L’India, maestra di racconti
di Francesco Morace
Anticipiamo la ricerca realizzata dal Future Concept Lab che verrà presentata il 9 Ottobre a Milano per il ciclo dei Seminari “BRIC e Made in Italy“. 7 sono le tendenze individuate, le pubblicheremo una a una nei prossimi giorni e vi invitiamo a commentare e a segnalarci progetti e contributi. Il parallelo con quanto accade e si diffonde dall’India al mondo si rivela un utile filo conduttore di riflessioni e casi: dall’evoluzione e trasformazione di una mitologia ad alta densità iconografica e comunicativa, allo sviluppo delle tecnologie legate all’informazione, fino all’influenza trasversale della performance mediatica (un esempio per tutti: Bollywood).
La comunicazione si rivela una volta di più la vera sfida dei prossimi anni, sia in termini individuali che imprenditoriali. E’ infatti la dimensione in cui più di ogni altra le persone diventano imprese creative. Più diventa chiara la nuova concezione dell’identità come sistema di relazioni e di sguardi incrociati, più le persone diventano protagonisti al centro di una scena in cui i media si incrociano e si sovrappongono.
Diventa attuale lo slogan: il media sono io, e tutti gli strumenti di comunicazione devono piegarsi a questa religione. Il caso dell’India rappresenta un orizzonte rilevante in questa dimensione, con i suoi personaggi, i suoi casi di successo, la sua vocazione nel mondo dello spettacolo e della tecnologia.
La cultura indiana nel suo complesso appare profondamente in sintonia con questa logica pluridimensionale.
Nell’analisi che proponiamo in questo numero – in cui ognuno degli scenari del Terzo Rinascimento trova una declinazione comunicativa – questo parallelismo verrà sviluppato approfondendo le 7 dimensioni che abbiamo imparato a conoscere e che costituiscono il tessuto dell’esperienza contemporanea.
Le aziende del made in Italy possono valorizzare l’analisi e l’approfondimento della cultura indiana imparando l’arte del racconto e della relazione tra diversità che costituisce ancora oggi una delle grandi debolezze del sistema-Paese. Per conoscere ad affinare le nuove strategie di comunicazione che sono in una fase di stravolgimento sia nelle forme che nei contenuti.
Iniziamo con la prima.
1. PLURIVERSUS TRANSFORMACTIO
Nelle logiche comunicative che si stanno affermando con grande velocità ritroviamo le logiche della teoria della complessità. Il modello lineare viene definitivamente superato, soprattutto dalle nuove generazioni che circumnavigano l’esistenza in un gioco di corsi e ricorsi, di azioni e retro-azioni.
Assistiamo così ad una trasformazione evolutiva e pluriverso, come la dimensione che raccoglie le divinità indiane: la nuova comunicazione si muove in questa stessa dimensione. Non si dispiega più nella logica emittente-ricevente, ma diventa circolare, reticolare, e permette affratellamenti e complicità. Niente a che fare con le tribù e i tribalismi di cui tanto si è parlato in questi anni.
Con My Space puoi ri-creare te stesso e ridefinire il legame sociale attraverso la comunicazione. Il media sono io, e l’io si esprime ad esempio attraverso l’ubiquità dei nuovi cellulari multitasking. L’esigenza di farsi degli amici, di avere dei fratelli che non ci sono più nella realtà, si diffonde maggiormente di giorno in giorno.
Farsi degli amici mette in gioco una quantità e qualità nella relazione creativa che in passato era inimmaginabile. Il consum-autore propone la sua arte vissuta a livello quotidiano. Arte che contamina di persona in persona l’insieme dell’esistenza sociale. Decostruendo i vincoli. È questo fermento che è in gioco in My Space e nell’uso del cellulare che diventa il my space di ognuno. Il mio vero spazio di vita, soggetto a continue trasformazioni in diverse direzioni.
L’ARCHETIPO DA RILEGGERE
In India ognuno rimane al suo posto senza lamentarsene, accettando una gerarchia sociale che è un destino individuale e collettivo. Salvo poi ritrovarsi in una vita successiva a interpretare una condizione superiore o inferiore, a seconda del proprio Karma, e cioè della capacità di “meritarsi” il proprio destino, che si dimostra uno dei concetti più interessanti dell’intera storia della filosofia.

Pochi sanno che lo stesso Ghandi non mise in discussione la concezione delle caste, ma solo la sua organizzazione interna, prendendo le parti dei senza casta – i cosiddetti paria o intoccabili costretti in una condizione disumana e indegna – proponendo di includerli in una delle quattro categorie previste (brahmani, ksatriya, vaishya, e shudra, più o meno traducibili come sacerdoti, guerrieri, commercianti e servi), e più in particolare nella terza.
In questo quadro la pazienza e l’accettazione del destino non coincidono né con la rassegnazione né con l’umiliazione, ma implicano invece la consapevolezza profonda del funzionamento del mondo, della sua straordinaria articolazione cosmologica. In questo senso il confine tra attivo e passivo diventa assai labile, così come il concetto d’identità, mentre acquisiscono importanza la conoscenza, la molteplicità, e soprattutto la conoscenza/esperienza della molteplicità.
In India si è dunque sviluppata una religione narrativa che discende da una precisa intenzione concettuale. Un’intenzione che valorizza la trasformazione e che rifiuta il concetto di identità, avvicinandosi alla tendenza della trasformazione pluriverso.
LA COMUNICAZIONE IN INDIA
Babajob è un sito indiano dedicato alla ricerca di lavoro per persone senza particolari specializzazioni professionali. In un paese votato all’astrazione, è facile incontrare bravi programmatori ed esperti di informatica, ma risulta spesso complicato trovare autisti, camerieri, receptionist o idraulici: proprio da questa considerazione è nato questo sito, che unisce le caratteristiche classiche di servizi come Monster e Craigslist con le logiche e le dinamiche del social networking, ad esempio la promozione attraverso blog e BarCamp.
Le idee base di Babajob sono poche e semplici: ognuno merita un lavoro migliore (a prescindere dalle sue capacità professionali o dal suo reddito) e la tecnologia ci può aiutare ad assumere con maggiore efficienza e a comunicare meglio con le persone che ci stanno a cuore.
Babajob è stato fondato da Sean Blagsvedt, un ex dipendente di Microsoft che – dopo un periodo di lavoro in India – è rimasto colpito dall’estrema povertà e dalla difficoltà di trovare lavoro per i più poveri.
Tuttavia Internet raggiunge meno dell’1% della popolazione indiana, mentre ben 185 milioni di persone hanno un telefono cellulare. Di conseguenza i servizi di Babajob funzionano in tutto e per tutto anche via SMS.
Un altro elemento chiave del successo di Babajob è il passaparola che va oltre la rete, ovvero il coinvolgimento di persone (mentors) che ricevono un compenso ogni qual volta riescano a far assumere qualcuno.
di Francesco Morace
Seminario “Tendenze della Comunicazione” FCL – 9/10/08



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