WIRED. Tutto Quello Che Avreste Voluto Sapere Sul Lancio Più Atteso Di Internet E Non Avete Mai Osato Chiedere

Fri, Nov 14, 2008

Marketing

WIRED. Tutto Quello Che Avreste Voluto Sapere Sul Lancio Più Atteso Di Internet E Non Avete Mai Osato Chiedere

weWIRED. Colazione da WIRED Italia

Riccardo Luna, il Direttore, ha organizzato una tavola rotonda per l’inizio della campagna di lancio della testata: è l’occasione ideale per una veloce carrellata su alcune parole chiave del progetto e le persone che vi stanno dietro.

  • Cambiare il mondo. Se dovessimo mettere una tag al 2008 io proporrei: “cambiamento“. Obama, il più grande direttore marketing della storia, ne ha fatto il tormentone della sua campagna elettorale. WIRED, da molto più tempo e con meno demagogia, è uno dei pochi magazine in giro per il pianeta capaci di raccontare il desiderio di cambiamento delle persone. Chiamatelo marketing, desiderio di un futuro migliore o ansia per quello che potrebbe accadere domani, comunque, leggere WIRED, non è come leggere Vanity Fair o GQ. Se la mattina prendete l’Actimel, non state mandando giù un semplice Yogurt: vi state occupando di voi, dei vostri figli, sentite che finalmente state conducendo una vita più sana!
    Questa è la forza di un brand: simboli, valori, significati.

    Laura Penitenti, la mente business che ha seguito in casa Condé Nast tutto il progetto, dal concept alla campagna di lancio, questo lo sa bene. Lei è una persona chiave del progetto, da dietro le quinte ha scelto e condiviso tutte le strategie.

  • Passioni dominanti. I cacciatori di teste che hanno selezionato Riccardo Luna alla guida di WIRED Italia hanno visto lungo, alla faccia di tutti gli invidiosi, me compreso! Il nuovo direttore, oltre ad avere un curriculum da vero giornalista e una piacevole timidezza (in un mondo di narcisisti e di primedonne come quello di internet), ha fondato e diretto con successo il quotidano “Il Romanista”. Le persone come noi – che soffrono di un disturbo della personalità, la dipendenza in questo caso dalla tecnologia – sono un popolo di tifosi scalmanati e di critici cattivissimi.La tecnologia è una fede, come il calcio!
  • Rivoluzione dal basso. Per il lancio di WIRED, alcuni si aspettavano un grande evento di comunicazione (che probabilmente ci sarà), con tutta la comunità internet a raccolta e magari una tavola rotonda di ricercatori hi-tech, ministri dell’innovazione, neuroscienziati, esperti di cambiamenti climatici, sociologi visionari, guru americani e testate televisive. Sarebbe stata una comunicazione push di grande impatto sui media. Invece, io credo con grande lungimiranza, la strategia del team di Ogilvy guidato da Paolo Iabichino, ha scelto di partire in un modo assolutamente inedito per una grande casa editrice come Condé Nast:- aprire un gruppo su Facebook (che conta già più di mille membri);
    - una diretta in videostreaming su Mogulus, la piattaforma gratuita di WebTV (pare sia stata la terza diretta più vista!);
    - un minisito underconstruction, su weWIRED.it, ma anche Twitter, Flickr etc.
    - un invito a curiosare in casa Condé Nast, in una riunione di redazione allargata più che una tavola rotonda, con un’atmosfera glamour, tra “Il Diavolo veste Prada” e “Il Grande Fratello”.


    Paolo Iabichino
    , direttore creativo Ogilvy, l’agenzia di comunicazione che cura la campagna, è uno dei nomi chiave del progetto. Oltre ad essere una bella persona e ad aver scritto alcuni degli articoli più letti di 7thFLOOR (un esempio per tutti: Le 4 S del viral marketing: sesso, splatter, sadismo e stronzate) è l’uomo giusto al posto giusto. Passione, coraggio, ascolto e lucidità, non necessariamente in quest’ordine.

  • Rivoluzione culturale. Non sto pensando a Mao, ma a WIRED Italia. Oltre al suo fortissimo potere divulgativo dell’innovazione, può cogliere una sfida molto più ambiziosa: rispondere alla domanda di cambiamento culturale e sociale del nostro Paese.
  • Infoporn. Le menti perverse degli strateghi della comunicazione, sono più pericolose di quelle dei serial killer! Una rivista che non c’è, un numero zero bellissimo, stampato a laser e appeso al muro, intravisto, odorato, chiacchierato e commentato ma mai posseduto. Poi, dopo essere andato dalla Group Publisher GQ e WIRED, Alexandra Parolini, l’ho potuto (di nascosto!) vedere, toccare, sfogliare, odorare.Bello. Forse più bello di quello americano!
    La sera ho fatto l’abbonamento online su: Abbonamenti WIRED, un riflesso condizionato alla Pavlov.
  • Solipsismo digitale. Una tavola rotonda dai toni eucaristici con una sporca dozzina di apostoli, tra blogger, capi redattori, tecno-evangelist, imprenditori digitali. E’ l’assaggio di una campagna di marketing a visibilità crescente, che parte a voce bassa e da una cerchia ristretta, per poi allargarsi al popolo della rete, dei social network e delle web tv, fino ad arrivare nelle circa 35.000 edicole italiane il 19 febbraio prossimo, con la copertina che vedete nelle immagini e una tiratura da oltre 100.000 copie. Dove arriverà questo non si sa. Sarà forse l’arca di Noè …
  • Redazione 2.0. Il popolo degli innovatori italiani, molti dei quali si sono sentiti esclusi dalla tavola rotonda, dalla redazione di articoli e rubriche, sono tanti, almeno quanti quelli iscritti al gruppo su Facebook. Non è un fenomeno da sottovalutare, è il nuovo paradigma dei consum-autori, delle micro imprenditorialità digitali, dell’indipendenza dei nano-publisher. Non siamo più un popolo di santi, di poeti e di navigatori, siamo diventati un popolo di scrittori, di imprenditori e di blogger. Tutti vogliamo partecipare, ognuno si sente capace e ha la possibilità di contribuire.
  • Life-streaming. Luca De Fino, altro uomo chiave del progetto, digital marketing consultant per Ogilvy Interactive della campagna di lancio, me lo ha raccontato con il suo sorriso appassionato. Riccardo Luna e WIRED saranno sempre più pervasivi e ubiquitari, in uno scambio osmotico e reciprocamente energetico e vitale con i “molti-media”, con gli hub più connessi della Rete.
  • ALERT. Alcune osservazioni sui possibili rischi di un posizionamento sbagliato di WIRED in Italia (a caldo!):- WIRED non è internet e tecnologia. E’ tutto quello che sta cambiando, come recita il payoff di 7thFLOOR. In Italia, più della tecnologia (poca), hanno qualcosa da dire il Design, inteso come cultura del progetto, sentire estetico, ricerca della qualità nell’esperienza quotidiana della vita, la Creatività, intesa come modello di espressione, racconto, costruzione di esperienze, organizzazione e crescita fuori dagli schemi, e infine, Arte e artigiani, varietà indispensabile per progettare un futuro migliore, salvaguardando il genius loci del nostro Paese.

    - WIRED non è mainstream. La coda lunga l’abbiamo inventata noi solo che non ne siamo consapevoli, basta guardare i prodotti tipici di un mercato di uno dei nostri paesi sparsi sulla Penisola.

    - WIRED Italia non è Silicon Valley. Ma nel cuore del Mediterraneo, nella vecchia Europa dei padri fondatori. Anche se alcuni dei nostri giovani e funambolici italiani sono riusciti ad aprire società vicino Google o Apple, sono ancora troppo poche le start up digitali italiane e misero il mercato dei venture capitalist nostrano.

    - WIRED Italia non è PostalMarket. Il potenziale commerciale e glamour è indiscutibile, anche in momenti difficili come questo. Ma, come ho detto all’inizio, la forza rivoluzionaria del brand potrebbe avere un impatto molto forte e utile in un paese di “porta-a-porta” come noi.

    - WIRED non è una rivista. WIRED è un Lovemark. Chi non ha letto i libri di Kevin Roberts (CEO Word Wide di Satchi&Satchi) non ha la possibilità di capire quello che lega oltre ogni razionalità i lettori all’icona WIRED.

    - WIRED non è un jeans. E’ sì un prodotto americano d’importazione. Ma la sua consistenza intangibile di prodotto culturale lo rende molto più complesso da customizzare. Ad esempio la grafica è molto bella, con i pesi giusti per una lettura “a buffet” come quella nostra. Ma avrei preferito una cifra stilistica più differenziante rispetto a quella americana. La mano creativa è formidabile, si tratta solo di una scelta strategica.

    - WIRED non è un maschile. Almeno solo maschile. Le girl-geek e le innovatrici italiane non possono accontentarsi di Vanity Fair, così come anche se spesso adesso compro GQ, da quando a dirigerlo c’è Michele Lupi, che però da solo non è sufficiente a soddisfare il mio desiderio di informazione e svago. Nella complessa filiera della pubblicità bisogna semplificare i messaggi e seguire le celle Eurisko ma anche capire qual è la classe emergente del nostro paese: quella femminile!


I cavalieri della tavola rotonda

Per concludere questa prima parte, se c’è una cosa bella nel mondo di internet è che è tutto molto trasparente. E’ tutto un fotografare, riprendere, pubblicare su Facebook, trasmettere su YouTube, commentare sui blog, incontrarsi, connettersi, scambiarsi occhiate di amicizia e di diffidenza. In modo altrettanto trasparente, ho chiesto ad alcuni partecipanti alla tavola rotonda che cosa pensano del mio futuro. Sono preoccupato. Parlo ovviamente di 7thFLOOR, la mia piccola fatica editoriale, che oltre alla crisi planetaria, ora se la deve vedere pure con la più bella rivista del mondo.

Video realizzato durante la Colazione da WIRED il 12 novembre. Lele Dainesi (Cisco) e Angelo di Veroli (Geekissimo) mi propongono due strategie opposte.

Voi cosa ne pensate?

Dall’editore e direttore di 7thFLOOR per ora è tutto. Qualcosa di nuovo dovrebbe accadere a partire dal 15 dicembre.

I partecipanti della tavola rotonda sono stati: Leandro Agrò, Mafe de Baggis, Luca De Biase, Lele Dainesi, Andrea Genovese, Massimo Mantellini, Stefano Vitta, Marco Magnocavallo, Gianluca Diegoli, Marco Camisani Calzolari, Angelo Di Veroli, Marco Zamperini, Gianluca Dettori, Paolo Valdemarin, Maria Grazia Mattei, Federico Ferrazza e ovviamente Riccardo Luna. Dietro le quinte Paolo Iabichino e Luca De Fino di Ogilvy. Laura Penitenti e sicuramente lo staff editoriale e business del nuovo magazine.

Ecco il filmato della giornata in Wired:

Andrea Genovese
andrea(at)7thfloor.it

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Andrea Genovese - who has written 243 posts on 7thFLOOR.

Andrea Genovese, fondatore di 7thFloor, marketing & communication strategist, docente di Social Media Marketing e di Experience Design.

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15 Responses to “WIRED. Tutto Quello Che Avreste Voluto Sapere Sul Lancio Più Atteso Di Internet E Non Avete Mai Osato Chiedere”

  1. Gianfranco Chicco Says:

    alea jacta est! non ci resta che aspettare un prodotto che potrebbe essere molto bello…

  2. roberto dadda Says:

    Raduno “eucaristico”, ma chi hanno poi sacrificato dainesi?
    Io non userei parole delle quali non conosci evidentemente il significato…
    Tutto questo panegirico per una rivista che viene annunciata a un gruppo che da anni ci dice, sbagliando, che la carta è finita? Bizzarro…
    Bizzarro anche che nelle stesse ore sia uscito un articolo su Wired che ci annuncia che non solo la carta è morta, ma anche i blogo lo sono.

    bob

  3. Andrea Genovese Says:

    Caro Bob,
    io sono un editore di una rivista cartacea (ahimè). 7thFLOOR, prima di essere un blog, è soprattutto un magazine: prodotto, stampato e distribuito dal sottoscritto. Ovviamente sono l’ultimo a teorizzare la fine della carta stampata.

    La tua reazione “calda”, conferma la mia teoria che i campi della tecnologia e dell’innovazione sono simili ai campi da calcio: c’è molta passione, cuore e … tifoseria da stadio!

    Quello che mi piace ancora della cultura di WIRED è che tenta sempre di essere una voce fuori dal coro, sfata i luoghi comuni sui grandi temi della salute, dell’energia, dell’ambiente ed evita di dare voce ai protagonisti, al così detto mainstream come possono essere Steve Jobs o Bill Gates.

    Non è una rivista “sub-cultural” ma mi piace vedere la faccia del nostro Massimo Banzi (fondatore di Arduino) nelle sue pagine!

    Il blog, in questo momento è molto mainstream, e in fondo l’articolo sostiene solo che l’espressione personale e sincera delle persone si sta spostando sui social network e altri strumenti quali Facebook, Twitter, etc.

    Quello che non mi piace di WIRED è l’ampio spazio commerciale, troppa attenzione ai gadget e molta pubblicità. E questo l’ho ribadito negli alert dell’articolo. Ma capisco, da editore più che da lettore, che per mantenere un’alta qualità del prodotto e dei contenuti, hai bisogno di tante tante risorse!

    Infine Bob devo darti ragione, sono un laico, ma i miei studi classici mi fanno ricordare che il termine Eucaristia deriva dal greco “εὐχαρίστω”, che significa “rendere grazie”, l’atmosfera dell’incontro, confermo, era proprio questa:

    non era l’ultima cena ma la prima colazione di Wired Italia,
    non c’era l’agnello di dio che toglie i peccati dal mondo, ma la rivista che vuole cambiare il mondo,
    non c’è stata la celebrazione di un sacramento, ma di fedeli ce ne erano parecchi!!

    Con affetto,
    Andrea
    7thFLOOR

  4. Roberto Lofaro Says:

    Visto che nascerà a 15 anni abbondanti dalla nascita della rivista madre, ed a poca distanza dalla riunificazione del sito, mentre si annunciano tagli in CondeNet, sarà interessante vedere quale mutazioni subirà il modello editoriale di Wired, e quanto riuscirà ad integrarsi in Italia

    anche io francamente non sempre negli ultimi anni ho “abbandonato” Wired, tranne che quando trovavo articoli un po’ più diretti al futuro

    capisco l’esigenza di monetizzare- ma spesso mi sembrava l’edizione geek dei magazine che quando vengo in Italia trovo allegati ai quotidiani, con una foliazione pubblicitaria eccessiva ed intrusiva

    e, talvolta, anche le pagine dedicate ai vari gadget non si discostavano troppo dal reprint dei comunicati stampa delle case produttrici

  5. BoRnA Says:

    Fine della carta stampata o meno, sono dell’idea che una rivista come Wired porti qualcosa di nuovo nel panorama italiano. Staremo a vedere :D

  6. leeander Says:

    Non concordo con BoRnA, e penso che WIRED possa avere un qualche impatto persino in Italia, per una ragione fondamentale: non manca il talento in Italia. Mancano opportunità e ENTUSIASMO.

    Wired è una OPPORTUNITA’, almeno di visibilità interna nonché di link (facilitato certamente rispetto a ieri) con il Wired Usa.

    L’entusiasmo NON è una cosa per stupidi romantici, bensì una delle forze che plasma l’economia del Pianeta. Partire da sconfitti (o sentirsi secondi) non genera alcun vincitore.

    Al contrario, avere la forza mentale di affrontare le sfide è necessario quanto il talento o il denaro.

    Io non sono certo un economista ma quando vedo quanta parte del mercato oggi si basa sulla FIDUCIA -intesa come fiducia verso il futuro- allora penso che l’ENTUSIASMO sia un asset non trascurabile.

    Wired, così come 7thFloor prima di lui, sono motori importanti per la parte di questo Paese che si occupa di innovazione tecnologica.

    Purtroppo la governance vecchia e cieca che occupa i posti di potere di questa semi-repubblica-totalmente-televisica, deprime la Rete come mezzo di comunicazione ed opportunità di crescita economica. E’ quindi difficile, persino per WIRED, il futuro prossimo. Di certo però, io (come molti) non faremo mancare il nostro entusiasmo. Così come -sin dall’inizio- Non concordo con BoRnA, e penso che WIRED possa avere un qualche impatto persino in Italia, per una ragione fondamentale: non manca il talento in Italia. Mancano OPPORTYUNITA’ (spesso sinonimo di denaro, ma non solo) ed ENTUSIASMO.

    Wired è una OPPORTUNITA’, almeno di visibilità interna nonché di link (facilitato certamente rispetto a ieri) con il Wired Usa.

    L’entusiasmo NON è una cosa per stupidi romantici, bensì una delle forze che plasma l’economia del Pianeta. Partire da sconfitti (o sentirsi secondi) non genera alcun vincitore.
    Al contrario, per avere successo -e in special modo nell’innovazione- avere la forza mentale adeguata è necessario quanto il talento o il denaro.

    Io non sono certo un economista ma quando vedo quanta parte del mercato oggi si basa sulla FIDUCIA -intesa come fiducia verso il futuro- allora penso che l’ENTUSIASMO sia un asset non trascurabile.

    Wired, così come 7thFloor prima di lui, sono motori importanti per la parte di questo Paese che si occupa di innovazione tecnologica.

    Purtroppo la governance vecchia e cieca che occupa i posti di potere di questa semi-repubblica-totalmente-televisica, deprime la Rete come mezzo di comunicazione ed opportunità di crescita economica. E’ quindi difficile, persino per WIRED, il futuro prossimo. Di certo però, io (come molti) non faremo mancare il nostro entusiasmo. Così come -sin dall’inizio- non l’ho fatto mancare a 7thFloor.

    Coraggio!
    non l’ho fatto mancare a 7thFloor.

    Coraggio!

  7. leeander Says:

    —- scusate il doppio post. Quello sopra è errato —-

    Non concordo con BoRnA, e penso che WIRED possa avere un qualche impatto persino in Italia, per una ragione fondamentale: non manca il talento in Italia. Mancano OPPORTUNITA’ (spesso sinonimo di denaro, ma non solo) ed ENTUSIASMO.

    Wired è una OPPORTUNITA’, almeno di visibilità interna nonché di link (facilitato certamente rispetto a ieri) con il Wired Usa.

    L’entusiasmo NON è una cosa per stupidi romantici, bensì una delle forze che plasma l’economia del Pianeta. Partire da sconfitti (o sentirsi secondi) non genera alcun vincitore.
    Al contrario, per avere successo -e in special modo nell’innovazione- avere la forza mentale adeguata è necessario quanto il talento o il denaro.

    Io non sono certo un economista ma quando vedo quanta parte del mercato oggi si basa sulla FIDUCIA -intesa come fiducia verso il futuro- allora penso che l’ENTUSIASMO sia un asset non trascurabile.

    Wired, così come 7thFloor prima di lui, sono motori importanti per la parte di questo Paese che si occupa di innovazione tecnologica.

    Purtroppo la governance vecchia e cieca che occupa i posti di potere di questa semi-repubblica-totalmente-televisica, deprime la Rete come mezzo di comunicazione ed opportunità di crescita economica. E’ quindi difficile, persino per WIRED, il futuro prossimo. Di certo però, io (come molti) non faremo mancare il nostro entusiasmo. Così come -sin dall’inizio- non l’ho fatto mancare a 7thFloor.

    Coraggio!

  8. bernardo parrella Says:

    concordo con roberto: il magazine che si lancia ora in italia (e in UK in estate) e’ quasi completamente snaturato dal wired originale di 15+ anni fa; allora il progetto dell’italo-americano louis rossetto era assolutamente ancorato nella rete e nella cultura digitale in fieri, anzi l’anticipa e se ne cibava al contempo, senza soluzione di continuita’ (io c’ero in quegli anni a sf, ca ;)

    poi sono arrivati i casini interni, very greedy people e il tonfo della bolla, cosi’ conde nast ha rilevato il giornale, e soltanto recentemente anche il sito – che rimane cmq la parte piu’ innovativa del progetto, IMHO – pur se proprio in questi giorni ecco gli ennesimi licenziamenti in corso, per wired.com e per il gruppo condenast in generale

    voglio dire, in italia molti hanno tuttora il “mito” di wired e parecchi pensano a quello dei vecchi tempi, quando in realta’ a ben vedere il modello conde nast pian piano si e’ allontanato da quello spirito di frontiera di 15+ anni fa – non perche’ la frontiera non esiste piu’ (creativita’, cyber-rights, innovation, situazioni bottom-up, etc. sono e saranno sempre i capisaldi del digitale) ma perche’ per ovvie ragioni commerciali ha virato a tutto tondo verso gadgedt, look, ads & content per il jet-set only, puntando sempre piu’ (sia come soggetti degli articoli sia come target di vendita) a un’elite che poco si cura del digital-culturale se non nell’ottica del consumo, pur con tutte le varianti possibili

    se la versione italiana, di cui in passato si era gia’ parlato, sia all’epoca di rossetto che alcuni anni fa, vorra’ proseguire, come mi sembra di capire, questo gioco di scuderia e rafforzare questa immaigne elitaria con la scusa di “fare un prodotto alto”, il ricorso ai mille tool del social networking non sara’ che l’ennesimo specchietto per le allodole – e sara’ assai difficile proporsi (come qualcuno sopra mi pare si augura) in quanto “testa di ponte culturale” per scardinare in qualche modo l’attuale, deprecabile scenario italiano o come “strumento per un mondo migliore”…

  9. marchino Says:

    Kevin Robert, per scriver i suoi libri usa WORD WIDE!

  10. marchino Says:

    ah, ecco, vedi te, la coda lunga: ho scoperto qual’è la versione di Office che usa Roberts, http://catastrofe.tumblr.com/post/60464522/w-red-non-una-rivista-w-red-un-lovemark-chi

  11. Sergio Says:

    Ciao, complimenti per l’articolo. E’ bello sapere tante cose sulla genesi di un giornale. Anche se ci metti un po’ troppo entusiasmo, dovuto forse al fatto che sei stato coinvolto in prima persona. Lavoro per un’agenzia di pubblicità e secondo me Wired venderà sì e no 5 mila copie. Sarà una rivista di nicchia e tutti quelli che non sono stati coinvolti e che non lo saranno la prenderanno a male e non la acquisteranno. Visto che costa 4 euro a copia!

    Non siamo a Silicon Valley dove Wired vende a quelli che lavorano nelle imprese 2.0. Siamo in Italia, andrà a finire come con Traveller: primo numero a ruba, secondo regolare e poi il declino. Dico questo per due ragioni: con la mia agenzia monitoriamo costantemente la stampa e ultimamente abbiamo a che fare solo con numeri negativi. Gli italiani leggono sempre meno. E poi perché il direttore non è affatto bravo né è stato scelto come dici tu da cacciatori di teste, ma col solito metodo italiano (è un giornalista sportivo di un testata minore, non dimentichiamolo).

    Ci rivediamo su questo blog dopo l’uscita di Wired per vedere chi di noi ha visto lungo, ok? Intanto buona fortuna.

  12. Andrea Genovese Says:

    Voglio rispondere a Sergio brevemente.

    Questo non è un sito di gossip sul mondo dell’editoria, non mi sento il dagospia dei newmedia, non mi interessa. Se vuoi dire il tuo nome, per chi lavori e cosa fai esattamente sicuramente possiamo prendere un po’ più sul serio le tue argomentazioni, anzi ci interessano analisi e valutazioni approfondite.

    Altrimenti, ognuno è libero di dire quello che vuole su chiunque ma a casa sua. Attenzione Sergio, non mi fraintendere, non ce l’ho con te, i commenti sono aperti e non moderati, ma su un certo modo di fare blogging e informazione in rete. Il commento alla “scommettiamo che…” ce lo teniamo per le partite di calcio e non per mettere in cattiva luce la professionalità di una persona o le prospettive di un progetto.

    Se vuoi condividere i tuoi dati di analisi sull’editoria – anche se non bisogna essere dei fulmini di guerra per capire come sta andando il mercato – ben volentieri.

    Critiche costruttive ed entusiasmo ragazzi!
    Avanti tutta…

    Buona lettura
    Andrea

  13. piersifal Says:

    Interessante discussione. Sono uno di quelli che leggeva Wired 15 anni fa ma non ha ancora assaggiato quello italiano. Sarà il personaggio Riccardo Luna a rendermelo alquanto indigesto? Farò uno sforzo, ma dopo i disastri combinati sul foglio giornaliero rosso e giallo, l’appeal di uno come Luna è pari a quello di un qualunque dito medio alzato. Almeno qui a Roma…

    ps: ma come sta andando la storia, un anno dopo il lancio?

    pps: bel nome 7th Floor!


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  1. [...] il WIRED italiano quando Wired non c’era. Leggiamo adesso cosa racconta Andrea nel suo post: WIRED Tutto Quello Che Avreste Voluto Sapere Sul Lancio Più Atteso Di Internet E Non Avete Mai Osat… . Se avete voglia, leggete anche i commenti. Io riscrivo qui, quello che ho già postato a valle [...]

  2. [...] che ha trovato il tempo di presentarsi nel video qui sotto e di essere presentata sulle pagine di 7th floor e da qui a poco immagino su [...]

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