Un amico psichiatra mi diceva: “La società si preoccupa degli psicotici e dei nevrotici. Cosa fa per i normotici?”. Cos’è un normotico: è una persona che ha l’ossessione di essere nella norma e per questo disposta a fare cose assurde, anche contro il proprio interesse pur di comportarsi in modo “normale”.
Attenzione: non dico che la Norma è sempre negativa né raccomando la trasgressione come una cosa positiva in assoluto. Tantissime norme sono utili, talvolta vitali. Esempio quando il passaggio a livello è abbassato, è preferibile dare la precedenza al treno anche se pensiamo che potremmo passare prima che arrivi.
Quando vediamo nella metro o nell’autobus una persona anziana in piedi è normale cederle il posto. Quando una persona sta parlando dovrebbe essere normale non interromperla.
Fino a poco tempo fa era normale essere normale. Che cosa è cambiato ?
Il mondo è cambiato e la velocità accelera, ma siccome siamo nel treno che viaggia, tendiamo a non accorgerci del movimento … finchè non arriva una crisi. Eccola la Crisi, non l’enorme truffa che ha prosciugato i nostri risparmi, la vera crisi che procedeva lentamente e sicuramente in modo subdolo, nascosta dalle autorità che allagano il popolo con tanti sonniferi: “Non preoccupatevi, la ripresa è vicina, ci siamo noi, sappiamo che cosa fare”.
In realtà non lo sanno. O se lo sanno (questo può succedere) non lo fanno perché non osano, temono di essere impopolari, non vogliono alienarsi amici e sostenitori, non vogliono creare il panico. Allora continuano a incoraggiare, a premiare i normotici, quelli che non fanno, e non si fanno, domande irreverenti, chiedono raramente “Perchè si fa cosi ?” e sono molto soddisfatti quando ricevono risposte tautologiche.
Esempio: chiedevo a una giovane donna perché continuava a fumare pur conoscendo i pericoli della sigaretta. Lei mi rispose : “Fumo perché sono una fumatrice”. E’ normale, questa ragazza!
La novità è che è venuto il momento della revisione delle norme, in tutti i campi, famiglia, società, lavoro, Europa, mondo. La recente ricerca creativa che ci è stata commissionata dalla Confindustria e dalla Regione Lombardia sul tema I GIOVANI E IL LAVORO ci ha portato a conclusioni assai sconvolgenti.
Inutile fare costose campagne di “comunicazione”, termine elegante per non dire propaganda, se la realtà dell’azienda, la sua cultura vissuta, non cambia in profondità, se i dirigenti continuano a trattare i collaboratori come “dipendenti”, quelli che i patrizi romani chiamavano “strumenti vocali” e non come persone, che meritano rispetto e considerazione, che sono capaci di assumersi responsabilità.
Le sfide attuali sono troppo complesse perché i massimi esperti possano portare, in tempo reale, soluzioni efficace e durevoli.
La risposta: dare a TUTTI il permesso di fare domande irriverenti, di verificare quali norme ieri utili meritano di essere cambiate, quale il grado di autonomia che può essere concesso a chi vorrebbe prendere iniziative. E non punire chi ha sbagliato: un errore è una colpa solo se non siamo riusciti a trarne qualche lezione.



ven, giu 5, 2009
Creatività