La parola è la stessa: formatore. Formatore aziendale e formatore consulente.
Lo stesso mestiere… eppure, come emerge da diverse interviste fatte, le attività prevalenti, il linguaggio, le opportunità di aggiornamento e formazione, il ruolo effettivo che gli viene riconosciuto nel contesto organizzativo non sono gli stessi.
Questi sono i temi del Convegno “Aziende e professionisti della formazione: riduciamo le distanze“, organizzato dall’AIF per il prossimo 16 giugno alle ore 15.00 presso il Centro di Formazione BNL, via Crescenzo del Monte 27 – Roma
L’intento dell’incontro è quello di interpretare e valorizzare, come fonte di arricchimento, le differenze tra le due tipologie di formatore. L’analisi dei risultati del sondaggio in tema, avviato da AIF Lazio nel mese maggio, diventa occasione di riflessione ulteriore sul lavoro del formatore nei contesti poliedrici offerti dallo scenario attuale.
Ecco brevi spunti per anticipare la discussione del Convegno: si tratta di alcuni elementi che ho raccolto intervistando formatori aziendali e consulenti.
In alcuni racconti emerge che il formatore interno all’azienda si occupa prevalentemente della progettazione dell’intervento formativo e di realizzare il frame necessario ad ospitare interventi di consulenti esterni. La gran parte della formazione che gli viene affidata (e per la quale va in aula) riguarda format e contenuti (forse più istruttivi che formativi) che l’azienda ha già da tempo sperimentato e che rientrano nelle prassi di training-aggiornamento ormai consolidati. In alcuni casi “estremi” la sua attività si riduce all’organizzazione di planning e alla schedulazione di azioni.
E’ questa la prassi consolidata?
Dall’altra parte il formatore-consulente è portatore di un sapere specialistico e specializzato per il quale si propone alle aziende. La possibilità di migrare da un’organizzazione all’altra gli consente di allenarsi a leggere i contesti in cui interviene, ma non sempre è facile entrare nelle logiche e nelle dinamiche aziendali. Anzi capita sovente che il tempo destinato alla consulenza sia troppo breve per poter avviare esperienze che incidano o attivino cambiamento. “La sensazione è quella di un discorso interrotto…di un racconto monco”, mi hanno detto in molti.
Quali allora gli approcci e gli strumenti di analisi? Che tipo di interazione tra i formatori interni all’azienda e i consulenti?
Torniamo al formatore aziendale. Lo staff dedicato al dipartimento formazione interno è spesso sottodimensionato rispetto alle affettive esigenze dell’organizzazione: alcuni intervistati mi hanno segnalato l’impossibilità di avere tempo lavorativo da dedicare all’autoformazione e all’aggiornamento. E non sempre le loro aziende sembrano dare il giusto valore alla formazione dei propri formatori. (Interessante a questo proposito la lettura del Manifesto per lo Sviluppo della Formazione in Italia). Come cambiare questa cultura organizzativa?
Questi sono solo alcuni dei quesiti che potrebbero animare il convegno AIF del 16 giugno prossimo.
L’appuntamento è interessante anche per quanti si stanno avviando a diventare formatori: la Tavola Rotonda in programma offrirà una panoramica di chiarimento utile per orientarsi nella professione.
Interverranno:
Gianni Cirillo – Responsabile Formazione BNL
Myriam Giangiacomo – Responsabile Formazione FERSERVIZI
Cecilia Santarsiero – Studio Santarsiero
Giuliano Caggiaro – DIDAGROUP
Pasquale Marzovilla – PRATEO
Remo Bonichi – CIA GROUP
Per informazioni:
AIF Lazio – info@aiflazio.org
di Alessia Vagliviello



12. giugno 2009 at 09:12
Questo convegno nasce da un confronto tra queste due “anime” all’interno di AIF Lazio. Un confronto che, nella mia breve esperienza di consigliere regionale dell’Associazione, credo di poter riassumere in tre aggettivi: trasparente, arricchente e costruttivo.
In quest’ottica lavoreremo il 16, per trovare percorsi comuni per le due identità di un unico mestiere.
La forza di AIF, come quella di tutte le associazioni, è nelle persone che ad essa fanno riferimento. La logica di questo incontro sarà proprio costruire questo percorso valorizzando le diversità e i contributi delle persone che interverranno.
Michele Cardone
Consigliere Regionale AIF Lazio
14. giugno 2009 at 09:59
L’articolo di Alessia Vagliviello ha il merito di riproporre, in sintesi, una serie di problemi, sui quali bisognerà certamente sviluppare il dibattito, anche al di là del Convegno dell’AIF Lazio del 16 giugno. C’è la realtà di fatto, e ci sono le prospettive. Mi chiederei, in particolare, quale può essere una divisione di compiti tra l’attività di un servizio formazione (interno) e gli interventi esterni, in un’azienda che voglia essere una organizzazione “riflessiva” o una “organizzazione che apprende”. Ad esempio, se l’obiettivo è sviluppare le capacità riflessive dei singoli, e attivare (e istituzionalizzare) pratiche riflessive in azienda, chi può meglio sviluppare queste capacità, creare motivazioni, offrire metodologie, svolgere funzioni di “accompagnamento”? Le esperienze possono essere diverse, dando per scontato che c’è spazio per una complementarità di ruoli.
15. giugno 2009 at 14:50
Sono molto contenta che i colleghi di AIF Lazio abbiano lanciato questa inziativa alla quale partecipo davvero volentieri. Da formatore ‘d’azienda’ credo che l’avvio di un confronto tra le due figure – formatore interno e formatore consulente – per trovare un linguaggio condiviso e una modalità di relazione virtuosa e che produca valore per entrambi sia certamente utile. In particolare credo si tratti di dedicare tempo e attenzione al riflettere sulle precondizioni necessarie perchè una tale situazione si realizzi. Spesso, soprattutto laddove la cultura della formazione non sia consolidata, ci si rivolge all’esterno senza cercare una partnership quanto piuttosto una fornitura al minor costo e, talvolta, i formatori…… ci stanno! Penso quindi che la strada da intraprendere – per rispondere ai bisogni di questo momento storico ma anche ai desideri di crescita professionale e personale delle persone all’interno delle organizzazioni – sia quella dell’impegno a migliorare la qualità sia dell’offerta sia della domanda attraverso il confronto aperto e con il contributo di tutti gli attori.
L’AIF in questo può svolgere un ruolo da protagonista.