di Alessia Vagliviello
Creatività in azienda…facile a dirsi. E a farsi?
Non vi è dubbio che tra i compiti del management si inserisca sempre più necessariamente una missione educativa intesa come capacità di favorire l’emersione di proposte creative, innovative, di valorizzare le intelligenze, di lavorare sugli aspetti della motivazione e del sentimento di adeguatezza dei propri collaboratori. Manager come educatori alla creatività in azienda, dunque.
Ma allora: chi educa i manager? Come sostenere e facilitare il loro compito?
E’ questo il tema che verrà affrontato nell’incontro-seminario con Hubert Jaoui e Isabella dell’Aquila, organizzato dall’AIF il 6 maggio ore 16.00 presso l’IRFI – Roma, via Capitan Bavastro 116.
Con i due esperti ci si confronta su come formatori, consulenti e facilitatori possano contribuire a fare “coaching di intelligenza creativa” a manager, perché siano in grado di valorizzare le persone, sostenere la cooperazione e l’innovazione, aiutare il proprio team a produrre proposte creative, incoraggiandone l’iniziativa, migliorare il clima organizzativo nel suo complesso.
Hubert Jaoui, uno dei massimi esperti di creatività applicata, sostiene da sempre che tutti possono essere portatori di punti di vista creativi e innovati e su questo aspetto fonda tutta la sua attività di coach e supporter della creatività in azienda. La creatività, in quanto attitudine innata nella natura umana è ineludibile, anche se spesso dimenticata e repressa; può essere attivata a tutte le età.
Howard Gardner scrive
“L’intelligenza creativa travalica le conoscenze e le sintesi esistenti per porre nuove domande, offrire nuove soluzioni, foggiare opere che forzino i confini dei generi o ne configurino di nuovi, [...] ma la creatività esige che i giudizi di qualità o di accettabilità siano espressi in un ambiente informato”
Video: Five minds for the future, Howard Gardner
Creatività in un contesto aziendale significa introdurre nuovi punti di vista, organizzare gli elementi in modo diverso, offrire soluzioni originali che siano ben “informate” della realtà esistente. Soluzioni che per essere efficaci, sottolinea Isabella dell’Aquila, devono essere consensuali e frutto (possibilmente) di un processo di co-costruzione e condivisione.
Il compito del management è quello di instaurare un clima dialettico e un terreno favorevole alla nascita di proposte creative e, per fare ciò, deve incoraggiare lo spirito d’iniziativa e di collaborazione, contribuendo in questo modo a realizzare un ambiente “informato” e co-costruttore della proposta, che sia in grado di saper managerializzare le soluzioni emerse, ciascuno dei componenti del team per la propria competenza.
Se è vero come scrivono Huber Jaoui e Isabella dell’Aquila che “la creatività é il risultato della complementarietà tra i due emisferi, tra deduzione e intuizione, tra ragione e immaginazione, tra emozione e riflessione, tra pensiero divergente e pensiero convergente” allora più che mai un percorso creativo in azienda è frutto di ancoraggio alla realtà (di quel contesto), di un mix produttivo di energie e punti di vista (di quel gruppo di lavoro), della capacità di vederne gli sviluppi e legarlo a piani di fattibilità.
Il manager diviene sempre più un leader “trasformativo” in grado di farsi carico di questo potenziale creativo, di mobilitare energia e comunicazione all’interno del suo team. Jaoui indica come comportamenti-atteggiamenti ineludibili, per avere cura di questo potenziale creativo, l’ascolto attivo e costruttivo, l’esplorazione continua, il pensiero positivo e un grande rispetto per l’altro, aggiungo.
Il leader trasformativo “tesse una narrazione coinvolgente intorno alla missione che anima la sua organizzazione [...] e di quella narrazione si fa testimone con la sua attività” (H. Gardner, 2007).
Moderano gli interventi dell’incontro: Simone Piperno e Myriam Ines Giangiacomo, membri del Consiglio Direttivo AIF Lazio.
Un appuntamento da non perdere … a cui presentarsi con domande, proposte, quesiti, dubbi, necessariamente…creativi!
Per informazioni sul seminario: info@aiflazio.org AIF Lazio
Segnalo:



5. maggio 2009 at 17:54
C’è anche un altro elemento che sottolinea Hubert Jaoui come ‘missione’ del manager: sostenere il dispiegarsi della creatività individuale connettendola ad un progetto comune più ampio ovvero trasformandola in innovazione organizzativa.
Questo ulteriore passo – dalla creatività all’innovazione – non è sempre dato, non è automatico e fa la differenza tra le organizzazioni ‘sistematicamente’ di successo e le altre.
Sarebbe anche interessante sapere cosa pensa Jaoui della relazione tra “libertà” e “disciplina” nella ricerca dell’eccellenza, dell’innovazione e della creatività…
Ma questo glielo chiedo domani
Grazie per uno stimolo sempre interessante alla riflessione,
m
6. maggio 2009 at 11:17
La mia curiosità è sulle radici del problema. Perchè in formazione siamo diventati così golosi di metodi innovativi / creativi? La risposta sembra stare tutta dalla parte della domanda, ovverosia, che è il cliente che ci pone di fronte a sfide che esigono approcci nuovi. Ma si tratta di pesci o di saper pescare, di metodi o di metodo dei metodi, di soluzioni innovative o di capacità di bricolage con qualsiasi tempo e circostanza? Non è per caso che dobbiamo ri-addestrarci nel bricolage mentale, qualcosa che suona come essere in permanenza creativi, per proporci in maniera più adeguata alla nostra clientela, dato il momento, lungo momento, di turbolenza?
In particolare, ci sono due aspetti (interrelati) del problema che mi solleticano:
1.Nell’educazione (per usare il termine più comprensivo) come migliorare la capacità di bricolage per giocare sulle corde del registro mentale nascosto delle persone (subconscio, metis, memoria procedurale, modelli mentali, pre-giudizi, emozione)
2. In cosa e come la creatività è connessa ai modi di apprendimento “esistenziali” quali il gioco, la mimesi, la caccia, la sfida, la crisi, l’avventura, la ricerca, la soddisfazione dei bisogni, l’evitamento del dolore, la ricerca del piacere e così via.
A stasera.
7. maggio 2009 at 11:08
Marchionne sta dimostrando quanto la creativita’ sia determinante per il business, soprattutto nei momenti piu’ difficili
8. maggio 2009 at 19:54
Tornando al rapporto tra creatività e innovazione, direi in primo luogo che definire la creatività non è facile; per evitare di ricorrere ad “elenchi” di caratteristiche, elenchi necessariamente “aperti” e quindi in buona misura arbitrari, bisogna da un lato avere una teoria cognitiva o sociocognitiva di riferimento, e dall’altro contestualizzare. Sul rapporto tra creatività e innovazione, poi, assumerei senz’altro che la creatività è un fatto (in ultima istanza) individuale, e che compito dell’organizzazione (quindi del leader) è porre le condizioni perché le persone possano essere creative, e poi naturalmente offrire un contesto che permetta di trasformare ciò che viene “ideato” in effettivo progetto. Ma anche sul “porre le condizioni” penso ci sia bisogno da un lato di un ancoraggio teorico definito, dall’altro di analisi contestualizzate.
9. maggio 2009 at 08:36
In italia c’è un serio problema culturale, si continuano ad applicare modelli gestionali ortodossi, l’orientamento al potere anzichè al risultato continua ad essere il vero propulsore di comportamento e di strategia di ogni manager che “si rispetti”, non c’è innovazione nel management (inteso come mestiere di gestire impresa e persone).
con queste premesse dovremmo sperare di vedere ri-emergere la creatività? fare innovazione radicale?
L’ultima vera speranza è in questa crisi economica mondiale e nello sviluppo della rete probabilmente unico vero antidoto della dilagante mediocrità manageriale.
saluti!
dabee
27. maggio 2009 at 08:17
Marchionne sta dimostrando quanto la creativita’ sia determinante per il business, soprattutto nei momenti piu’ difficili