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	<title>Commenti a: Formazione, Mentoring, Coaching o Counseling? L&#8217;Importanza di Trovarsi un Supervisore</title>
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	<description>Web Marketing &#38; Digital Branding, Life &#38; Business Coaching</description>
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		<title>Di: Corsi di PNL e formazione coaching: aula, videocorsi in DVD o Ebooks?&#160;&#124;&#160;7thFLOOR</title>
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		<dc:creator>Corsi di PNL e formazione coaching: aula, videocorsi in DVD o Ebooks?&#160;&#124;&#160;7thFLOOR</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Oct 2010 14:09:46 +0000</pubDate>
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		<description>[...] Zanon, conseling, ha pubblicato diversi articoli su 7thFLOOR: Intervista a Dario Forti su Formazione, Mentoring e Coaching Impresa e spiritualità Donne e potere: vipere o creature celesti?  Workaholic: entusiasmo o [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] Zanon, conseling, ha pubblicato diversi articoli su 7thFLOOR: Intervista a Dario Forti su Formazione, Mentoring e Coaching Impresa e spiritualità Donne e potere: vipere o creature celesti?  Workaholic: entusiasmo o [...]</p>
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		<title>Di: Francesca Luongo</title>
		<link>http://www.7thfloor.it/2008/10/15/dario-forti-formazione-mentoring-coaching-o-counseling-limportanza-di-trovarsi-un-supervisore/comment-page-1/#comment-2381</link>
		<dc:creator>Francesca Luongo</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 Oct 2008 12:34:57 +0000</pubDate>
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		<description>&quot;Decidere se subire o guidare quello che succede&quot;.
Ci sono situazioni come l&#039;andamento del mercato globale che forse non possiamo guidare, ma il nostro fato si. 
Voglio orientare il mio contributo sul valore aggiunto della supervisione.
Tendenzialmente chiediamo supervisione ad un collega o a un teorico solo se siamo consapevoli di avere un problema nel gestire qualche cosa. Ma se il problema non lo vediamo? Possibile che esistano sistemi perfetti?
In campo clinico  la supervisione è il fulcro della costante crescita e consapevolezza personale e professionale. Se non si percepisce il problema la supervisione  pone quesiti  a cui solo il tempo, la riflessione e lo studio  possono dare risposta. Non è una relazione di dipendenza simbiotica ma di interdipendenza nel rispetto delle diversità di ognuno. Non è sottoporsi al giudizio ed alla valutazione ma proporsi ad una supervisione, essere disponibili ad apprendere e riuscire a &quot;tollerare&quot; che qualcuno metta i puntini sul mio operato.
Nel mondo della consulenza questo atteggiamento è spesso pensato come quello dell&#039;apprendista ed allora a me piace essere un&#039;apprendista!. Affermare che ce la facciamo da soli è una posizione di forza verso se stessi che forse tende a svalutare la capacità degli altri e non fa stare in relazione in modo flessibile e plastico.
Nel mondo della consulenza ognuno è una monade, un sistema chiuso nel suo potere e sapere. E&#039; un problema di competizione? Forse, ma in una situazione in cui si percepisce il cambiamento la monade può andare in ansia o in depressione sclerotizzando comportamenti e modi sperimentati come sicuri, ma certamente autodistruttivi. La supervisione può collaborare a comprendere il cambiamento ed aprire nuovi modi di stare dentro questa professione aiutandoci così ad essere noi stessi dei sistemi aperti che con pazienza si orientano nella nebbia e guidano ciò che succede.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Decidere se subire o guidare quello che succede&#8221;.<br />
Ci sono situazioni come l&#8217;andamento del mercato globale che forse non possiamo guidare, ma il nostro fato si.<br />
Voglio orientare il mio contributo sul valore aggiunto della supervisione.<br />
Tendenzialmente chiediamo supervisione ad un collega o a un teorico solo se siamo consapevoli di avere un problema nel gestire qualche cosa. Ma se il problema non lo vediamo? Possibile che esistano sistemi perfetti?<br />
In campo clinico  la supervisione è il fulcro della costante crescita e consapevolezza personale e professionale. Se non si percepisce il problema la supervisione  pone quesiti  a cui solo il tempo, la riflessione e lo studio  possono dare risposta. Non è una relazione di dipendenza simbiotica ma di interdipendenza nel rispetto delle diversità di ognuno. Non è sottoporsi al giudizio ed alla valutazione ma proporsi ad una supervisione, essere disponibili ad apprendere e riuscire a &#8220;tollerare&#8221; che qualcuno metta i puntini sul mio operato.<br />
Nel mondo della consulenza questo atteggiamento è spesso pensato come quello dell&#8217;apprendista ed allora a me piace essere un&#8217;apprendista!. Affermare che ce la facciamo da soli è una posizione di forza verso se stessi che forse tende a svalutare la capacità degli altri e non fa stare in relazione in modo flessibile e plastico.<br />
Nel mondo della consulenza ognuno è una monade, un sistema chiuso nel suo potere e sapere. E&#8217; un problema di competizione? Forse, ma in una situazione in cui si percepisce il cambiamento la monade può andare in ansia o in depressione sclerotizzando comportamenti e modi sperimentati come sicuri, ma certamente autodistruttivi. La supervisione può collaborare a comprendere il cambiamento ed aprire nuovi modi di stare dentro questa professione aiutandoci così ad essere noi stessi dei sistemi aperti che con pazienza si orientano nella nebbia e guidano ciò che succede.</p>
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		<title>Di: luciana</title>
		<link>http://www.7thfloor.it/2008/10/15/dario-forti-formazione-mentoring-coaching-o-counseling-limportanza-di-trovarsi-un-supervisore/comment-page-1/#comment-2365</link>
		<dc:creator>luciana</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Oct 2008 09:21:04 +0000</pubDate>
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		<description>Durante l&#039;incontro con Dario ci eravamo chiesti se potesse essere diverso vivere e affrontare la crisi per chi lavora dentro all&#039;azienda e per chi invece sta fuori. 
Certamente le differenze ci sono e per chi lavora da freelance, come Daniela e Marco, l&#039;impatto è certamente più immediato, ma questo del resto è il rischio che ogni libero professionista si assume. 
Quello che invece accomuna,dentro e fuori l&#039;azienda, è proprio il modo di affrontare crisi e cambiamento e quello che fa la differenza, come dice Helga, è decidere se subire o guidare quello che ti succede.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Durante l&#8217;incontro con Dario ci eravamo chiesti se potesse essere diverso vivere e affrontare la crisi per chi lavora dentro all&#8217;azienda e per chi invece sta fuori.<br />
Certamente le differenze ci sono e per chi lavora da freelance, come Daniela e Marco, l&#8217;impatto è certamente più immediato, ma questo del resto è il rischio che ogni libero professionista si assume.<br />
Quello che invece accomuna,dentro e fuori l&#8217;azienda, è proprio il modo di affrontare crisi e cambiamento e quello che fa la differenza, come dice Helga, è decidere se subire o guidare quello che ti succede.</p>
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	<item>
		<title>Di: Maurizio Lichtner - Esperienze vissute e costruzione del sapere - Le storie di vita nella ricerca sociale&#160;&#124;&#160;7thFLOOR</title>
		<link>http://www.7thfloor.it/2008/10/15/dario-forti-formazione-mentoring-coaching-o-counseling-limportanza-di-trovarsi-un-supervisore/comment-page-1/#comment-2350</link>
		<dc:creator>Maurizio Lichtner - Esperienze vissute e costruzione del sapere - Le storie di vita nella ricerca sociale&#160;&#124;&#160;7thFLOOR</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Oct 2008 08:00:30 +0000</pubDate>
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		<description>[...] Dario Forti: l&#8217;importanza di trovarsi un supervisore di Luciana Zanon [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] Dario Forti: l&#8217;importanza di trovarsi un supervisore di Luciana Zanon [...]</p>
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	<item>
		<title>Di: Helga Ogliari</title>
		<link>http://www.7thfloor.it/2008/10/15/dario-forti-formazione-mentoring-coaching-o-counseling-limportanza-di-trovarsi-un-supervisore/comment-page-1/#comment-2343</link>
		<dc:creator>Helga Ogliari</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Oct 2008 09:14:23 +0000</pubDate>
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		<description>Ciao Marco, in realtà le persone che lavorano in azienda sono perfettamente consapevoli di ciò. Il senso di malessere cresce a vista d&#039;occhio. Pare che metà della popolazione italiana esprima ogni anno il desiderio di cambiare lavoro. Da una mia statistica personale la percentuale è ben più alta. Tuttavia poi all&#039;atto pratico la maggior parte delle persone non ha il coraggio di muoversi alla ricerca del proprio posto nell&#039;&quot;universo professionale&quot;.
Al rischio di affrontare la nebbia si preferisce l&#039;alternativa di restare al proprio posto, intenti nel proprio lavoretto e lamentarsi.
Io credo che in questo articolo-intervista sia stata proposta una terza alternativa: muoversi nella nebbia con il supporto di una guida, affidarsi ad un facilitatore di cambiamento per imparare a guidarlo e non a subirlo.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao Marco, in realtà le persone che lavorano in azienda sono perfettamente consapevoli di ciò. Il senso di malessere cresce a vista d&#8217;occhio. Pare che metà della popolazione italiana esprima ogni anno il desiderio di cambiare lavoro. Da una mia statistica personale la percentuale è ben più alta. Tuttavia poi all&#8217;atto pratico la maggior parte delle persone non ha il coraggio di muoversi alla ricerca del proprio posto nell&#8217;&#8221;universo professionale&#8221;.<br />
Al rischio di affrontare la nebbia si preferisce l&#8217;alternativa di restare al proprio posto, intenti nel proprio lavoretto e lamentarsi.<br />
Io credo che in questo articolo-intervista sia stata proposta una terza alternativa: muoversi nella nebbia con il supporto di una guida, affidarsi ad un facilitatore di cambiamento per imparare a guidarlo e non a subirlo.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: marco</title>
		<link>http://www.7thfloor.it/2008/10/15/dario-forti-formazione-mentoring-coaching-o-counseling-limportanza-di-trovarsi-un-supervisore/comment-page-1/#comment-2336</link>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 18 Oct 2008 16:21:29 +0000</pubDate>
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		<description>Direi che il quadro è ben fatto, stesse sensazioni, stesse immagini di quello che si prova; nebbia e senso di sudditanza. ma se questo è molto chiaro a chi lavora per i fatti suoi, e che ogni giorno si deve dar da fare per procacciarsi un lavoro, non so quanto in azienda si percepisca lo stesso, tutti intenti al proprio lavoretto attenti sempre a compiacere il capo (e comunque per la stragrande maggioranza tranquilli che a fine mese lo stipendio c&#039;è).</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Direi che il quadro è ben fatto, stesse sensazioni, stesse immagini di quello che si prova; nebbia e senso di sudditanza. ma se questo è molto chiaro a chi lavora per i fatti suoi, e che ogni giorno si deve dar da fare per procacciarsi un lavoro, non so quanto in azienda si percepisca lo stesso, tutti intenti al proprio lavoretto attenti sempre a compiacere il capo (e comunque per la stragrande maggioranza tranquilli che a fine mese lo stipendio c&#8217;è).</p>
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		<title>Di: Helga Ogliari</title>
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		<dc:creator>Helga Ogliari</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 18 Oct 2008 11:41:58 +0000</pubDate>
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		<description>Nebbia e paralisi sono proprio le immagini che incontro più frequentemente nella mia attività di consulenza di carriera. 
Paradossalmente nel momento in cui la parola chiave in azienda è &quot;risultati&quot; non si fa nulla per ottenerli, anzi. Si tagliano fondi destinati a formazione, coaching, in genere alla crescita delle persone ed aumenta l&#039;attività di controllo che arriva a situazioni parossistiche come quella a cui ho assistito qualche giorno fa. Un CFO che trascorre parte del suo tempo a verificare che la gente non sia alla macchinetta del caffé. 
Un&#039;altra parola molto di moda negli ultimi tempi è &quot;leadership&quot;. 
Quanti corsi per leader! Dovremmo essere circondati da manager leader e invece... Questo perché spesso i corsi spot non hanno un seguito e per esperienza so che un corso spot serve a poco. Servono percorsi seri di consulenza al ruolo, percorsi capaci di aiutare le persone ad orientarsi anche nella nebbia e a muoversi in essa un passo alla volta verso la luce.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Nebbia e paralisi sono proprio le immagini che incontro più frequentemente nella mia attività di consulenza di carriera.<br />
Paradossalmente nel momento in cui la parola chiave in azienda è &#8220;risultati&#8221; non si fa nulla per ottenerli, anzi. Si tagliano fondi destinati a formazione, coaching, in genere alla crescita delle persone ed aumenta l&#8217;attività di controllo che arriva a situazioni parossistiche come quella a cui ho assistito qualche giorno fa. Un CFO che trascorre parte del suo tempo a verificare che la gente non sia alla macchinetta del caffé.<br />
Un&#8217;altra parola molto di moda negli ultimi tempi è &#8220;leadership&#8221;.<br />
Quanti corsi per leader! Dovremmo essere circondati da manager leader e invece&#8230; Questo perché spesso i corsi spot non hanno un seguito e per esperienza so che un corso spot serve a poco. Servono percorsi seri di consulenza al ruolo, percorsi capaci di aiutare le persone ad orientarsi anche nella nebbia e a muoversi in essa un passo alla volta verso la luce.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Rudy Orzes</title>
		<link>http://www.7thfloor.it/2008/10/15/dario-forti-formazione-mentoring-coaching-o-counseling-limportanza-di-trovarsi-un-supervisore/comment-page-1/#comment-2325</link>
		<dc:creator>Rudy Orzes</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Oct 2008 12:32:29 +0000</pubDate>
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		<description>L&#039;articolo presenta stimoli di riflessione personale e aziendale molto interessanti anche se l&#039;applicazione del metodo (psicoanalisi)nato per scopi personali anche a contesti sociali o lavorativi, nonostante la mole di studi e studiosi che da anni sono presenti, con varie sfaccettature con questa taglio, genera in me alcune (poche) perplessità.
Il punto su cui non ho dubbi e credo sia da promuovere e rendere consapevoli nella cultura sociale e aziendale è la necessità di rendere esplicito che la depressione è la base per l&#039;analisi reale della situazione, l&#039;ascolto e successivamente per essere propositivi. Le vie di uscita non persecutorie, il coraggio di rifiutare la dipendenza difensiva sono argomenti che devono entrare nella cultura sociale e lavorativa. Credo che il supporto dato dalla formazione, dal coacching ecc sia lo strumento principe per uscire dal già fatto, già detto, che hanno la sola funzione di proteggere la nostra integrità vissuta in funzione antidepressiva. Ma ci impediscono di coglire la realtà per quello che è anche per il mondo che ci circonda. Come dire: &quot;Se mi appoggio non cado anche se guardo oltre l&#039;ostacolo&quot;.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;articolo presenta stimoli di riflessione personale e aziendale molto interessanti anche se l&#8217;applicazione del metodo (psicoanalisi)nato per scopi personali anche a contesti sociali o lavorativi, nonostante la mole di studi e studiosi che da anni sono presenti, con varie sfaccettature con questa taglio, genera in me alcune (poche) perplessità.<br />
Il punto su cui non ho dubbi e credo sia da promuovere e rendere consapevoli nella cultura sociale e aziendale è la necessità di rendere esplicito che la depressione è la base per l&#8217;analisi reale della situazione, l&#8217;ascolto e successivamente per essere propositivi. Le vie di uscita non persecutorie, il coraggio di rifiutare la dipendenza difensiva sono argomenti che devono entrare nella cultura sociale e lavorativa. Credo che il supporto dato dalla formazione, dal coacching ecc sia lo strumento principe per uscire dal già fatto, già detto, che hanno la sola funzione di proteggere la nostra integrità vissuta in funzione antidepressiva. Ma ci impediscono di coglire la realtà per quello che è anche per il mondo che ci circonda. Come dire: &#8220;Se mi appoggio non cado anche se guardo oltre l&#8217;ostacolo&#8221;.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Daniela Fregosi</title>
		<link>http://www.7thfloor.it/2008/10/15/dario-forti-formazione-mentoring-coaching-o-counseling-limportanza-di-trovarsi-un-supervisore/comment-page-1/#comment-2324</link>
		<dc:creator>Daniela Fregosi</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Oct 2008 10:11:46 +0000</pubDate>
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		<description>Quello della crisi è un tema molto coinvolgente soprattutto se si parla di crisi individuale più che economico-sociale. Su quella economico sociale non mi dilungo, è veramente uno sfacelo. Io che sono una consulente aziendale vedo che il mercato è sempre più una giungla, lo è sempre stato, ma adesso è veramente troppo. Giungla tra concorrenti ma soprattutto giungla con i committente che oramai, avendo un potere negoziale enorme (con tutti i fornitori che ci sono in giro) la fanno da padroni.
Detto questo mi interessa molto di più come il singolo affronta la sua crisi personale.
nella mia particolare esperienza posso veramente affermare quanto i taoisti cinesi abbiamo ragione nell&#039;identificare in un unico ideogramma il concetto di crisi ed opportunità. Niente di più vero nel mio caso.
La crisi professionale afforntata con sangue e dolore ha portato, come nella canzone di Fossati &quot;la costruzione di un amore&quot;, ha costruire veramente qualcosa di &quot;altro&quot;, a fare un salto, un salto di paradigma, a far finalmente spiccare il volo ad un sogno. E&#039; proprio nella crisi e nel vuoto che questa accompagna, che si crea il giusto spazio per vedersi con occhi nuovi, per inventare, senza più vincoli e senza più quella stramaledettissima zona di comfort così allettante. Nel pieno della zona di rischio, se la si sa gestire senza entrare in quella di stress, nascono splendite opportunità, nuove attività e soprattutto nuove relazioni. Si cresce professionalmente e quindi anche personalmente.
Viva la crisi!

PS Io ce l&#039;ho fatta da sola, ma se intorno c&#039;è qualcuno che ti dà una mano, male non fa.....</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Quello della crisi è un tema molto coinvolgente soprattutto se si parla di crisi individuale più che economico-sociale. Su quella economico sociale non mi dilungo, è veramente uno sfacelo. Io che sono una consulente aziendale vedo che il mercato è sempre più una giungla, lo è sempre stato, ma adesso è veramente troppo. Giungla tra concorrenti ma soprattutto giungla con i committente che oramai, avendo un potere negoziale enorme (con tutti i fornitori che ci sono in giro) la fanno da padroni.<br />
Detto questo mi interessa molto di più come il singolo affronta la sua crisi personale.<br />
nella mia particolare esperienza posso veramente affermare quanto i taoisti cinesi abbiamo ragione nell&#8217;identificare in un unico ideogramma il concetto di crisi ed opportunità. Niente di più vero nel mio caso.<br />
La crisi professionale afforntata con sangue e dolore ha portato, come nella canzone di Fossati &#8220;la costruzione di un amore&#8221;, ha costruire veramente qualcosa di &#8220;altro&#8221;, a fare un salto, un salto di paradigma, a far finalmente spiccare il volo ad un sogno. E&#8217; proprio nella crisi e nel vuoto che questa accompagna, che si crea il giusto spazio per vedersi con occhi nuovi, per inventare, senza più vincoli e senza più quella stramaledettissima zona di comfort così allettante. Nel pieno della zona di rischio, se la si sa gestire senza entrare in quella di stress, nascono splendite opportunità, nuove attività e soprattutto nuove relazioni. Si cresce professionalmente e quindi anche personalmente.<br />
Viva la crisi!</p>
<p>PS Io ce l&#8217;ho fatta da sola, ma se intorno c&#8217;è qualcuno che ti dà una mano, male non fa&#8230;..</p>
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