Blogger Style & Web Worker Tools

Mon, Jun 8, 2009

Business, Cultura

Blogger Style & Web Worker Tools

Come organizzare un’attività di consulenza on line da casa? E di internet web marketing mentre si è in giro per il mondo? Come continuare a distinguere il lavoro dalla vita privata?

A queste domande hanno provato a rispondere sociologi e ricercatori. Coworking, cohousing, couchsurfer, hub creativi, web marketing, crowdsourcing, … sono le nuove parole chiave. Sono nati molti servizi online, guide, strumenti offerti dai guru americani. Si diffondono neologismi come SAHF (Stay at Home Father o Shit Ass Ho Fuckingbadass!), racconta uno dei personal blog più letti in USA: Dooce.

7thFLOOR Naked Conversation

Che cosa accade invece da noi? Come sono cambiati i tempi e i modi di chi lavora online? Partiamo da 7thFloor, dalle scrivanie, dove nasce il magazine.
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La scrivania di 7thFloor

La vista dalla finestra, non sembra di stare a Roma …
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Il parco dell’Insugherata

Pensieri, preoccupazioni …
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Andrea Genovese

Difficile rimanere sempre aggiornati!
Meglio Vice o Wired, le tendenze secondo Fabris o Morace, le poesie di Capossela, Cinaski o i racconti erotici di Salwa Al-Neimi? … senza dimenticare il crowdsourcing di Clay Shirky e le tribù di Seth Godin…
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Libri e riviste (05.09)

E poi c’è la città e il mondo… fuori.
Le mostre, i festival …
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Palazzo delle Esposizioni, Festival della Fotografia

Le passeggiate romane.

Lungo Tevere e Castel Sant’Angelo

Gli enormi spazi verdi.
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Villa Pamphili

I viaggi e gli incontri di lavoro.
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Venice Sessions – Andrea Genovese (7thFloor), Paolo Barberis (Dada), Paolo Ainio (Banzai)

La fortuna, a volte, di lavorare con persone in gamba.
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Consumer Media Lab: Andrea Genovese e Luca De Fino (Ogilvy) preparano il seminario sul social media marketing, al Marketing Forum 2009.

Tutto il resto, come per tutti ormai, è fatto di centinaia di email, di twitter, wordpress e powerpoint, convegni, riunioni, motorini, bambini, sudore, delusioni, attese, amici e, qualche volta, famiglia.
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Foto di Andrea Genovese

Viene da chiedersi se designer, giornalisti ed esperti del web “always on”, che possono lavorare quando e dove vogliono, siano veramente più liberi di poter gestire il tempo (e il proprio spazio mentale) di quanti lavorano in azienda con tempi e modi assegnati.

E la risposta all’apparenza scontata, non è affatto semplice. Gli americani parlano di burnout anche per gli imprenditori e professionisti del web, come in questo interessante articolo sulla splendida A list apart.

Home Based Work

Navigando in rete, tra i siti americani , ho trovato alcuni servizi di informazione interessanti sull’ “home-based work”:

The Anti 9-to-5 Guide www.anti9to5guide.com
Chief Home Officer
www.chiefhomeofficer.com
eMoms at Home
www.emomsathome.com
Escape from Cubicle Nation
www.escapefromcubiclenation.com
Freelance Switch
www.freelanceswitch.com
HomeWorkersNet
www.homeworkersnet.com
Startup Nation
www.startupnation.com
Telework Coalition
www.telcoa.org
Work from Home Momma
www.workfromhomemomma.com

Anche questi eBook, gratuiti, parziali, non recenti, sono da scaricare:

connect
Connect! A Guide to a New Way of Working (Introduction)

tim-ferris-the-4-hour-work-week
The 4-Hour Workweek, Tim Ferris (Introduction)


Sento però il bisogno di una guida tutta italiana
, il nostro stile di vita e di lavoro è abbastanza lontano dai modelli USA. Per questo motivo credo sia importante trovare e condividere risorse e idee utili, adatte al genius loci del nostro Paese.

Strumenti online e iniziative di innovazione sociale, come The-Hub ad esempio, spunti che ci possano aiutare a capire e ad adeguarci rapidamente al cambiamento.

Riusciremo a rigenerare i valori della nostra cultura mediterranea, adattandoci al cambiamento d’epoca con lo stile, molto invidiato all’estero, di cui siamo capaci?

Aspetto i vostri link!

Andrea Genovese
Editore di 7thFloor

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Andrea Genovese - who has written 257 posts on 7thFLOOR.

Andrea Genovese, fondatore di 7thFloor, marketing & communication strategist, docente di Social Media Marketing e di Experience Design.

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7 Responses to “Blogger Style & Web Worker Tools”

  1. Margherita Says:

    io penso che siamo sfortunatamente molto lontani dal modello usa, e in quanto a stile, ne abbiamo sempre meno e sempre meno ce lo invidiano. Stiamo scomparendo da qualsiasi parametro di classifica superati dalla Spagna.
    Scimmiottiamo gli americani, citando i nuovi media ma non li “sfruttiamo” veramente. Il fatto di utilizzare questi strumenti non ci rende per forza innovativi. Non mi viene in mente il nome di quella donna eletta in Friuli per il PD, che ha comunicato la sua elezione attraverso Twitter e Facebook. Ora mi sembrano tutti impazziti per questi strumenti, e la cosa veniva sottolineata dalla stampa con eccitazione. Obama è innovativo non per gli strumenti che usa (non solo per quelli), ma per le idee che esprime. Noi ci fermiamo all’aspetto come sempre. Vizio di quello stile che non ci invidiano più.

  2. Andrea Genovese Says:

    Cara Axelle, l’articolo sulla tua storia di freelance nel mondo delle PR e della comunicazione è veramente bello, sincero, ricco di spunti interessanti. Cari lettori andate subito a leggerlo!!

    Il tuo percorso lo conosco personalmente, tra un aperitivo e un business forum ci siamo spesso incontrati, raccontati e ho avuto modo di apprezzare il tuo stile, internazionale ma anche molto meneghino.

    Il personal marketing, gli strumenti di social networking, i club, i consulenti, il coach, gli strumenti online come Salesforce.com …sei stata generosa e trasparente, complimenti!!

    Un argomento da approfondire è sicuramente quello dei modelli collaborativi, nel momento in cui il lavoro richiede la partecipazione di più persone quali sono gli strumenti e le modalità con le quali aggregarsi?

    L’ultimo numero di Wired USA (http://www.wired.com/culture/culturereviews/magazine/17-06/nep_essay) riporta un interessante articolo sulla New New Economy a firma Chris Anderson: “…la crisi ha creato migliaia di piccole aziende e un enorme mercato del lavoro a contratto e freelance…” soprattutto parla di “loosely joined” riferendosi ai legami temporanei che consentono azioni collettive di migliaia di persone.

    Come al solito si cade nella mitologia americana, anche tu, con il tuo finale yoga, alla fine non si scappa …;)

    Un cordialissimo
    Andrea

  3. Andrea Genovese Says:

    @Margherita
    Stile non è qui sinonimo di orpello, elemento estetico, abbellimento superfluo. Anzi, si tratta di valori, di scelte esistenziali, di ricerca non scontata dell’equilibrio tra tradizione e innovazione.

    Stiamo parlando di sostanza, di contenuti, ovviamente anche di valore d’uso degli strumenti di cui parli.

    C’è un riferimento molto interessante (pensa solo alle tre A Alimentazione, Arredamento, Abbigliamento), ma anche alle nostre origini rinascimentali e a possibili sviluppi futuri in The Renaissance Link: http://www.therenaissancelink.com/

  4. Alessandro Nasini Says:

    Non credo che il modello possa essere la settimana lavorativa di quattro ore (uno dei sette-otto libri che ho deciso di non finire di leggere…) o nessun altro scimmiottato dagli USA. Dagli americani abbiamo comunque molto da imparare.

    La prima cosa che dovrebbe passare, nel paese del Rinascimento, è il valore dell’individuo e della bottega. Ad un americano interessa chi sei e cosa fai, un italiano ti chiede quanto fatturi e quanti dipendenti hai. Se poi gli dici che lavori da casa, l’americano ti invidia un po’ e si congratula mentre l’italiano già ti vede alle prese più con soffritto e pannolini che con twitter.

    Quello di riuscire a fondere privato e pubblico, casa e lavoro non è una fortuna che tutti possono avere e molti – pur potendo – scelgono diversamente. Personalmente, avendo potuto fare questa scelta ed avendola estremizzata, non tornerei mai indietro.

    Con gli strumenti di oggi (solo due-tre anni fa era ancora impensabile) potremmo veramente fare un salto di qualità ed il fatto di vivere in Italia potrebbe rappresentare un “plus” e non un “minus”. Forse manca innazitutto un po’ di coraggio di rischiare…

  5. Andrea_7thFloor Says:

    @ Ale
    Sono d’accordo con Alessandro sulla difficoltà a far passare l’immagine di un home worker nei confronti delle aziende più tradizionali.

    Gli atteggiamenti di difesa sono diversi, la certificazione dei fornitori, gli albi, i fatturati, i dipendenti etc.

    Alcuni sono comprensibili, la frammentazione della filiera di fornitura spaventa qualsiasi responsabile acquisti.

    La verità è che ha funzionato sempre così anche prima, con i main contractor che sono sostanzialmente delle “cupole”, delle “scatole di accounting e management” e i consulenti che svolgevano la parte pensante e produttiva del lavoro (strategie, analisi, produzioni, comunicazione, etc.).

    Oggi si sta disintermediando questa filiera e i consulenti (un po’ per la crisi e un po’ perché ce ne sono tanti a spasso, molto molto in gamba) stanno accedendo direttamente al mondo corporate che non sa bene in che direzione andare.

    Forse una soluzione potrebbe essere l’Associazione Temporanea di Consulenti, simile alle ATI, capaci di partecipare a bandi e gare, e di formare team interdisciplinari su progetti importanti.

    Che ne pensi?

  6. Alessandro Nasini Says:

    @Andrea
    Un fatto è certo: s enon si sperimenta, se non ci si prova, non si saprà mai cosa è fattibile e cosa no. Io vedo molto onestamente come la cosa più difficile concedere e ricevere fiducia “orizzontale” prima di pensare a muoversi “verticalmente”.

    In soldoni, se non ci si fida tra microbi è difficile ricevere fiducia dalle aziende più tradizionali. Però questo è un problema reale, perchè superare gelosie e primadonnismi non è per nulla semplice.

    Nel mio caso specifico, la mia società rappresenta un ibrido abbastanza anomalo: anzichè portarmi il lavoro a casa mi ci sono portato tutta l’azienda. Non è una convivenza sempre facile e non è un modello facilmente riproducibile per altri, non fosse altro per gli aspetti logistici.

    Venendo all’ultima parte del tuo post, non so se quella dell’Associazione Temporanea di Consulenti sia una via praticabile (soprattutto rispetto a gare pubbliche o situazioni assimilabili) ma certo sarebbe interessante approfondirne opportunità e fattibilità e il momento sarebbe proprio questo, perchè la “perdita di direzione” cui accenni è palese.

    Certo che l’idea di una “Associazione Temporanea Virale di Microbi” mi sfrizzola parecchio. Non vedo perché non provarci. Che dici, metto su il sugo e butto la pasta?


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