Enterprise 2.0: La Rivoluzione dei Social Media entra nelle Imprese

Posted By Andrea Genovese / 15 giugno 2008 / , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , / Comments are disabled

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Enterprise 2.0: Nuovi paradigmi per l’innovazione e l’organizzazione dell’impresa

La rivoluzione dei social network entra in azienda, mette al centro le persone e impone una revisione radicale dei modelli organizzativi e dei rapporti con il mondo esterno.

Cosa accomuna Pixar, P&G, Mc Donald’s, Motorola, Pfizer, At&t, Enel? La risposta è nascosta nell’Enterprise 2.0, un fenomeno che Andrew McAfee della Harvard Business School definisce come l’uso in modalità emergente di piattaforme di social software all’interno delle aziende o tra le aziende ed i propri partner e clienti.

Un mix di centralità dell’essere umano, spinta alla partecipazione, emergenza dei contributi e una certa irriverenza verso confini rigidi e gerarchie. Fulcro di questo nuovo modo di concepire l’impresa sono prima di tutto le persone e una democratizzazione senza precedenti delle modalità di produzione, gestione e coinvolgimento nella vita lavorativa. Un percorso di evoluzione dei modelli organizzativi che porta in azienda quel fermento virale che viviamo ogni giorno sulla rete. E se il web prima maniera ha toccato innanzitutto le modalità operative delle imprese, l’Enterprise 2.0 stravolge uno strato di ordine superiore, quello preposto a innovazione ed efficienza con una forte spinta verso la cooperazione creativa, l’ascolto dei clienti, la riduzione dei costi, la capitalizzazione della conoscenza, l’aumento della flessibilità, gli strumenti di collaborazione.

Tra questi ultimi troviamo oggetti e tecnologie come blog, wiki, sistemi di tagging, feed rss e infine gli immancabili social network, strumenti che rispondono ad esigenze variegate di asincronicità, condivisione e forza dei legami interpersonali. Se, per esempio, ad un gruppo di lavoro fortemente connesso i wiki permettono una collaborazione semplice, efficace e flessibile, in comunità meno coese come quelle dei professionisti è più naturale rimanere in contatto, condividere documenti e supportarsi l’un l’altro tramite un social network.

Scenari di impiego ed alternative certo non mancano, come indica, per esempio, la recente attenzione verso l’analisi dei network sociali o i prediction market. Anche dal punto di vista economico, il fenomeno Enterprise 2.0 cresce velocemente con un valore stimato da Forrester Research pari a 4,6 miliardi di dollari nel 2013 e con il 56% delle aziende europee e nord americane che considera quest’ambito strategico già per il 2008. Tra le ragioni di questo interesse il guadagno d’efficienza e la spinta competitiva.

In un contesto sempre più globale e dinamico, ridurre i costi e capitalizzare la conoscenza diventano questioni di sopravvivenza, mentre continuare ad apprendere è l’unica possibilità per stare al passo con un mercato ormai simile ad una grande conversazione.

L’Enterprise 2.0, questa capacità di essere trasparenti e attivare nuovi processi collaborativi tra dipendenti, partner e clienti in uno sforzo di innovazione continuo, deciderà nei prossimi anni il futuro di interi settori. Una sfida centrale e affascinante che già oggi è possibile affrontare più con la passione e l’attenzione alle persone che con i bit delle applicazioni web.

2.0 per tutti

L’International Forum on Enterprise 2.0, è un evento gratuito che avrà luogo il 25 Giugno, organizzato da Open Knowledge (www.open-knowledge.it) e dall’Università dell’Insubria ( www.uninsubria.it) con la partecipazione dei maggiori esperti mondiali.

Per informazioni www.enterprise2forum.it

INTERVISTE

Ran Shribman

ran_shribman.jpgEMEA Director of Sales, Worklight

Ran Shribman ha portato in WorkLight più di 15 anni di esperienza nelle vendite di Soluzioni Software per il mondo enterprise, Networking, sistemi multidisciplinari, sviluppo di business sia in Europa che in Asia Pacific. Ran ha una formazione universitaria in Economics and Business Management.

Consumerizzazione dell’Impresa. Cosa significa?

L’ambiente di lavoro – sia nella cultura che nella tecnologia – è davanti a una radicale trasformazione. La spinta sta arrivando da una nuova generazione di giovani abituati alla tecnologia Web 2.0 che offre livelli di collaborazione e di flessibilità enormemente superiori rispetto a quelli che vediamo oggi nelle Intranet. L’introduzione di approcci tipici del web 2.0 dentro l’azienda, spesso descritta come “consumerizzazione dell’impresa”, sta diventando un fenomeno sempre più significativo (per Gartner è “un mega-trend irreversibile”) con impatti sul business, sui clienti, sulla tecnologia.

Quali sono le motivazioni di business e i ritorni personali che spingono verso l’utilizzo di questi tool all’interno delle organizzazioni?

Con gli strumenti Web 2.0 di tipo Enterprise, le organizzazioni possono capitalizzare la competenza dei propri dipendenti, aumentare la produttività, snellire i processi, aumentare il vantaggio competitivo, attirare e trattenere i talenti migliori e altro ancora.

Puoi citare due esempi di successo di aziende che utilizzano strumenti Enterprise 2.0?

Il primo esempio che voglio citare riguarda un’azienda globale di servizi IT per la quale abbiamo implementato un sistema di gestione HR. Il secondo è un’istituzione bancaria nelle Global Fortune 500 che ha utilizzato Worklight ( www.myworklight.com) per creare un social network aziendale basato su Facebook.

Quali sono gli ostacoli principali che possono frenare l’introduzione di Widget e di strumenti Web 2.0 all’interno dell’impresa?

Ci sono due grandi sfide: la resistenza interna verso tecnologie innovative che cambiano la cultura del lavoro e della collaborazione e le scarse conoscenze sui temi della sicurezza.

Quali sono i fattori chiave per stimolare l’adozione?

Il principio di base è che i servizi Web 2.0 di tipo consumer sono già molto popolari. Le aziende dovranno inevitabilmente abbracciarli. Il punto chiave è se riusciranno a farlo in un modo pianificato e sicuro o piuttosto lo subiranno dal basso, dietro la spinta “clandestina” dei dipendenti e senza l’approvazione dell’IT.

Qual è lo strumento che tu consigli e per quali ragioni?

La mia visione è parziale, lavorando per Worklight. Senza dubbio c’è un bisogno fortissimo di rendere sicuri per le imprese molti servizi Web 2.0. Alcuni di questi sono già ampiamente impiegati nelle aziende.


Luis Suarez

luis_suarez.jpgCommunity Builder & Social Computing Evangelist, IBM SWG Group

Luis Suarez è Knowledge Manager, Community Builder and Social Computing Evangelist in IBM Global Business Services, divisione – con oltre 10 anni di esperienza su questi temi – che ha la responsabilità di tenere insieme una strategia efficace di Knowledge management con i relativi strumenti, processi e tecniche. Blogger di lunga data, recentemente Luis ha avviato un nuovo Blog su Internet su ITtoolbox, chiamato “elsua : The Knowledge Management Blog”.

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Quali social media utilizzi sul lavoro?

Quelli che uso più frequentemente sono Lotus Connections (suite Enterprise 2.0 di IBM), Beehive (il Facebook aziendale di IBM), Fringe (un’applicazione di profilazione delle competenze basata su tag), Quickr (un ambiente collaborativo), wikis (per collaborare estensivamente all’interno di differenti community), Cattail e Media Library (per finalità di file sharing), un lettore di feed rss chiamato “Spectacular!” . Poi alcuni altri strumenti esterni come Twitter, Facebook, Dopplr, Ma.gnolia, Slideshare, etc. etc.

Quali sono le principali opportunità organizzative che derivano dall’utilizzare questi strumenti in azienda?

Accelerare l’innovazione sui prodotti, rendere la nuova generazione molto più produttiva, più aperta alla conoscenza, più veloce, in grado di sfruttare la conoscenza dei più anziani. Ma questi strumenti consentono anche di essere molto più reattivi alle domande del cliente.

Puoi raccontare due storie di successo particolarmente significative?

Ci sono centinaia di storie di successo, ma le due che considero più impressionanti sono quella di Colgate – Palmolive (36.000 dipendenti nel mondo) – un progetto di collaborazione su scala globale per aumentare la produttività – e quella di Bank Of New York Mellon che ha utilizzato software Enterprise 2.0 per supportare l’integrazione a seguito di un’acquisizione.

Quali sono invece i principali ostacoli che possono frenare l’introduzione dei social media all’interno dell’impresa?

Credo che la principale barriera al momento verso l’Enterprise 2.0 sia di natura culturale: la mancanza di cultura della condivisione della conoscenza all’interno delle organizzazioni. Questo frena una diffusa adozione di strumenti di cooperazione.

Quali sono i fattori chiave per promuovere l’adozione?

Avere una infrastruttura IT robusta è fondamentale. Fornire supporto, formazione, facilitazione è altrettanto importante, non tanto per insegnare l’utilizzo dei tool, quanto per promuovere quel cambiamento di paradigma verso la condivisione e la collaborazione. Infine il management, che ha bisogno di riconoscere, dare commitment, guidare questi nuovi spazi.

Quali strumenti consigli?

Le alternative non mancano. Oltre ad IBM che è presente con una suite estensiva con prodotti quali Sametime, Connections e Lotus Quickr. Uno dei venditori più interessanti è Jive Software con Clearspace 2.0.



Laurence Lock Lee

laurence_lock_lee.jpgPartner, Optimice Australia

Laurence Lock Lee è un professionista con oltre 35 anni di esperienza come ricercatore, consulente di direzione, manager. È unanimemente riconosciuto un leader nelle aree del knowledge management e dell’intellectual capital. Laurence è tra i migliori esperti australiani nella Social Network Analysis per lo sviluppo organizzativo.

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Puoi spiegare qual è il significato di “Social Network Analysis”?

La Social Network Analysis (SNA) è la disciplina che analizza le connessioni sociali tra le persone, spesso creando delle mappe chiamate “sociogrammi”.

Quali sono le motivazioni per cui un’azienda utilizza la SNA?

Numerose: supporto a piani di successione, ristrutturazioni organizzative, miglioramento delle interazioni intraorganizzative, alleanze e joint venture, network di innovazione, pre e post assessment a seguito di un’aggregazione.

Puoi indicare casi di successo di aziende che hanno utilizzato la Social Network analysis e i risultati che hanno ottenuto?

Abbiamo completato recentemente una SNA per una grande azienda australiana (trasporti pubblici). L’azienda stava valutando l’impatto dell’invecchiamento della forza lavoro e di una possibile riorganizzazione aziendale. La SNA ha potuto identificare con buona precisione una lista di potenziali sostituti di figure chiave in procinto di andare in pensione. Inoltre abbiamo identificato alcune parti dell’azienda che potevano essere spostate verso servizi condivisi senza mettere in crisi il core-business. Un tema tipico nella SNA è collegare la capacità degli individui di fare networking con la loro performance professionale. Ricerche internazionali hanno dimostrato che gli individui che giocano ruoli di collegamento e di intermediazione sono spesso i migliori e i più innovativi dell’azienda.

Quali sono gli aspetti più interessanti nel condurre uno studio sui Social Network all’interno delle organizzazioni?

L’aspetto più interessante della SNA è quando premi il pulsante sullo strumento di visualizzazione dei social network. È come se l’organizzazione informale si rivelasse davanti ai tuoi occhi. Ho anche utilizzato le tecniche di Social Network Analysis per analizzare il mercato globale dell’IT e dei Media, arrivando ad alcune interessanti conclusioni ( www.optimice.com.au/industrymaps.).

Puoi citare qualche strumento di lavoro per la SNA?

Per gli strumenti nati in ambito accademico: Netdraw e Pajek. Per gli strumenti commerciali: Inflow e NetMiner. Per costruire la survey in modo mirato c’è uno strumento apposito, ONA Surveys, la cui versione italiana è curata da Open Knowledge. CondorView è invece uno strumento che si basa sui dati digitali già disponibili nelle Intranet (e-mail, liste di discussione, Blog, Wiki).

Stewart Mader

stewart_mader.jpgWiki Evangelist, Atlassian Software Systems

Stewart Mader lavora con organizzazioni pubbliche, private, università, enti no-profit per far crescere forti comunità collaborative. E’ “Wiki Evangelist” per Atlassian, blogger presso Grow Your Wiki (www.ikiw.org) e fondatore di Wikipatterns.com.

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Che cosa è un Wiki aziendale?

Un Wiki aziendale – come un Wiki in Internet, Wikipedia compresa – permette di editare contenuti attraverso un browser. I due mondi differiscono però sotto numerosi punti di vista:

Spazi: il Wiki aziendale permette di organizzare le informazioni per progetti o per team. L’accesso a questi spazi può essere permesso a specifici utenti e non ad altri

Sicurezza: I wiki in Internet sono spesso aperti e possono essere letti e editati da chiunque. Per accedere ad un Wiki aziendale è necessario autenticarsi

Integrazione: nei wiki aziendali una persona può autenticarsi con le stesse credenziali con cui accede alla Intranet o alla posta elettronica

Quali sono le motivazioni più forti per l’adozione di Wiki aziendali?

Accentrare le informazioni in un unico luogo, razionalizzare il flusso di lavoro e ridurre e la dipendenza dalla posta elettronica e il rischio di perdere documenti (o versioni) importanti. Informare tutti sull’avanzamento del progetto in modo che le persone non debbano preoccuparsi di recuperare i progressi o i passaggi precedenti. Infine, avere feedback. Il feedback è integrato all’interno del processo e non raccolto a valle delle attività (come accade di solito).

I wiki aziendali sono spesso utilizzati per documentazione, basi di conoscenza, gestione dei progetti, conoscenza tacita e gestione delle riunioni. In generale, le possibilità di utilizzo dei wiki aziendali sono molto più ampie di quanto accada sul web.

Puoi raccontare qualche caso di successo?

Aziende com IBM, Sun Microsystems, SAP, Sony Ericsson, Cisco, e Red Ant stanno utilizzando i Wiki in una grande varietà di modi, compresi quelli appena descritti. Ne ho scritto molto sul mio Blog in un articolo intitolato “7 Effective Wiki Uses and the Companies That Benefit From Them” .



Come far crescere l’utilizzo dei Wiki e superare le barriere e gli ostacoli?

Un approccio graduale promuove l’utilizzo nel tempo dei Wiki e permette all’azienda di offrire ai progetti l’attenzione di cui hanno bisogno per avere successo. Questo fa crescere l’interesse e fa emergere con più forza la domanda. Il mio libro Wikipatterns è una guida per l’adozione dei Wiki.

Quali sono gli strumenti che si possono utilizzare?

Spesso lavoro con organizzazioni che stanno usando Confluence, il Wiki aziendale costruito da Atlassian; questa tecnologia ha le caratteristiche di cui parlavo sopra. Altri wiki aziendali sono gestiti con MediaWiki, il motore Wiki open-source alla base di Wikipedia.

Thomas Vander Wal

thomas_vander_wal.jpgPrincipal, InfoCloud Solutions

Thomas Vander Wal è un noto speaker internazionale, conduttore di workshop e consulente, sui temi del social software, con particolare riguardo al tagging e agli strumenti di gestione della conoscenza. A Thomas si deve l’invenzione del termine “folksonomy”.

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Che cosa è il “social tagging” e che cosa si intende con il termine “folksonomy”?

La Folksonomy è il risultato della libera attribuzione di tag (etichette o parole chiave) a un oggetto. Questa operazione – il tagging – è normalmente condivisa con altri (social tagging) ed è fatta da chi sta leggendo o utilizzando una risorsa.

Quali sono le principali motivazioni per l’adozione delle folksonomy in azienda?

Molte organizzazioni arrivano a strumenti di folksonomy non appena realizzano che la loro tassonomia è obsoleta o carente e che questo impedisce alle persone di trovare o ritrovare delle risorse. Le organizzazioni strutturano i processi e la conoscenza in modo verticale ma le persone si interconnettono in modo orizzontale o diagonale rispetto all’organizzazione stessa in base a interessi o a bisogni comuni. Molte organizzazioni si stanno rendendo conto che queste interconnessioni tra persone sono una delle risorse più preziose che hanno perché permettono una nuova organizzazione della conoscenza e più efficaci processi collaborativi.

Puoi citare due storie di successo?

Motorola e IBM rappresentano entrambe casi in cui i dipendenti – da diversi dipartimenti, culture e posizioni geografiche – hanno adottato il social tagging. Con l’andare del tempo, attraverso i tag, le persone vedono come gli altri stanno lavorando sulle stesse risorse e come queste assumono significati e valori differenti a secondo del punto di vista.


Quali sono gli ostacoli maggiori all’adozione del social tagging?

Uno è la mancanza di un modello concettuale che aiuti a comprendere il social tagging e le sue potenzialità. È importante per questo raccontare storie di aziende che utilizzano il social tagging. La seconda barriera è il management che non vede il valore del social tagging per l’organizzazione. Costruire dei casi mostrando contesti di applicazione specifici, con i relativi vantaggi operativi, funziona spesso molto bene.

Quali sono i punti chiave per promuovere l’adozione?

Innanzitutto partire con un gruppo che all’interno dell’organizzazione operi su flussi di informazione intensi, con forti bisogni di riutilizzo delle risorse nel tempo. E’ poi utile fornire dall’inizio una lista di tag potenziali attraverso l’analisi dei testi o attraverso gruppi di lavoro dedicati.

Puoi citare gli strumenti che utilizzi?

Connectbeam, IBM Dogear (parte di Lotus Connections), e Cogenz sono strumenti interessanti. Alcune organizzazioni optano per soluzioni open-source come Scuttle, ma vedo che nel tempo tendono ad adottare soluzioni proprietarie.

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