Mind mapper: architetti dell’informazione, designer del pensiero
di Roberta Buzzacchino
Come possiamo rappresentare il pensiero contemporaneo che si alimenta di nuove connessioni e deve “metabolizzare” sempre più informazioni senza perdere il senso dell’orientamento?
Le scienze cognitive e le neuroscienze hanno dimostrato che l’uomo non pensa per modelli lineari; eppure gli strumenti di cui dispone per concretizzare le idee seguono questa logica, strutturando le informazioni in maniera sequenziale.
Un metodo per cambiare punto di vista è quello delle mappe mentali.
Il metodo delle mappe mentali è stato ideato dallo psicologo inglese Tony Buzan. Si basa sulla capacità fondamentale della mente umana di associare idee e pensieri in maniera non lineare. In particolare, permette di sfruttare al meglio le potenzialità latenti dell’emisfero destro del nostro cervello, cioè quello che elabora le informazioni in modo globale, creativo, intuitivo, emotivo e figurato, e farlo lavorare in sinergia con l’emisfero sinistro, che invece è logico, razionale.
Stiamo vivendo un momento straordinario, scrive Mark Taylor nel libro “Il momento della complessità“, dove i sistemi e le strutture che hanno a lungo organizzato la nostra vita mutano a una velocità senza pari. Una metamorfosi così rapida e invasiva rende necessari nuovi modelli di comprensione del mondo e della nostra esperienza.
Per descrivere il passaggio da un mondo strutturato in base a “griglie” a un mondo organizzato secondo delle “reti”, Taylor utilizza le opere di due architetti.
Una metafora per le mappe mentali
Nel Seagram Building (1958) di Mies van der Rohe sono visibili gli ideali della linearità, dell’ordine, della razionalità tipici del pensiero occidentale figlio della scienza classica.
Nel Guggenheim Museum di Bilbao (1997) di Frank Gehry è palpabile il cambiamento che sta avvenendo: non linearità, disordine, forme vitali sempre mutevoli che co-evolvono con l’ambiente.
Un mondo così complesso e in continua trasformazione, richiede un cambiamento nel nostro modo di organizzare e rappresentare idee e saperi.
Secondo il filosofo francese Edgar Morin:
“Una testa ben fatta è una testa atta a organizzare le conoscenze così da evitare la loro sterile accumulazione. Ogni conoscenza è una traduzione e nello stesso tempo una ricostruzione (a partire da segnali, segni, simboli) sotto forma di rappresentazioni, idee, teorie, discorsi. Il processo è circolare, passa dalla separazione al collegamento, dal collegamento alla separazione, e poi, dall’analisi alla sintesi, dalla sintesi all’analisi.”
La scrittura lineare
Ritorniamo ora all’opera di Mies van der Rohe e organizziamo il pensiero seguendo lo stesso modello lineare.
Con la scrittura lineare rappresentiamo il pensiero su un foglio verticale rispettando la gabbia dell’impaginazione e utilizzando uno stile narrativo. Ii vantaggio è quello di esprimere il pensiero in modo più possibile oggettivo, specifico, univoco, lo svantaggio è una rappresentazione del pensiero unidimensionale dove i concetti sono nascosti tra le parole. Non vediamo le parole chiave cioè quelle parole significative che ci consentono di fare associazioni tra diversi concetti, connettere le idee e attivare il processo creativo.
Metafora della scrittura lineare, Roberta Buzzacchino
La struttura della scrittura lineare assomiglia al Seagram Building dove, andando su e giù, ordiniamo in scaffali di color grigio le nostre informazioni dalla A alla Z. I piani sono tutti uguali, separati tra loro, ci possiamo muovere solo in lunghi e stretti corridoi non ci sono altri collegamenti. Leggendo il lineare si attiva prevalentemente l’emisfero sinistro e la sua struttura statica, con un inizio ed una fine, non favorisce la creatività e le associazioni di idee.
La scrittura radiale
Ora proviamo ad organizzare il pensiero seguendo una forma nuova che ricorda il Guggenheim Museum di Bilbao. L’idea principale viene posta al centro del foglio bianco, mentre le idee collegate ed altri dettagli vengono legati secondo una geometria radiante. Si parte dal centro e si procede verso l’esterno in tutte le direzioni, inserendo nuovi concetti, creando legami con quelli in precedenza già inseriti. Infine si arricchisce la rappresentazione con colori ed immagini chiave.
Metafora della scrittura radiale, Roberta Buzzacchino
Grazie alla grande quantità di associazioni possibili, la realizzazione di una mappa è un processo molto creativo che fornisce l’opportunità di generare nuove idee, non pensate prima: ogni parola in una mappa è in effetti il possibile centro di un’altra mappa.
Leggendo e guardando una rappresentazione radiale si attiva anche l’emisfero destro perchè oltre alle parole chiave ci sono i colori, i disegni, il movimento circolare che inducono la mente a generare nuove associazioni e idee.
Le mappe mentali in azienda
Come scrive Chiara Battistoni in “Le nuove tendenze collaborative nelle tecnologie. L’uomo torna protagonista di processi“, l’introduzione di questa metodologia in azienda può consentire di raggiungere un buon livello di condivisione delle informazioni di base e un adeguato livello di descrizione della realtà complessa, oltre a favorire percorsi interni di collaborazione.
Il metodo metacognitivo applicato per l’impostazione di una mappa, infatti, prevede sessioni di brainstorming che facilitano reciproca conoscenza e confidenza, elementi propedeutici allo sviluppo di fiducia e trasparenza, due dei requisiti cardine della collaborazione.

Mappa mentale “La motivazione dei manager”, Roberta Buzzacchino
Mappa sul tema della motivazione in azienda realizzata come sintesi dell’incontro con Alfio Cascioli organizzato da Managerzen e Manageritalia
L’utilizzo delle mappe mentali consente di passare dalla scrittura lineare a quella radiale per poi ritornare a quella lineare così permettendo al pensiero di arricchirsi di nuove associazioni e idee.
Perchè usare le mappe mentali
Grazie a questa metodologia è possibile
- allenare la mente a generare idee nuove e azioni immediate
- favorire la creatività individuale e di gruppo
- passare dal confronto all’incontro delle idee
- prendere appunti, organizzare la propria conoscenza, produrre relazioni
- comunicare con chiarezza nelle riunioni e nelle presentazioni
Roberta Buzzacchino
Sono laureata in giurisprudenza, specializzata in diritto amministrativo, abilitata alla professione di avvocato, perfezionata in pubbliche relazioni e nel 2006 ho conseguito un master in comunicazione pubblica e istituzionale.
Dal 1997 ho maturato diverse esperienze professionali nella pubblica amministrazione: Amministrazione penitenziaria con funzione di vice direttore della Casa circondariale di Taranto; Autorità per la vigilanza sui lavori pubblici presso l’Ufficio sanzioni; Ministero per i beni e le attività culturali presso l’Ufficio di Gabinetto del Ministro; INPDAP settore comunicazione.
Dal 2004 utilizzo la tecnica delle mappe mentali per imparare, lavorare e comunicare non solo in modo razionale, ma anche creativo.
Dall’esperienza di questi anni ho ideato il laboratorio “l’energia del pensiero radiale: le mappe mentali” attraverso il quale trasmetto la mia conoscenza con passione in aziende, enti e associazioni. Inoltre, realizzo mappe mentali disegnate e colorate a mano in occasione di riunioni, convegni ed eventi.
Per informazioni
robertabuzzacchino@gmail.com
mappe_mentali_blog
Libri
“Viaggio nella complessità” di Alberto F. De Toni e Luca Pomello
http://www.marsilioeditori.it/component/marsilio/libro/3179358-viaggio-nella-complessita
Mappe Mentali, di Tony Buzan e Barry Buzan
Come utilizzare il più potente strumento di accesso alle straordinarie capacità del cervello per pensare, creare, studiare, organizzare…
Nlp Italy
eBooks
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24. dicembre 2008 at 10:39
Per chi vuole conoscere i futuri trend segnalo Trend Bland 2009: mappa delle tendenze previste nel 2009, realizzata dal Chief Futurist Richard Watson del Future Exploration Network.
22. gennaio 2009 at 08:46
Segnalo studi in corso anche a sul medium blog:
http://provemmart.splinder.com/
Nonché un video:
http://video.google.it/videoplay?docid=-5490168766992466828&ei=pSR4SfyqJpHG2gLwpOioBQ&q=google+video+ibridamenti&hl=it
26. gennaio 2009 at 17:00
leggo l’articolo e lo trovo interessante e scritto bene. naturalmente non posso mancare di sorridere, perché le mappe mentali sono un argomento che ritorna ciclicamente all’incirca ogni decennio e tutte le volte se ne parla come di una grande assoluta e straordinaria innovazione.
la prima volta che ne venni in contatto fu negli anni settanta, al liceo classico, dove il mio professore di italiano (una bestia feroce, ma di estrema intelligenza) ce me illustrò i significati e le potenzialità e ci insegnò ad usarle come strumento di lavoro, ossia come metodologia di studio.
ne tornai poi in contatto all’università nei primi del decennio successivo, questa volta in maniera più compiuta e continua. mi interessavo di linguistica, in quegli anni in italia andava di gran moda il cognitivismo (un po’ in ritardo sul resto del mondo) e si iniziò ad usarle correntemente, non solo per studiare, ma come strumento di problem solving e, addirittura, di tattica politica, nei collettivi universitari.
da quell’epoca personalmente non le ho più abbandonate, le utilizzo normalmente come strumento didattico abituale da almeno 16/17 anni, se non di più (è l’unica cosa che non cambio nei miei corsi: tutto il resto dei contenuti muta, le mappe restano) e mi paiono una cosa talmente consueta da considerarle quasi vecchie, un residuo di un’altra epoca culturale e formativa, un po’ come il latino.
è per questo che mi viene da sorridere, ma senza assolutamente volere sminuire né le mappe mentali, né chi ne scrive, ogni qualvolta che, ciclicamente, ne leggo la riscoperta.