra nel board che ha accettato volentieri e apprezzo molto il suo desiderio di partecipare alle scelte strategico-imprenditoriali di 7thFloor, che Andrea Granelli mi sta aiutando a definire.
Nuovi autori entrano a far parte della rivista (Stefano Micelli e Marco Minghetti), altri consulenti e collaboratori, come Alberto D’Ottavi.
Ringrazio Michele Ficara Manganelli che non tutti voi conoscete, dovrebbe darci ora un supporto sostanziale nella fase di networking e nella ricerca di investitori (venture capitalist, business angel …).
Il nuovo numero di 7thFloor lo potete scaricare in anteprima in pdf all’indirizzo:
http://www.7thfloor.it/wp-content/uploads/2008/06/7thFloor_12.pdf
Editoriale
Un tempo si diceva “fare di necessità virtù”. Oggi non basta: occorre far evolvere i vizi in virtù, magari trasformandoli in valori spendibili in un mondo del lavoro sempre più complesso e flessibile.
Gli italiani hanno sempre opposto una passiva quanto tenace resistenza ai modelli dell’efficientismo, della razionalizzazione, della performance quantitativa di matrice anglosassone e nordeuropea.
Sono però al primo posto fra le società occidentali nel proporre forme di approccio alla socialità e al lavoro. Nell’ambito della società delle emozioni e delle sensazioni, l’Italia ha la straordinaria opportunità di emergere nuovamente con la propria sconfinata competenza estetica, avendo il baricentro imperniato nel “gusto quotidiano”.
L’identità italiana, che suona falsa quando la si consideri in termini burocratico-politici, è autentica se la osserviamo nel suo farsi, quando si afferma dal basso, nella sua quotidianità. In queste pagine, nei modi e nei mondi delle nostre professioni e del nostro vivere quotidiano, ci ostiniamo a costruire un possibile “primato italiano”, un modello di sviluppo alternativo all’omologazione, per un terzo rinascimento italiano.
di Francesco Morace
Valorizzare le virtù italiane per il terzo miracolo
Vitalismo plurale: valorizzare la furbizia
Universalismo particolare: valorizzare la capacità critica
Intelligenza relazionale: valorizzare la simpatia
Controllo familista: valorizzare la complicità tra le generazioni
Impollinazione eclettica: valorizzare la memoria biografica
Variabilità dell’esperienza: valorizzare la fiducia formale
Creatività ri-creativa: valorizzare la dimensione pubblica
Precarietà caleidoscopica: valorizzare la capacità di adattamento
“Il senso dell’Italia”
Libri Scheiwiller



27. giugno 2008 at 09:35
che figo! un esempio per una nuova cultura italiana!
bravi!