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	<title>Commenti a: Taxi e Counseling: non perdere di vista l&#8217;obiettivo</title>
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		<title>Di: piergiulio</title>
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		<dc:creator>piergiulio</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Feb 2011 12:57:55 +0000</pubDate>
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		<description>Infondo il counseling è un aggregato di competenze con qualche ambizione di professionalizzazione! Come counselor non mi scandalizzo ne me ne dispiaccio. Le competenze, quando buone, sono veramente buone.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Infondo il counseling è un aggregato di competenze con qualche ambizione di professionalizzazione! Come counselor non mi scandalizzo ne me ne dispiaccio. Le competenze, quando buone, sono veramente buone.</p>
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		<title>Di: Roberto Caire</title>
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		<dc:creator>Roberto Caire</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Apr 2009 18:17:53 +0000</pubDate>
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		<description>Le riflessioni di Alessia sono sempre interessanti ed originali. Questa sul counseling mi sembra particolarmente importante proprio perché siamo immersi in una crisi - non solo economica - che ci attanaglia e che rischia di soffocarci. &quot;Dove c&#039;è domanda c&#039;è offerta&quot; recita un vecchio adagio e quindi assistiamo alla proliferazione di figure professionali che cercano di ritagliarsi un ruolo distintivo nell&#039;offrie alla persona una consulenza centrata sull&#039;orientamento, sul sostegno, sull&#039;educazione/formazione, sulla motivazione. Non mi è del tutto chiara però, e credo che non sia il solo ad essere un po&#039; confuso, la specificità del counseling rispetto, tanto per fare un esempio, al coaching. Magari la prossima riflessione/articolo di Alessia potrebbe vertere proprio su questo punto...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Le riflessioni di Alessia sono sempre interessanti ed originali. Questa sul counseling mi sembra particolarmente importante proprio perché siamo immersi in una crisi &#8211; non solo economica &#8211; che ci attanaglia e che rischia di soffocarci. &#8220;Dove c&#8217;è domanda c&#8217;è offerta&#8221; recita un vecchio adagio e quindi assistiamo alla proliferazione di figure professionali che cercano di ritagliarsi un ruolo distintivo nell&#8217;offrie alla persona una consulenza centrata sull&#8217;orientamento, sul sostegno, sull&#8217;educazione/formazione, sulla motivazione. Non mi è del tutto chiara però, e credo che non sia il solo ad essere un po&#8217; confuso, la specificità del counseling rispetto, tanto per fare un esempio, al coaching. Magari la prossima riflessione/articolo di Alessia potrebbe vertere proprio su questo punto&#8230;</p>
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		<title>Di: Maurizio Lichtner</title>
		<link>http://www.7thfloor.it/2009/01/27/counseling-obiettivi-crisi-vagliviello-taxi/comment-page-1/#comment-8100</link>
		<dc:creator>Maurizio Lichtner</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Apr 2009 14:30:00 +0000</pubDate>
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		<description>Grazie Maurizio per la citazione. A proposito delle competenze diffuse, delle azioni di counseling inconsapevoli, di cui parla Alessia, mi chiedo ora se l’azzeramento (e il conseguente necessario ricorso ai professionals per ogni problema o evenienza) significhi mancanza di queste risorse (per la povertà relazionale/comunicativa della nostra società) o la loro sottovalutazione, per la “invisibilità” che le caratterizza. Ma aspetto che Alessia porti avanti il suo discorso, e ci offra nuovi preziosi elementi, sul rapporto tra counseling professionale, counseling skills in altre professioni, e competenze diffuse nel quotidiano</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie Maurizio per la citazione. A proposito delle competenze diffuse, delle azioni di counseling inconsapevoli, di cui parla Alessia, mi chiedo ora se l’azzeramento (e il conseguente necessario ricorso ai professionals per ogni problema o evenienza) significhi mancanza di queste risorse (per la povertà relazionale/comunicativa della nostra società) o la loro sottovalutazione, per la “invisibilità” che le caratterizza. Ma aspetto che Alessia porti avanti il suo discorso, e ci offra nuovi preziosi elementi, sul rapporto tra counseling professionale, counseling skills in altre professioni, e competenze diffuse nel quotidiano</p>
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		<title>Di: maurizio</title>
		<link>http://www.7thfloor.it/2009/01/27/counseling-obiettivi-crisi-vagliviello-taxi/comment-page-1/#comment-8048</link>
		<dc:creator>maurizio</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Mar 2009 10:47:43 +0000</pubDate>
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		<description>Articolo di rara profondità e delicatezza. Una riflessione opportuna sulla differenza tra obiettivi e problemi e sui rischi della loro &quot;con-fusione&quot;. Un&#039;analisi utile delle caratteristiche della professione del counsellor, ma anche del coach e del formatore/facilitatore. 
Il tutto giocato con la leggerezza di una breve, piccola e bellissima storia. Grazie! e al prossimo articolo :-)

Rispetto poi al &quot;counselling inconsapevole&quot; e a quanto acutamente osserva Lichtner (Solo l’azzeramento di questa competenza diffusa rende necessario rivolgersi, per qualunque difficoltà o problema, a un esperto, specializzato in una delle “helping professions”) suggerisco la lettura di un brevissimo, commovente racconto di Haniel Long: La meravigliosa avventura di Cabeza de Vaca (Adelphi)
Qui trovate il link ad una recensione:
http://www.lafeltrinelli.it/products/9788845920332/La_meravigliosa_avventura_di_Cabeza_de_Vaca/Haniel_Long.html?cat1=1&amp;page=1&amp;pub=459&amp;dlvSlt=2&amp;srch=0&amp;prcSlt=1&amp;layout=2</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Articolo di rara profondità e delicatezza. Una riflessione opportuna sulla differenza tra obiettivi e problemi e sui rischi della loro &#8220;con-fusione&#8221;. Un&#8217;analisi utile delle caratteristiche della professione del counsellor, ma anche del coach e del formatore/facilitatore.<br />
Il tutto giocato con la leggerezza di una breve, piccola e bellissima storia. Grazie! e al prossimo articolo <img src='http://www.7thfloor.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>Rispetto poi al &#8220;counselling inconsapevole&#8221; e a quanto acutamente osserva Lichtner (Solo l’azzeramento di questa competenza diffusa rende necessario rivolgersi, per qualunque difficoltà o problema, a un esperto, specializzato in una delle “helping professions”) suggerisco la lettura di un brevissimo, commovente racconto di Haniel Long: La meravigliosa avventura di Cabeza de Vaca (Adelphi)<br />
Qui trovate il link ad una recensione:<br />
<a href="http://www.lafeltrinelli.it/products/9788845920332/La_meravigliosa_avventura_di_Cabeza_de_Vaca/Haniel_Long.html?cat1=1&#038;page=1&#038;pub=459&#038;dlvSlt=2&#038;srch=0&#038;prcSlt=1&#038;layout=2" rel="nofollow">http://www.lafeltrinelli.it/products/9788845920332/La_meravigliosa_avventura_di_Cabeza_de_Vaca/Haniel_Long.html?cat1=1&#038;page=1&#038;pub=459&#038;dlvSlt=2&#038;srch=0&#038;prcSlt=1&#038;layout=2</a></p>
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		<title>Di: Antonella Zuccaro</title>
		<link>http://www.7thfloor.it/2009/01/27/counseling-obiettivi-crisi-vagliviello-taxi/comment-page-1/#comment-7137</link>
		<dc:creator>Antonella Zuccaro</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Feb 2009 14:04:04 +0000</pubDate>
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		<description>Bello ed interessante questo articolo.
Quando penso alla figura del “counselor” mi viene in  mente la “bussola”.

Anche in Italia comincia a diffondersi la professione del  “counselor”, orientata a diversi obiettivi più specificatamente  psicologici o più di taglio formativo. Professione interessante, come sempre, chi la esercita deve esserne capace.

Certo, ora è una figura formalizzata, si dice di una figura attendibile che sia capace non di dare consigli, ma di suscitare attraverso la “parola”, attraverso un dialogo costruttivo, il proposito giusto, la scelta più adeguata in relazione a tutte quelle possibili in una determinata situazione: ecco perché … la bussola:  che ti indica dove andare, ma in definitiva sei sempre tu che ridirezioni continuamente, nonostante … il  beccheggio o il rollìo.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Bello ed interessante questo articolo.<br />
Quando penso alla figura del “counselor” mi viene in  mente la “bussola”.</p>
<p>Anche in Italia comincia a diffondersi la professione del  “counselor”, orientata a diversi obiettivi più specificatamente  psicologici o più di taglio formativo. Professione interessante, come sempre, chi la esercita deve esserne capace.</p>
<p>Certo, ora è una figura formalizzata, si dice di una figura attendibile che sia capace non di dare consigli, ma di suscitare attraverso la “parola”, attraverso un dialogo costruttivo, il proposito giusto, la scelta più adeguata in relazione a tutte quelle possibili in una determinata situazione: ecco perché … la bussola:  che ti indica dove andare, ma in definitiva sei sempre tu che ridirezioni continuamente, nonostante … il  beccheggio o il rollìo.</p>
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	<item>
		<title>Di: Alessandro Cioffi</title>
		<link>http://www.7thfloor.it/2009/01/27/counseling-obiettivi-crisi-vagliviello-taxi/comment-page-1/#comment-7112</link>
		<dc:creator>Alessandro Cioffi</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Feb 2009 11:53:02 +0000</pubDate>
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		<description>Bella metafora della vita. Denota intelligenza e attenzione. Di più: direi intelligenza che si fa mano tesa e affettuosa; in breve, intelligenza emotiva. Mi chiedo solo questo: se la visione della sbandata e la ripresa del centro non sia un&#039;esperienza utile perché eccentrica: un punto di vista eccentrico ma in fondo straordinario per vedere il centro. In fondo non è forse vero che il centro si vede meglio dalla periferia? Quindi un consiglio: il consulente che riprende il pilota nella sbandata dovrebbe avere l&#039;abilità fulminea di mostrare al pilota anche la sublime visione del centro vista dal ounto che non è centro; ne verrebbe credo una visione nuova... rallegramenti all&#039;autrice.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Bella metafora della vita. Denota intelligenza e attenzione. Di più: direi intelligenza che si fa mano tesa e affettuosa; in breve, intelligenza emotiva. Mi chiedo solo questo: se la visione della sbandata e la ripresa del centro non sia un&#8217;esperienza utile perché eccentrica: un punto di vista eccentrico ma in fondo straordinario per vedere il centro. In fondo non è forse vero che il centro si vede meglio dalla periferia? Quindi un consiglio: il consulente che riprende il pilota nella sbandata dovrebbe avere l&#8217;abilità fulminea di mostrare al pilota anche la sublime visione del centro vista dal ounto che non è centro; ne verrebbe credo una visione nuova&#8230; rallegramenti all&#8217;autrice.</p>
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	<item>
		<title>Di: luciana</title>
		<link>http://www.7thfloor.it/2009/01/27/counseling-obiettivi-crisi-vagliviello-taxi/comment-page-1/#comment-5967</link>
		<dc:creator>luciana</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Feb 2009 18:11:19 +0000</pubDate>
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		<description>Bella la metafora del taxista! Mi è venuto in mente quando da piccola ho imparato ad andare in bicicletta. Il consiglio più utile è stato quello di mio padre che continuava a dirmi: &quot;Non guardare la ruota della bicicletta, concentrati sulla strada e guarda il punto dove vuoi arrivare&quot;. Quando finalmento ho trovato il coraggio di tenere entrambi i piedi sui pedali (senza cercare appoggio a terra) e guardare lontano lasciando alla fine perdere la ruota, magicamente ho imparato a tenere l&#039;equilibrio e ad andare. Wow! è stato bellissimo.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Bella la metafora del taxista! Mi è venuto in mente quando da piccola ho imparato ad andare in bicicletta. Il consiglio più utile è stato quello di mio padre che continuava a dirmi: &#8220;Non guardare la ruota della bicicletta, concentrati sulla strada e guarda il punto dove vuoi arrivare&#8221;. Quando finalmento ho trovato il coraggio di tenere entrambi i piedi sui pedali (senza cercare appoggio a terra) e guardare lontano lasciando alla fine perdere la ruota, magicamente ho imparato a tenere l&#8217;equilibrio e ad andare. Wow! è stato bellissimo.</p>
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	</item>
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		<title>Di: Paolo Serreri</title>
		<link>http://www.7thfloor.it/2009/01/27/counseling-obiettivi-crisi-vagliviello-taxi/comment-page-1/#comment-5852</link>
		<dc:creator>Paolo Serreri</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Feb 2009 16:57:53 +0000</pubDate>
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		<description>L’apologo del taxista è intrigante. Ma la metafora dell’addestramento dei piloti automobilistici tradotta in chiave professionale evoca più la figura dell’ “istruttore in affiancamento” che quella del counselor: sempre che ci si accordi, beninteso, sul significato dei concetti di counseling e di counselor. Per fare ciò procederei, schematicamente, in modo induttivo, dal target d’elezione del counseling al concetto che lo definisce ed alla figura professionale che ne interpreta la funzione. Se assumiamo, come fa Alessia Vagliviello, “l’incertezza e la complessità come le parole chiave dei nostri tempi,” il pubblico privilegiato  del counseling, per restare sul piano lavorativo, è rappresentato da tutti coloro che sono in balia di quelle che potremmo chiamare le derive lavorative (il disoccupato di lunga durata demotivato e disorientato; il tecnico a cui la globalizzazione e l’innovazione tecnologica hanno messo fuori mercato le sue competenze; il manager over 45 in mobilità (che scopre all’improvviso che le sue competenze non sono più una risorsa ma un handicap: sono troppo specialistiche o troppo alte e costano troppo, per essere adeguatamente reimpiegate), ecc. Sono persone  che hanno un bisogno estremo di riprendere in mano le redini del proprio destino, di darsi un obiettivo e poi di rimuovere gli ostacoli che si frappongono al suo raggiungimento: gli “ingarbugliati”,  “i prigionieri dello scarabocchio”, di cui parla Vagliviello, i viandanti, come saremmo tentati di dire (il viandante nel medioevo era colui che copriva lunghe distanze a piedi in strade fuori dalla città. Oggi la condizione di viandante sarebbe la metafora vivente della cittadinanza debole, di chi è meno civis, di chi si aggira fuori dalla polis o se ne sente escluso). In altri termini, sono soggetti deboli che lanciano segnali deboli, captabili con le basse frequenze; individui costretti a risalire; chiamati a dotarsi di bussole interne che consentano loro di orientarsi, appunto, nella complessità sociale e del lavoro; individui che debbono recuperare la capacità progettuale e, nello stesso tempo, l’energia per agirla. Sono questi il target d’ “elezione” del counseling su cui basare il relativo concetto. Per questo trovo molto convincente la distinzione di Vagliviello tra le diverse figure professionali con competenze di counseling e la figura professionale del counselor che deve essere ben visibile e distinguibile a partire dal suo insediamento sociale, dal suo profilo, dalla sua formazione e dalle sue competenze specifiche.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>L’apologo del taxista è intrigante. Ma la metafora dell’addestramento dei piloti automobilistici tradotta in chiave professionale evoca più la figura dell’ “istruttore in affiancamento” che quella del counselor: sempre che ci si accordi, beninteso, sul significato dei concetti di counseling e di counselor. Per fare ciò procederei, schematicamente, in modo induttivo, dal target d’elezione del counseling al concetto che lo definisce ed alla figura professionale che ne interpreta la funzione. Se assumiamo, come fa Alessia Vagliviello, “l’incertezza e la complessità come le parole chiave dei nostri tempi,” il pubblico privilegiato  del counseling, per restare sul piano lavorativo, è rappresentato da tutti coloro che sono in balia di quelle che potremmo chiamare le derive lavorative (il disoccupato di lunga durata demotivato e disorientato; il tecnico a cui la globalizzazione e l’innovazione tecnologica hanno messo fuori mercato le sue competenze; il manager over 45 in mobilità (che scopre all’improvviso che le sue competenze non sono più una risorsa ma un handicap: sono troppo specialistiche o troppo alte e costano troppo, per essere adeguatamente reimpiegate), ecc. Sono persone  che hanno un bisogno estremo di riprendere in mano le redini del proprio destino, di darsi un obiettivo e poi di rimuovere gli ostacoli che si frappongono al suo raggiungimento: gli “ingarbugliati”,  “i prigionieri dello scarabocchio”, di cui parla Vagliviello, i viandanti, come saremmo tentati di dire (il viandante nel medioevo era colui che copriva lunghe distanze a piedi in strade fuori dalla città. Oggi la condizione di viandante sarebbe la metafora vivente della cittadinanza debole, di chi è meno civis, di chi si aggira fuori dalla polis o se ne sente escluso). In altri termini, sono soggetti deboli che lanciano segnali deboli, captabili con le basse frequenze; individui costretti a risalire; chiamati a dotarsi di bussole interne che consentano loro di orientarsi, appunto, nella complessità sociale e del lavoro; individui che debbono recuperare la capacità progettuale e, nello stesso tempo, l’energia per agirla. Sono questi il target d’ “elezione” del counseling su cui basare il relativo concetto. Per questo trovo molto convincente la distinzione di Vagliviello tra le diverse figure professionali con competenze di counseling e la figura professionale del counselor che deve essere ben visibile e distinguibile a partire dal suo insediamento sociale, dal suo profilo, dalla sua formazione e dalle sue competenze specifiche.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Maurizio Lichtner</title>
		<link>http://www.7thfloor.it/2009/01/27/counseling-obiettivi-crisi-vagliviello-taxi/comment-page-1/#comment-5525</link>
		<dc:creator>Maurizio Lichtner</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Jan 2009 17:50:48 +0000</pubDate>
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		<description>Intervengo sull’ultimo punto. Sono perfettamente d’accordo: c’è un counseling come attività professionale specifica, ci sono competenze di counseling spendibili all’interno di varie professioni, e c’è un counseling “inconsapevole”, una capacità di aiuto che dovrebbe far parte della dimensione quotidiana di chiunque, una competenza diffusa. Solo l’azzeramento di questa competenza diffusa rende necessario rivolgersi, per qualunque difficoltà o problema, a un esperto, specializzato in una delle &quot;helping professions&quot;.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Intervengo sull’ultimo punto. Sono perfettamente d’accordo: c’è un counseling come attività professionale specifica, ci sono competenze di counseling spendibili all’interno di varie professioni, e c’è un counseling “inconsapevole”, una capacità di aiuto che dovrebbe far parte della dimensione quotidiana di chiunque, una competenza diffusa. Solo l’azzeramento di questa competenza diffusa rende necessario rivolgersi, per qualunque difficoltà o problema, a un esperto, specializzato in una delle &#8220;helping professions&#8221;.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Maurizio Lichtner</title>
		<link>http://www.7thfloor.it/2009/01/27/counseling-obiettivi-crisi-vagliviello-taxi/comment-page-1/#comment-5438</link>
		<dc:creator>Maurizio Lichtner</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Jan 2009 16:19:59 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.7thfloor.it/?p=2404#comment-5438</guid>
		<description>Intervengo sull&#039;ultimo punto. Sono perfettamente d&#039;accordo: c&#039;è un counseling come atività professionale specifica, ci sono competenze di conseling spendibili all&#039;interno di varie professioni, e c&#039;è un conseling &quot;inconsapevole&quot;, una capacità di aiuto che dovrebbe far parte della dmensione quotidiana di chiunqye, una competenza diffusa. Solo l&#039;azzeramento di questa competenza diffusa rende necessario rivolgersi, per qualunque difficoltà o problema, a un esperto, specializzato in una delle helping professions.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Intervengo sull&#8217;ultimo punto. Sono perfettamente d&#8217;accordo: c&#8217;è un counseling come atività professionale specifica, ci sono competenze di conseling spendibili all&#8217;interno di varie professioni, e c&#8217;è un conseling &#8220;inconsapevole&#8221;, una capacità di aiuto che dovrebbe far parte della dmensione quotidiana di chiunqye, una competenza diffusa. Solo l&#8217;azzeramento di questa competenza diffusa rende necessario rivolgersi, per qualunque difficoltà o problema, a un esperto, specializzato in una delle helping professions.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
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