In un futuro non lontano vedremo super yacht a vela con motori elettrici alimentati da energie alternative? Si passerà dal lusso effimero ad una nautica più “marina” a impatto zero? Come cambia la figura del progettista, dell’architetto navale e dell’interior designer? Qual è la situazione del settore nautico in questo momento di crisi?
Lo chiediamo a Massimo Paperini, Yacht Designer e docente presso le Università Roma Tre e Politecnico di Milano, oltre che autore, con la storica del design Domitilla Dardi, di Interior Yacht Design – Abitare tra cielo e acqua, in uscita ad aprile per la Mondadori Electa.
Il valore della produzione italiana delle imbarcazioni da diporto è superiore ai 6 miliardi di euro di fatturato e il comparto dei superyacht vanta 6 italiani tra i primi quindici costruttori mondiali. Qual è la situazione del settore nautico in questo momento?
L’impressione che si aveva visitando il salone nautico di Genova a ottobre 2008, era quella di un settore in grande fermento e crescita. A seguito della crisi dei mercati, dall’inizio del 2009 sono arrivati chiari segnali di incertezza dalla committenza, di sofferenza per i cantieri, per i fornitori di materie prime ed accessori e, infine, per gli studi di progettazione.
Al contrario di quanto accaduto in passato, la crisi attuale colpisce in maniera più evidente la fascia alta di armatori di grandi yacht che forse risentono di più dei problemi dell’alta finanza. E aggiungo un dato: in termini assoluti, il numero maggiore di ordini cancellati si riferisce proprio a cantieri italiani.
Questa contrazione di richieste riguarda sia le imbarcazioni a motore che quelle a vela. E quello dei mega e giga yacht?
Il mercato sailing dei giga yacht, è quello che sta registrando una maggiore contrazione, molto superiore a quella relativa al segmento a motore. A questo proposito segnalo un articolo di Tommaso Nastasi, pubblicato sul numero venti di Superyacht International, dedicato proprio alla produzione di giga yacht in questo momento di instabilità economica.
Per riportare un dato significativo, menzionato nell’articolo, la decrescita prevista nella produzione di sailing giga yacht è stimata del 65% rispetto allo scorso anno, contro una diminuzione del 17% per il segmento motor giga yacht. Nessuno, addetti ai lavori compresi, rischia di fare previsioni sugli scenari futuri.
- Interior Yacht Design – Massimo Paperini
- Interior Yacht Design – Massimo Paperini
- Interior Yacht Design – Massimo Paperini
- Interior Yacht Design – Massimo Paperini
- Interior Yacht Design – Massimo Paperini
Qual è il cammino che sta intraprendendo il settore nautico e in particolare il comparto dei superyachts?
Per poter rispondere è necessario fare un passo indietro e uno nell’attualità. La tendenza che si è andata diffondendo da una decina d’anni è quella del gigantismo, della lunghezza dell’imbarcazione come status symbol, dell’archistar per gli interni e le sovrastrutture. L’idea del giga yacht si è andata avvicinando sempre più a quella di un’oasi marina esclusiva nella quale vivere l’illusione di una dimensione senza lo stress della vita urbana, circondati solo dalla natura, attrezzati per ogni possibile svago e divertimento.
La dimensione “mega” dello spazio è divenuta condizione necessaria e ha portato alla realizzazione di yacht sempre più grandi, con notevoli riserve di carburante, progettati con caratteri stilistici mai uguali. Se questa tipologia di barca, da una parte, offre un interessante framework per sperimentare creatività, innovazione e ricerca da parte dei cantieri specializzati, dall’altra non vi è dubbio che la realizzazione rappresenta una testimonianza di status symbol.
Stupire e strabiliare. Si tratta di una tendenza a cui stiamo assistendo nel campo dell’architettura dove lo “star architect system” condiziona la scena mondiale con architetture gigantesche dai profili sempre più personalizzati. L’architetto e il suo progetto sono usati dalla committenza per comunicare al mondo la propria visione della vita e ricchezza economica. Una società civile che si serve dell’architettura per apparire. Analogamente si inserisce il desiderio degli armatori più facoltosi di avere una barca che comunichi la loro identità e la loro potenza economica.
Come conseguenza le soluzioni estetiche adottate sono spesso estreme e talvolta stravaganti.
E il passo nell’attualità?
La crisi finanziaria in atto in tutto il mondo e forse anche grazie a una diversa consapevolezza da parte di armatori e progettisti, ci riserva una nuova linea di sviluppo: la barca ecologica a basso impatto ambientale e ridotti consumi, con nuovi concetti di architettura navale – nuove forme – e impiego di materiali innovativi.
Negli ultimi anni si sono sviluppati progetti emblematici di una differente coscienza ambientale, quali quelli di avveniristiche petroliere a vela, ad esempio. La rinata diffusione delle barche a vela, ecologicamente compatibili per definizione, s’inserisce nello stesso desiderio di andare incontro al benessere del pianeta, oltre che a quello di armatori, cantieri e progettisti.
Quindi una nautica legata maggiormente agli aspetti della tutela ambientale e del nuovo modo di vivere il mare…. E’ oggi auspicabile il ritorno a progetti più “sobri”, sia nell’architettura civile che navale, i quali possano assumere connotati più semplici ed eleganti, in cui il contenuto d’innovazione sia comunque alto, ma ben miscelato con forme pure e funzionali dove l’attenzione del progettista venga rivolta verso l’uso attento di materiali, di macchine ecocompatibili, nell’ottica del risparmio di energia e del rispetto dell’ambiente.
Una nautica nuova per tempi nuovi. Estrema e auspicabile sintesi dei concetti sopra espressi potrebbe essere quella di realizzare giga yacht a vela con motori elettrici alimentati ad energie alternative.
Come cambia la figura del progettista e le altre figure coinvolte?
L’importante compito che l’architetto navale dovrà assolvere sarà quello di educare la nuova committenza, proveniente dai mercati emergenti, verso una “nuova” architettura navale. Un’architettura in cui forma e funzione, design e tecnologia, ecocompatibilità e performances siano inseriti in una equilibrata miscela dalla quale nasca uno yacht valido non solo per l’estetica o per la firma, ma anche per la coerenza stilistica e l’omogeneità del progetto stesso.
In questa nuova interpretazione dello yacht design, l’opera dell’architetto navale e quello del designer, spesso proveniente dell’architettura o dall’interior design, dovranno creare sinergie e miscelare saperi, collaborando fianco a fianco al raggiungimento di un progetto finale in cui la “coerenza” sia la chiave di lettura principale. Con la scommessa che il rapporto tra sovrastrutture e layout interni, tra yacht design e interior design, se ben condotto ottenga come risultato un prodotto armonioso, bello, elegante, performante e con un forte carattere, riconoscibile anche nella scelta del più piccolo accessorio.
Crisi o inflessione nel settore nautico … sono aumentati i saloni, le fiere, i convegni, le riviste di settore e le opportunità di formazione?
E’ una tendenza in assoluta crescita che ha destato l’interesse di designer e progettisti, motivando anche giovani studenti verso questo settore. I premi nazionali e internazionali dedicati al design nautico (MYDA, World Yachts Trophy, Barca dell’anno), i convegni sull’architettura navale (Open Mind), i saloni sulle tecnologie marine (Seatec) e sul design (Design on board) e soprattutto lo sviluppo della cantieristica italiana e di uffici tecnici più strutturati hanno offerto interessanti stimoli perché si organizzasse una nuova offerta formativa all’interno delle strutture pubbliche e private, orientata a preparare progettisti e altre figure professionali necessarie al comparto.
La progettazione navale si qualifica come uno dei settori di punta del Trasportation Design, disciplina nella quale i nostri designer si distinguono da sempre nello scenario mondiale.
Aggiungo inoltre che presto cambierà anche il modo di “fare formazione” per settori come quello della nautica tradizionalmente affidato ad esperienze laboratoriali legate alle accademie e alle Università, quindi ad un “formarsi in presenza”.
Quest’ultimo aspetto è certamente necessario ma non esclusivo: sto pensando infatti di realizzare un percorso di e-learning dedicato alla progettazione navale, mettendo a frutto le più aggiornate conoscenze in merito alla formazione on line e alle conoscenze specifiche di settore.
Prima di questo, tra breve vorrei confezionare delle micro-proposte formative, dei learning-objects, per usare una terminologia appropriata, pillole formative tematiche dedicate ad argomenti specifici utili per chi ha concluso un’esperienza formativa universitaria e si vuole immettere nel settore o per chi già lavora e necessita di rinforzare, completare conoscenze specifiche. Saranno disponibili sul mio sito spero subito dopo l’estate. Ci sto già lavorando.

Interior Yacht Design – Abitare tra cielo e acqua – Massimo Paperini
Intervista di Alessia Vagliviello a Massimo Paperini, Yacht Designer
Massimo Paperini
Yacht Designer e fondatore dello studio Duck Design, dal 1974. Progettista di imbarcazioni a motore e a vela vincitrici di tre campionati mondiali e numerosi campionati italiani. Consulente FIV dal ‘85 al ’90. E’ docente presso le facoltà di Architettura di Roma Tre ed Ascoli Piceno, Coordinatore del Master in Interior Yacht Design presso lo IED di Roma e docente al Master in Yacht design del Politecnico di Milano.









1. aprile 2009 at 17:56
Intervista davvero interessante e stimolante,mi incuriosiscono davvero tanto queste lezioni on line, quando e come potrò reperire maggiori informazioni al riguardo?
Grazie mille
Elisabetta
1. aprile 2009 at 18:02
sono completamente d’accordo con l’architetto soprattutto quando dice che bisogna cambiare l’approccio sin qui troppo “artigianale”della progettazione e mi sembra molto interessante l’argomento e-learning,
teneteci informati
1. aprile 2009 at 18:06
Credo che sia giusto che, soprattutto in ambiti di alto profilo come nello yacht design, si rifletta su problematiche ecologiche si cerchino soluzioni per essere sempre più in armonia con l’ambiente. Ho trovato questa intervista molto interessante
1. aprile 2009 at 23:13
Sobrietà, economia, armonia. Il richiamo del Prof. Paperini ad un più ragionevole approccio allo Yacht design – che è oggi una delle più abnormi e anacronistiche manifestazioni di “consumo vistoso” e di spreco – è innanzitutto un consapevole appello di civiltà. E la formula agile dell’e-learning può rivelarsi un validissimo strumento, altamente qualificato in tal caso, non solo per un’efficace formazione a distanza, ma anche per la diffusione di quella nuova cultura auspicata da Paperini, e con lui da tutti noi.
2. aprile 2009 at 21:39
Non condivido: la crisi era già in corso sin dal 2007 almeno per il settore nautico e nel 2008 tutti i cantieri avevano già i piazzali pieni di barche invendute e anche i concessionari / dealer erano gravati da grandi stock che non davano l’esatto valore del mercato.
Condivido il cercare delle innovazioni tecnologiche e orientate all’eco compatibile e al risparmio energetico.
Condivido l’educazione dell’armatore alla marinità: virtu’ che si è persa da tempo e con aumento esponenziale al gigantismo dell’imbercazioni divenute ora non più oggetto di una “sana” passione, ma vetrina delle vanità.
3. aprile 2009 at 09:25
Caro Tommy,
Ti ringrazio per il contributo, per quanto riguarda la crisi di barche medio piccole posso essere d’accordo con te su segnali già presenti prima del salone 2008, non è stato così, a mio parere, per maxi e giga yachts.
Massimo Paperini
4. aprile 2009 at 17:06
trovo che la sostenibilità a livello della progettazione a 360 gradi, e quindi anche quella navale, sia l’inevitabile ed auspicabile punto di arrivo. In un periodo di crisi socio-economica globale, è dovuto uno sforzo per accrescere la consapevolezza. E dunque fondamentale che la figura del progettista (architetto, designer o ingegnere che sia), venga fortemente insignita del compito di comunicare e rendere permeabile il concetto di sostenibilità legato allo sviluppo delle nuove tecnologie, e che si inverta l’attuale tendenza di relegare il progettista solo al fine effimero del bello come assoluta espressione delle proprie finanze.
concludo facendo i complimenti all’architetto massimo paperini, che non smette mai di stupirci piacevolmente con le sue nuove sfide e proposte, sempre alquanto geniali ed innovative.
un salutone da emiliano fiorini designer
7. aprile 2009 at 11:38
Per muoversi ci vuole energia, ma il movimento stesso ne produce; “nulla si crea e nulla si distrugge” ma l’energia si trasforma e può essere convertita da una forma all’altra. È giusto che chi “pensa” un mezzo di movimento, si preoccupi di renderlo indipendente e “produttivo” almeno del proprio fabbisogno energetico.
Chi “pensa” imbarcazioni sviluppa il proprio ingegno intorno a qualcosa che, per propria forma e massa, fin dal momento dell’entrata in acqua sviluppa l’energia necessaria al galleggiamento; doveroso, quindi, che si provi a rendere questi magnifici oggetti energeticamente autonomi e meglio ancora se ad impatto ambientale tendente a “zero”.
In fin dei conti, oltre alle ostentazioni di immagine, servono solo a divertirsi e non è equo far pagare a tutti il divertimento di alcuni privilegiati.