Capo e collaboratori: un rapporto chiave nelle organizzazioni, vissuto spesso in modo conflittuale, limitante, controproducente: è un problema di spazi (non dati o non riconosciuti, spesso non presi), prospettive, vincoli organizzativi, ma anche di motivazioni non consapevoli, di valutazioni condizionate e unilaterali, di incapacità a ri-conoscere il punto di vista dell’altro.
La responsabilità del rapporto è sia del capo che del collaboratore, su questo non ci sono dubbi.
E oggi più che mai questa relazione capo-collaboratore diventa un fattore strategico: può trasformarsi in uno scambio che porta energia (e non ne toglie!) e che può riservare molte sorprese positive, un rapporto insomma in cui tutti possano sentirsi adeguati e vincenti.
Ne avevamo parlato con Roberto Alfieri, Direttore di Project Outdoor Education un po’ di tempo fa in un’intervista che 7th Floor aveva dedicato al tema.
Sono passati alcuni mesi e l’approccio proposto da Project Outdoor Education si è ulteriormente perfezionato ed arricchito di esperienze. Il successo della prima edizione del laboratorio-corso di formazione “La Gestione del capo” ne dimostra l’attualità e la pertinenza. La nuova edizione si tiene a Roma l’11 e 12 marzo, presso Harmonia Mundi, via dei SS. Quattro 26/a.
Come chiarisce lo stesso Alfieri “Questo corso-laboratorio è la sintesi di un lungo lavoro di ricerca e definizione del nostro approccio: si tratta di un percorso di due giorni orientato a far emergere ciò che veramente si desidera dal proprio lavoro e come renderlo compatibile con il contesto in cui ci si trova e con il proprio capo.
Portare alla luce le motivazioni più importanti permette di utilizzarle come fonte di energia e di forza capace di sostenerci nella relazione con il capo. Ovviamente la consapevolezza delle proprie motivazioni può non essere sufficiente, occorre anche saper fare i conti con il contesto in cui si opera e con le caratteristiche del capo specifico.
A questo scopo, al termine del seminario, i partecipanti avranno la possibilità di proseguire il lavoro con un percorso di coaching individuale che, in un numero limitato di incontri, gli permetterà di esprimere compiutamente la propria progettualità e seguire un percorso di sviluppo “su misura”.
Il corso-laboratorio è condotto da Roberto Alfieri e Monica Taurchini e tra gli obiettivi principali si propone di:
- Sviluppare i presupposti per la miglior relazione possibile tra se e il capo
- Entrare in un’ottica di responsabilità condivisa, mantenendo i ruoli
- Infrangere il mito del capo “perfetto” e facilitare una visione del capo come persona oltre
il ruolo
- Identificare i propri schemi di riferimento nei confronti del capo-autorità
- Trovare modalità di espressione, comunicazione e condivisione per creare un rapporto
di stima, rispetto e fiducia reciproci
- Mettere a fuoco visioni e obiettivi, individuali e comuni, in relazione al contesto.
Può essere utile visitare il blog Gestione del capo per trovare materiale interessante sul tema.
di Alessia Vagliviello
Per informazioni
Project Outdoor Education
tel. 06-44252322
info@poeformazione.it



9. marzo 2010 at 17:35
Apprezzo molto l’impostazione di questo tema che vede in primo luogo la responsabilità che oguno ha nei confronti della relazione capo collaboratore. Basta attendersi che il capo gestisca i collaboratori e questi ultimi non debbano far altro che attendersi di essere gestiti e motivati da altri. Mi sembra un importante passo in avanti infatti tutti abbiamo un capo compresi i massimi livelli di direzone delle organizzazioni che nella vecchia impostazione è deresponsabilizzante per tutti. I quadri si attendono qualcosa dai dirigenti, i dirigenti dall’amministratore delegato, questo ultimo deve fare i conti con il consiglio d’amministrazione, il consiglio si misura con l’assemblea degli azionisti etc.
8. maggio 2010 at 22:17
Mi è piaciuta l’impostazione del tuo articolo. La gestione del capo è un argomento interessante che non ho ancora approfondito al massimo.
Ho avuto la fortuna e la sfortuna di incontrare Direttori che si vantavano di essere perfetti capi-amici e si sono accorti che alcuni dei subordinati aspettavano solo il momento giusto per far fuori “l’amico”.
Ne ho incontrati altri invece che sembravano dei tiranni nei confronti del subordinati ed è stato commovente ammirare le lacrime e le emozioni che ha suscitato la loro dipartita.
Ciao
2. giugno 2010 at 18:13
La gestione del “capo” è un problema particolarmente delicato nei rapporti aziendali. Ciò che spesso succede e che un impiegato non veda alcuna scelta né possibilità nel rapporto con il suo superiore: “lui è al comando, lui decide”. Invece, è interessante scoprire come cambiando atteggiamento e cambiando comportamenti, si riesca anche a modificare e migliorare i rapporti con il proprio “capo”.